La miniera di ferro e le cave di quarzo di Noli, G. Pipino

Continua la ricognizione di Giuseppe Pipino nella storia delle miniere e dei prodotti del sottosuolo del nostro territorio, interventi più volte ospitati in pubblicazioni della nostra Società. Un nuovo capitolo delle sue ricerche è intitolato La miniera di ferro e le cave di quarzo di Noli, di cui anticipiamo alcuni frammenti, che uscirà nel volume 53 (2017) della nuova serie di Atti e Memorie della Società Savonese di Storia Patria.

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 Schizzo di Noli con le zone del “quarzo” (anni ’50-60 del Novecento): la cava Lavagna sulla sinistra del Mazzeno, risulta abbandonata

Della cosiddetta “miniera” di ferro di Noli si hanno segnalazioni da parte di numerosi autori dell’Ottocento e del Novecento, alcuni dei quali le attribuiscono un’importanza che, in effetti, non ha mai avuto. Lo stesso titolo di “miniera” è un’esagerazione, trattandosi di pochi lavori che non hanno mai superato la fase di “ricerca”. Le cause, come vedremo, sono dovute alla cattiva qualità del minerale, troppo ricco in silice, e alla moderata consistenza del giacimento, caratteristiche che non ne hanno mai consentito un proficuo utilizzo, nonostante i ricorrenti tentativi.

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Pianta delle due gallerie di sponda destra con il binarietto Decauville (1927)

Gli stessi strati di quarzite che in alcuni punti ospitano la mineralizzazione ferrifera, in altri sono completamente sterili e, grazie alla loro relativa purezza e alla facile accessibilità, sono stati oggetto, nel corso del secolo scorso, di sviluppata e, forse, troppo intensa estrazione per quarzo, di cui ancora risente il territorio a causa della franosità dei vecchi scavi. (…)

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Noli, aprile 1965: estrazione della sabbia silicea franata, l’anno precedente, nella cava Mazzeno.

Le prime generiche notizie sulla mineralizzazione ferrifera di Noli potrebbero risalire al Medio Evo: nel novembre del 1451 Geronimo Fregoso ottenne, dal Comune di Genova, il permesso di cercare vene di metalli tra Noli e Savona, ma non se ne conosce l’esito; nel 1465 il milanese Boniforte Rotulo notificava, alla Camera genovese, di aver trovato alcune vene di metalli, tra le quali “…vena di ferro in due località nel territorio di Costa di Vado, verso il Capo di Noli” (…)