La storiografia così detta minore, ma coeva, spesso è più convincente della storiografia moderna. Tra il ricco materiale del Fondo Francesco Loni di Storia Patria spicca un manoscritto di 26 fogli di carta antica. Cinquantadue facciate a calligrafia densa e minuta. L’intestazione recita: “(1790-96 circa ad 1800) Narrazione istorica dei fatti principali della guerra seguiti verso le parti di Pareto sino alla Riviera ad uso ed instruzione dei posteri di nostra famiglia epilogati da me Prete Carlo Borreani di Pareto”.

Si tratta del sacerdote Carlo Domenico Borreani nato a Pareto nel 1763 e morto probabilmente tra la fine del 1800 e l’ottobre 1801. Nella memoria sono descritti gli avvenimenti accaduti in Val Bormida e più in generale in Liguria dal 1794 al giugno 1800 quando la scrittura termina improvvisamente.

L’opera si distingue per l’accuratezza della narrazione che cita con precisione fatti, luoghi e personaggi. Testimonianza, da parte di Don Borreani, di una elevata capacità di analisi dei macro avvenimenti locali basando, tuttavia, lo schema principale del racconto sulla descrizione dei fatti quotidiani della vita dell’autore.

Si può affermare, in base alla osservazione della minuta, che si tratti della versione primigenia originale vergata dalla mano dell’autore. Dico questo perché la Memoria Borreani ha avuto in seguito una strana “fortuna”. Infatti, è stata oggetto di plagio, perpetrato questo da un altro sacerdote, coetaneo del Borreani, il quale, dopo la morte dell’autore, apportate alcune modifiche, se ne attribuì la paternità.

Per approfondire esaustivamente l’argomento segnaliamo il volume «I Francesi in Val Bormida 1792 – 1800 Una cronaca inedita» curato dal Grifl, dove Carlo Prosperi compie una precisa esegesi del testo del primo memoriale che, nel confronto con quello posteriore, ha messo in evidenza il plagio.

Per apprezzare la suggestione storica che possono trasmettere queste opere, ecco di seguito due esempi tratti dalla memoria Borreani. Il primo a pagina 10 del manoscritto. Siamo nell’aprile 1796. L’autore descrive un tentativo sventato di rapina in casa sua da parte di soldati Imperiali che furono costretti a fuggire abbandonando parte del loro corredo militare:

“… lasciarono detti soldati il borsone colla placa d’ottone, una mezza bacchetta di ferro stata rotta in detta zuffa, un bastone da caporale. Andammo la mattina seguente con questi reliquati per contrassegno a porgere le doglianze al generale d’Argenteau il quale promise di far tutte le diligenze per ritrovare e punire i delinquenti ma, essendosi lo stesso giorno data la battaglia al Dego per cui dovettero queste truppe che erano in Pareto portarsi in soccorso di Dego, l’affare andò deserto…”

Ecco gli accessori fondamentali del soldato austriaco: la giberna con l’effigie imperiale, la bacchetta calcatoio per la canna del fucile, il bastone portato dai caporali per “convincere” i soldati più lavativi.

Ancora un’immagine della giberna o meglio “patronentasche” fotografata al Museo della Guerra di Vienna.

Il secondo, a pagina 51: siamo nell’aprile del 1800 quando gli Imperiali combattono a Sassello, sul Monte Ermetta (massiccio del Beigua) e a Giovo Ligure.

“… (essendosi) dovuto mandare a prendere li feriti in Pontinvrea, si è dovuto colà spedire uomini ed inoltre essendosene stati trasportati quattrocento circa dal Sassello si è dovuto altresì mandargli a Spigno e a Malvicino dai paesani locali, che erano obbligati (a) lasciare i loro terreni incolti per attendere a simile trasporto parte in spalla e parte sulle bovine. La nostra comunità si trovava senza fondo e stentava assai in queste circostanze …”

Ecco una lettera scritta a Sassello il 17 aprile 1800 dall’aiutante del Generale Imperiale Melas e indirizzata alla Comunità di Pontinvrea (tratta dall’archivio di Angelo Piombo):

“Per ordine di Sua Eccellenza il Signor Generale in capo dell’Armata Imperiale dovrà la Comunità di Ponte Invrea ed il Signor Massa Agente del Signor Durazzo dentro il termine di due giorni far trasportare in Acqui tutti i feriti che essistono al Casone sotto pena di una ocupazione militare di cinquanta soldati a loro spese oltre qualunque altra (cosa) che fosse necessaria. Sassello 17 aprile 1800 Per ordine di S.E. il Comandante in Capo Barone de Melas (firmato) de Langenau Capitano

N.B. Prevenendo la detta Comunità che non essendo i detti feriti in postura di essere trasportati a cavallo né ipso carri, dovranno perciò essere condotti a spalla da uomini che saranno rilevati (da altri) dalle Comunità per cui si faranno tali feriti passare.”

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Nota bibliografica:

Il memoriale Borreani rientra di diritto nel novero di quelle opere così dette minori che tuttavia sono essenziali per la ricerca storica locale a cui oggi ci stiamo approcciando con effettive metodologie scientifiche. Di queste citiamo le principali edite nella nostra provincia: Anonimo, Libro o sia memoria della guerra delli Francesi con l’Impero nel Ponente Ligure (1794-1801) (pubblicato da S. Torre); M. Fontana, Memoria ai miei nipoti dell’invasione francese a Cairo e dintorno negli anni 1794-95-96 (pubblicato da N. Parodi A. Salmoiraghi); M. Moretti conte di S. Giulia, Memorie della corrente guerra, dei fatti seguiti nella nostra valle di Bormia (pubblicato da G. Conterno); G. Damiani, Relazione sulla battaglia di Dego del 21 settembre 1794 e Avv. Fassino, Presa del castello di Cosseria (pubblicati da L. Oliveri).

Luca Pistone

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