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Scoprire gli ex voto liguri significa, anche, compiere un percorso da Levante a
Ponente, fino all'entroterra, non solo attraverso chiese e santuari: tutto ciò
corrisponde, pure, ad un itinerario tra le genti e la cultura.
Per comprendere l'ex voto (un oggetto offerto in dono alla divinità in
relazione ad un pericolo oppure ad un danno che si può avverare o già,
purtroppo, in atto) è necessario rifarsi a credenze e rituali molto antichi:
quando l'uomo viveva in condizioni di grande precarietà il pericolo, il
dolore erano le misure del suo vivere quotidiano.
Gli ex voto sono, in un certo senso, la sconfitta del pericolo e della morte:
sono una grandiosa teatralizzazione della sofferenza ma, soprattutto, della
speranza dell'uomo.
La pittura votiva di recente ha portato a studi ed approfondimenti visto che in
essa ritroviamo puntuali risposte alla storia del costume della comunità, del
vivere civile. Si possono leggere riferimenti precisi allo spazio abitativo, al
lavoro (dalla costruzione delle barche, ai cantieri navali, alla difficile arte
del navigare), alla malattia.
La nostra attenzione è rivolta alle tavole votive (dipinte con tecniche, a
volte, quasi rozze e certamente elementari) e non agli ex voto di ottone
sbalzato o costruiti con lamine d'argento.
In Liguria non esistono dipinti votivi precedenti al secolo XIV ed in tale
periodo delle origini si nota la prevalenza degli ex voto marinari:
caratteristica del grande richiamo esercitato dal mare sulla comunità ligure, e
non solo per la popolazione che viveva sulla costa.
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