La seconda lezione del corso didattico Temi di storia savonese sarà tenuta da Alessio Rògano il 19 ottobre 2018, inizio ore 16.30, nell’aula Magna del Liceo Martini di Savona, via Aonzo 2. Il corso è organizzato dalla Società Savonese di Storia Patria onlus, in collaborazione e con il patrocinio del Ministero Istruzione, Università e Ricerca. Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria e del “Liceo Chiabrera-Martini. Di seguito Alessio Rògano introduce l’argomento della sua lezione.

Daniele da Volterra

Daniele da Volterra, Stemma Della Rovere, 1543, Chiesa della Trinità dei Monti, Roma

Tra l’estate del 1471, quando venne eletto papa sul soglio di San Pietro il savonese Sisto IV Della Rovere (1471-1484), e l’inverno del 1513, quando morì suo nipote, il secondo papa (e ultimo) di questa famiglia, Giulio II Della Rovere (1503-1513), la città di Savona iniziò a essere sotto i riflettori della politica internazionale, in quanto luogo di origine dei due pontefici. Gli storici locali da sempre hanno definito questo periodo “Età dei della Rovere”.

I due papi, pur risiedendo a Roma, continuavano ad avere un occhio di riguardo verso la propria patria di origine e cortigiani, ambasciatori e umanisti facevano a gara per compiacerli, elogiando Savona con appellativi come nobilissima, potente, magnifica, fedelissima e celeberrima.

In realtà le ultime ricerche storiche, in primis quelle di Angelo Nicolini, hanno constatato che da un punto di vista politico ed economico per la città non cambiò nulla; anzi nella lotta mortale contro la sua rivale Genova, Savona dovette soccombere, per poi essere completamente sottomessa nel 1528. La causa di questo declino risiede anche nella perdita, per la città, del suo ceto dirigente, che con l’elezione di questi due pontefici si trasferì in massa a Roma, attratto dalle ricchezze della corte papale.

I membri delle famiglie savonesi più in vista, come i Basso, i Ferrero, i Franciotti, i Gara, i Giuppo, i Grosso, i Sansone-Riario e i Vegerio, si imparentarono con i Della Rovere, adottando anche il più delle volte il loro cognome. Inoltre, si trasferirono presso la corte pontificia in cerca di qualche incarico o titolo nobiliare.

Palazzo

Savona, palazzo Della Rovere

Infatti, gli stessi papi beneficiarono di ricchezze e titoli ecclesiastici ben venticinque nipoti, mentre in dieci ricevettero la porpora cardinalizia. Altri nipoti ebbero in feudo terre della Chiesa: i casi più noti sono Imola e Forlì affidate alla famiglia Riario sotto Sisto IV e Urbino, anche se per discendenza con i Montefeltro rimasti senza eredi diretti, passata in mano ai Della Rovere sotto Giulio II.

La stessa diocesi di Savona fu affidata a vescovi appartenenti a queste famiglie (lo stesso Giulio II ne fu vescovo dal 1499 al 1502), ma essi, accumulando ricchezze e benefici, preferivano risiedere a Roma a stretto contatto con gli ambienti curiali, lasciando così la diocesi sotto il comando di vescovi ausiliari o di vicari, a loro volta spesso residenti in Curia.

Questi cittadini savonesi, anche se abitavano fuori Savona, continuavano comunque ad avere un legame con la propria città natale. Dunque, se l’Età dei Della Rovere non influisce sulla storia di Savona a livello politico ed economico, lo fa dal punto di vista religioso e soprattutto culturale.

In realtà se uno legge la lista dei vescovi a capo della diocesi di Savona e ne studia la loro biografia, può facilmente rendersi conto che l’ultimo vescovo imparentato con i Della Rovere è il cardinale Agostino Spinola, pronipote di Sisto IV e cugino di secondo grado di Giulio II e discendente per parte di madre con i Sansoni-Riario. Il suo governo pastorale si situa tra il 1528 e il 1537, proprio durante il periodo della conquista di Savona da parte di Genova e l’apparizione della Madonna al contadino Antonio Botta.

