A poche settimane dall’inizio delle Olimpiadi, ripercorriamo insieme quanto esse abbiano rappresentato nell’antichità classica con la conferenza di  Lorenza Marchese, Atleti, Allenatori e Gare dell’antica Grecia nell’Arte (Savona, via Pia 14, salone di Storia Patria, 24 giugno 2016, ore 17.30).

Corsa delle quadrighe 410 a.C

La corsa delle quadrighe. ©Trustees of the British Museum  (CC BY-NC-SA 4.0)

 

Nessun popolo dell’antichità ha dato tanta importanza alla preparazione atletica della sua gioventù come il popolo greco: ogni cittadino aveva il dovere di difendere la patria in caso di pericolo e quindi la formazione atletica che rafforzava il corpo e il carattere aveva un’importanza vitale.
Un buon atleta era anche un buon soldato: gli atleti erano la parte più vitale e onorevole della società. Oltre alla musica, la scrittura, la perfetta conoscenza delle opere di Esiodo e di Omero, la ginnastica era alla base dell’educazione della gioventù.
Nessun altro popolo ha dato alle Gare tanta sacralità: in Grecia l’agonismo nasce in stretta connessione con la religione; le gare si svolgevano per rendere più solenni i riti religiosi e erano inserite in un rigoroso contesto cerimoniale. Ogni città aveva le sue cerimonie e le sue gare in onore delle divinità.
Il grandissimo merito del popolo greco è stato quello di aver allargato il confronto atletico al di fuori del ristretto confine delle proprie città organizzando inizialmente nel santuario di Olimpia, e in seguito nei santuari di Delfi, Isthmia di Corinto e Nemea, un evento agonistico a cadenza regolare, perfettamente organizzato e sottoposto a regole ferree, aperto a tutte le comunità dell’Ellade comprese le numerose colonie, evento che si protrarrà senza interruzione per 293 edizioni e che terminerà soltanto quando l’avvento del Cristianesimo vieterà tutte le manifestazioni legate  alla paganità.
La prima Olimpiade si celebra nel 776 a.C: da quella data inizia la storia comune dei Greci e gli storici collocheranno gli avvenimenti nel tempo in base alla cadenza quadriennale dei Giochi.
La storia dei Giochi Olimpici diventa in tal modo la storia dell’Ellade anche perché durante le gare i greci si incontrano, si parlano, intrecciano rapporti diplomatici, prendono decisioni importanti. Olimpia diventa ben presto un palcoscenico politico e culturale: storici, drammaturghi, oratori possono presentare  le loro opere e esprimere le loro opinioni davanti ad un pubblico vastissimo.
Nessun altro popolo ha rappresentato con tanto orgoglio i suoi atleti in tutte le forme d’arte.
Si può dire che a partire dal VI sec. a.C. l’arte è stata al servizio delle gare: i più grandi scultori in marmo e in bronzo eseguono statue dedicate ai vincitori dei giochi panellenici; la vittoria in Olimpia meritava l’immortalità e gli atleti acquisivano il diritto di essere rappresentati al pari degli dei e degli eroi. Anche la pittura vascolare ha lasciato numerosissime testimonianze dedicate agli atleti e alle gare.
La conferenza intende rendere omaggio all’arte che ha diffuso nel mondo lo spirito agonistico, il modo di gareggiare e la grandezza dell’ideale atletico dell’Ellade.