Con i due volumi di Alessandro Carassale che saranno presentati il prossimo 24 marzo (ore 17.00, Salone di Storia Patria), avremo una completa ricognizione di quanto il prezioso prodotto rappresentò per la Liguria del XVIII secolo. Di seguito, diamo alcune notizie generali delle ricerche compiute.

***

Mercanti d’olio. Circuiti commerciali dalla Liguria all’Atlantico (1709-1815), Roma, Carocci, 2023

Nel corso del Settecento la coltura dell’olivo conobbe il massimo sviluppo in molte regioni europee, africane e asiatiche affacciate sul Mediterraneo facendo continuamente oscillare il suo limite altimetrico e geografico di espansione. Alla base di queste decise dinamiche vi furono ragioni di convenienza o, se si preferisce, di adattamento a un mercato che evolveva rapidamente. Gli enormi investimenti di capitali e di lavoro nelle campagne italiane appaiono dettati dall’urgenza di avere quantità d’olio eccedenti rispetto alle necessità locali da immettere con una certa continuità nei circuiti commerciali internazionali al fine di soddisfare la crescente domanda da parte della fiorente industria saponiera di Marsiglia e (per essere impiegato, ad esempio, nell’illuminazione di case e strade) degli operatori della facciata atlantica.

Nel volume sono stati resi intelligibili vari aspetti: i grandi lineamenti organizzativi che connettevano l’importante filiera olivicola e olearia di Porto Maurizio e dell’estrema Liguria occidentale all’Europa, la stupefacente vitalità degli imprenditori rivieraschi, l’entità dei traffici lungo gli assi principali, la definizione e l’ubicazione dei nodi (porti) che presiedevano ai più importanti scambi con vasti hinterland urbanizzati e capitali centrali o periferiche.

***

L’olio per Genova. Reti di approvvigionamento e istituzioni annonarie nel XVIII secolo, Genova, Società Ligure di Storia Patria, 2025

In Antico Regime il controllo sui commerci e sulla ridistribuzione dei beni di prima necessità era una costante priorità per chi ricopriva cariche governative e sotto questo profilo il caso genovese non costituisce certo un’eccezione. La Repubblica, migliorando gradualmente l’efficacia dei suoi strumenti operativi, si preoccupa di fare affluire nella Dominante in modo continuo  grano e vino, nonché olio. Di quest’ultimo prodotto la provvista per la capitale, destinata vuoi all’alimentazione dei suoi abitanti, vuoi agli usi medicinali, liturgici, manifatturieri, di illuminazione di strade, chiese ed edifici pubblici e privati, si aggirava nel Sei-Settecento sulle 1.000 tonnellate annue. Con lo scopo di garantire scorte sufficienti per la popolazione urbana, che avrebbe trovato e comprato la derrata a prezzi calmierati in una ventina di «fondachi» pubblici, nel 1593 venne istituita la Magistratura dei Provvisori dell’olio.

Giungeva così a compimento un indispensabile lavoro di regolazione dell’approvvigionamento della città e delle tre podesterie di Bisagno, Polcevera e Voltri. Il saggio si occupa prima di tutto di descrivere il funzionamento della Magistratura e le relative operazioni di approvvigionamento e di selezione della derrata messe in atto anno dopo anno. Nel capitolo introduttivo vengono, inoltre, fornite notizie circa il consolidamento dei fondi olivati nei vari ambiti del grande mare interno (dall’Andalusia al Mezzogiorno francese, dalle coste tirreniche a quelle dell’Adriatico, dal Maghreb alle penisole e arcipelaghi dello Ionio e dell’Egeo) nel periodo compreso tra gli anni della guerra di successione spagnola e l’epoca napoleonica, il segmento cronologico dove si registra la massima spinta espansiva nell’impianto di oliveti puri, in risposta alla crescente domanda internazionale di sostanze grasse da destinare alle manifatture.

Condividi