Alla sua morte nel 1537 sulla cattedra savonese vennero eletti vescovi, appartenenti ormai al patriziato genovese. La dominazione genovese su Savona avvenuta nel 1528, in ambito religioso viene posticipata così al 1537.

Inoltre, Agostino Spinola e suo fratello Francesco, marchese di Garessio, in quanto ultimi discendenti liguri dei Della Rovere ed eredi dei loro beni patrimoniali savonesi (sono i proprietari del Palazzo di Giulio II, ora noto ai più come Palazzo Santa Chiara), raccolsero l’eredità culturale dei due Papi in un contesto cittadino ormai in crisi per la perdita della propria libertà.

Alla luce di tutto questo se in ambito politico ed economico un’età dei Della Rovere non è mai esistita, poiché i due pontefici e i loro familiari abbandonarono Savona al loro destino, finendo di non offrire il loro appoggio alle sue ispirazioni indipendentiste, in nome di un’alleanza con Genova, utile ai loro fini politici, in ambito religioso e culturale questa età dura oltre la morte dei loro fondatori per arrivare al 1537, ormai in piena dominazione genovese.

Se però molti dei suoi concittadini più illustri abbandonano Savona per vivere presso la Curia romana (fenomeno che va oltre l’età roveresca e che vedrà coinvolto anche il poeta Gabriello Chiabrera nel secolo seguente), Savona si può consolare con il passaggio di molti turisti eccelsi, come papi, cardinali, imperatori, imperatrici, re e regine. Inoltre, nel 1507 Savona fu teatro di un incontro politico tra il re di Francia Luigi XII e il re di Spagna Ferdinando Il Cattolico.

Ma come si presenta Savona nell’età roveresca? Il pugliese Antonio De Beatis, segretario del cardinale Luigi d’Aragona, in visita a Savona con il suo signore nel dicembre 1517, ci offre della città la seguente descrizione nel suo “Itinerario del viaggio del cardinale Luigi D’Aragona”.

“Saona, quale non è piccola cita, assai allegra et ornata di belle strate et case, è posta per la più parte in piano sul mare, dove ha un gran porto, che si fa ad forza per un mole vi è fabbricato assai bello, lungo et largho, quale il fa molto securo.”

Il cronista ci presenta Savona come una città di medie dimensioni, vivace e attiva, che poggia la sua esistenza sul porto, distrutto poi dai genovesi nel 1528, e sui quartieri che gli si affacciano tutt’attorno, cuore pulsante del centro cittadino.

La descrizione di Antonio De Beatis tocca, inoltre, luoghi cari alla memoria di Giulio II: non solo il Palazzo Della Rovere, ma anche la Cattedrale e il Palazzo vescovile sulla collina del Priamàr con i loro tesori artistici commissionati dalla famiglia dei due Papi. Molti di questi furono recuperati dai savonesi dopo la distruzione degli edifici ad opera dei genovesi e oggi li possiamo ammirare nella nuova Cattedrale, nelle chiese cittadine e in Pinacoteca. Il segretario del cardinale D’Aragona non trascura poi le residenze nobiliari del centro storico e del contado, di appartenenza alle famiglie legate ai due Papi.

Ma noi non dobbiamo dimenticare altri tesori legati alla committenza roveresca, tra cui spiccano in primo piano la Cappella Sistina con la tomba dei genitori di Sisto IV e il monastero di San Giacomo. Sisto IV fu anche determinante per l’istituzione del “Monte di Pietà”, che ha sede presso il palazzo in Via Ambrogio Aonzo, sempre nel centro storico.

Gli stemmi dei due Papi sono presenti nelle piazze del Brandale e della Maddalena e in Cappella Sistina e sono diventati simboli storici importanti della nostra città. Piazze, strade e scuole sono dedicate a questi due grandi Papi del Rinascimento, che pur con tutte le contraddizioni storiche rilevate hanno portato un po’ di Savona nell’Urbe e un po’ di Roma nella nostra città. Dunque, tra il 1471 e il 1537 Savona e Roma “si fusero” per divenire una cosa sola.

Cappella Sistina

Savona, cappella Sistina, monumento funebre.