Tra i nostri primari campi di ricerca scientifica, un posto preminente è occupato dalla lingua locale; per questo, la ricognizione e l’edizione di testi medievali in volgare del Ponente ligure, effettuata da Elisa D’Addino nel corso del suo dottorato in Lettere dell’Università di Torino, rappresenta un’ottima occasione di approfondimento.
I testi liguri in lingua volgare anteriori al 1430 sono rarissimi e preziosi ma nuovi ritrovamenti continuano ad essere effettuati e forniscono novità degne di nota. La conferenza di D’Addino, che commenterà i nuovi materiali principali rinvenuti, rappresenta un punto ferma della ricerca linguistica ligure. Di seguito proponiamo un suo testo di presentazione della conferenza e alcuni documenti che saranno commentati: la lettera di un mercante savonese conservata nell’Archivio Datini di Prato, un foglio della grammatica latino-volgare e uno di preghiere conservati a Savona.
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La scarsità di testi documentari medievali provenienti da aree extragenovesi è stata più volte segnalata dagli studiosi che si sono occupati dell’area ligure: Marzio Porro[1] lamenta l’impossibilità di collocare con precisione il testo del Sam Gregorio in vorgà all’interno della Liguria medievale a causa dell’assenza di termini di confronto documentari; Fiorenzo Toso, dal canto suo, ricorda la persistente fedeltà al latino che ha caratterizzato le cancellerie e le istituzioni delle aree periferiche ancora per tutto il Quattrocento[2].
Il mio lavoro di ricerca si propone di verificare l’assenza o l’eventuale presenza di testimonianze del volgare ligure negli archivi del Ponente, di raccogliere in un corpus unitario i documenti editi e inediti anteriori al 1430 e di offrirne un commento linguistico sistematico. Il corpus è diviso nei tre nuclei economici e politici principali, con le rispettive aree di influenza: Savona, Albenga e Ventimiglia-Nizza. I testi selezionati sono ulteriormente suddivisi in base ai generi e alle funzioni: documenti notarili come gli statuti delle corporazioni e gli inventari, testi cancellereschi come le delibere dei consigli comunali, la letteratura religiosa in versi e prosa proveniente dalle confraternite, le lettere mercantili. Lo scopo dell’analisi linguistica non è solo quello di fornire la descrizione della varietà medievale di Ponente, ma anche quello di indagare la variazione linguistica in rapporto ai diversi centri di produzione testuale e al ruolo degli scriventi.
Nel corso dell’intervento presenterò il corpus dei testi, dando conto sia dei ritrovamenti inediti sia dei criteri che hanno condotto all’esclusione di alcuni documenti. La relazione si concluderà con alcuni esempi di analisi linguistica, volti a mettere in luce il contributo che tali testimonianze possono offrire alla ricostruzione dell’evoluzione della lingua ligure.
Elisa D’Addino
[1] Marzio Porro, Ligure e piemontese in un codice trecentesco del Dialogo di S. Gregorio, in «Studi di grammatica italiana» II (1972), pp. 23-50: 26-27.
[2] Fiorenzo Toso, Un capitolo in volgare dello Statuto di Apricale (1474). Per una storia linguistica della Liguria occidentale in età tardo-medievale, in «Intemelion. Cultura e territorio», vol. 2, 1996, pp. 5–17. Ristampato in Fiorenzo Toso, Liguria linguistica. Dialettologia, storia della lingua e letteratura nel Ponente. Saggi 1987-2005, Ventimiglia, 2006, pp. 106-119: 107.
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