Oggi è possibile definire il Futurismo come il primo movimento di avanguardia provvisto di una ideologia globale, artistica ed extra artistica, che abbraccia i vari campi dell’esperienza umana, dalla letteratura alle arti figurative e alla musica, dal costume alla morale alla politica.

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La Società Savonese di Storia Patria organizza tre conversazioni sul Futurismo, riunite sotto il titolo Marciare non marcire, che si avvarranno di numerosi materiali inediti o poco noti e saranno curate da Sergio Pennone. Gli incontri avranno luogo i giorni di venerdì 20 gennaio, 3 e 17 febbraio 2017, a partire dalle ore 17.30, nel Salone della Società Savonese di Storia Patria, via Pia 14/4 a Savona.

Per motivi organizzativi, gli interessati a partecipare agli incontri sono invitati a comunicarlo all’indirizzo di posta elettronica: segreteria@storiapatriasavona.it.

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Nel primo incontro sarà analizzato il periodo eroico del movimento che, secondo alcuni (tra cui Enrico Falqui e Gianni Scalia) non oltrepassa il 1915-16; altri (tesi sostenuta da Mario Verdone), negando un secondo futurismo, considerano un’unica e continua fase del movimento dal 1909 alla morte del fondatore, nel 1944.

Negli incontri si considererà quanto suggerito da Luciano De Maria – nella sua antologia “Marinetti e il Futurismo”, pubblicata da Mondadori nel 1973 – ovvero la durata del primo periodo futurista si può ritenere conclusa nella primavera del 1920 quando, al congresso di Milano, i futuristi uscirono dai Fasci di Combattimento.

Ovviamente il movimento continua, passando dal “verso libero” alle “parole in libertà” e questo ci consentirà, nella seconda conversazione, di parlare di futurismo in Liguria e, in particolare, a Savona.

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Farfa incontra Acquaviva (disegno di Luigi Caldanzano)

Dal riaccostamento nel 1923-24 del futurismo al fascismo, inizia la dissoluzione del futurismo in quanto movimento di avanguardia. Il futurismo diventa palestra per le esercitazioni parolibere di una folta schiera di epigoni, come si può vedere dall’antologia dei “Nuovi poeti futuristi” del 1925, dove si segnalano tra i più validi Farfa e Fillia.

Eccoci alla seconda conversazione che illustrerà, prima di tutto, Savona nel 1930, con le nuove opere pubbliche realizzate tra il 1927 e il 1931. L’arrivo di Farfa da Torino, di Acquaviva in veste di magistrato, le audaci opere di Tullio d’Albisola e le prime esperienze letterarie di Pennone – che non sono i soli protagonisti, ma quelli su cui focalizzeremo la nostra attenzione – portano Savona e Albisola all’attenzione nazionale. Le iniziative futuriste dei vetrai altaresi completano il quadro di una realtà artistica che avrà gli ultimi lampi nel secondo dopoguerra.

tullioTullio d’Albisola (disegno di Luigi Caldanzano)

L’ultimo scoppio futurista si ebbe a Savona nell’inverno del 1948, con la rappresentazione al teatro Chiabrera del lavoro in tre atti “I più vasti orizzonti”, scritto e composto in collaborazione da Acquaviva e Farfa. Così commenta l’avvenimento Luigi Pennone: “dopo il primo atto, finito tra gli applausi e i dissensi, la tipica cagnara delle serate futuriste dilaga nel secondo tempi e nel terzo, seppellendo la recita in un indiavolato baccano”.

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Tullio d’Albisola, Uovo, 1930-31

Il lavoro teatrale di Farfa ci aiuta ad arrivare alla terza conversazione, interamente dedicata a questo grandissimo personaggio. Farfa, poeta record nazionale futurista, come lo proclamò Marinetti, nacque a Trieste, sotto gli Asburgo, nel 1879. Trasferitosi a Torino nel 1919, si stabilisce successivamente a Savona nel 1929, in via Istria 1A2.

Qui rimane per oltre un trentennio mentre la sua fama si irradia per l’intera penisola: non c’è serata futurista in cui non si reciti Farfa. L’amicizia con Tullio d’Albisola e i ceramisti lo porta alla ceramica mentre la sua insaziabile curiosità lo induce a tentare nuove forme espressive in teatro e persino nella moda!

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Luigi Pennone (disegno di Luigi Caldanzano)

Il contributo che l’iniziativa della Società Savonese di Storia Patria intende dare ai personaggi del secondo futurismo savonese è tesa al mantenimento del loro ricordo come protagonisti di una stagione per altri versi difficile e crudele, mitigata proprio dalla loro arte e dalla loro gioia di vivere: si ricordino i “Quarti d’ora di poesia” nel pieno della tragedia della guerra, osteggiati con violenza dal regime.

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