La terza lezione del corso didattico intitolato “Il porto, da Savona al mondo” sarà tenuta da Paolo Calcagno (professore associato di Storia Moderna, Università di Genova) e intitolata Il porto in età Moderna; si terrà mercoledì 13 novembre, alle ore 15.30 (aula Magna Istituto Ferraris-Pancaldo, via Rocca di Légino, 35.

Locandina invito, 13 novembre 2019

Di seguito riportiamo una sintetica nota del relatore sul passaggio del porto e della città dal medioevo all’età moderna e materiali didattici scaricabili tratti dalle sue ricerche.

Paolo Calcagno, Aiuti di Stato

Paolo Calcagno, Profilo di un secolo infausto

Paolo Calcagno, Una città minore al servizio della Dominante

 

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Ancora oggi, per ogni savonese di buona cultura, l’età moderna per la città comincia nel 1528 (o meglio, è il fulgido Medioevo a finire in quel momento). Il 29 ottobre il governatore francese di Savona, Gian Francesco Solaro conte di Moretta, consegna le chiavi della città ad Andrea Doria – che ha da poco firmato l’asiento con Carlo V per il passaggio della sua squadra di galee (e di Genova) sotto il vessillo imperiale – e ai conti Filippino Fieschi e Filippino Doria; l’11 novembre appositi guastatori sono messi in azione e si dà inizio all’opera di devastazione dei moli e di interramento del porto, terminata solo nel giugno dell’anno dopo.

Non si può minimizzare l’evento (specie per i suoi risvolti simbolici), ma sotto il profilo istituzionale muta molto poco: lo status giuridico della città non subisce modifiche radicali, e se prima (perlomeno dal 1153) non c’era autonomia piena, anche dopo le distruzioni del 1528 la condizione privilegiata di “terra convenzionata” (che la città deteneva dal XIII secolo, e che le assicura alcuni privilegi fiscali e politici) permane.

Provocatoriamente, potremmo sostenere che il 1528 sia stato un anno fortunato per Savona: anche per la città minore, come per Genova d’altronde, sancisce la fine delle guerre d’Italia, dopo qualche decennio di instabilità politica (con la successione di diverse dominazioni straniere) . D’altra parte, in questo periodo doveva ben accadere qualcosa: anche i genovesi dovevano costruire uno Stato più compatto e omogeneo.

La cosa che può sembrare sorprendente – e che la storiografia locale non aveva minimamente colto, o voluto cogliere – è che anche sul piano economico e sociale gli aggiustamenti sono minimi, dettati da assestamenti di un sistema più generale che risente dello spostamento del baricentro dal Sud al Nord dell’Europa (non attribuibili alla cattiveria dei genovesi).

Dopo aver cullato il sogno di partecipare ai grandi traffici tra Oriente e Occidente, e dopo aver retto la competizione con alcuni dei principali centri lanieri della Penisola, Savona è diventata un porto regionale con retroterra piuttosto circoscritto (porto di Piemonte, appunto) e con un raggio marittimo quasi esclusivamente tirrenico. Ma lo ha fatto gradatamente, indipendentemente dall’evoluzione dei rapporti con Genova, e secondo modalità che esulano dalle infrastrutture portuali.

Paolo Calcagno (Da: Savona. Una città minore al servizio della Dominante)