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SULLE TRACCE DEL PRETE
GIANNI: Incontro con Carlo Varaldo |
La recente spedizione archeologica in Cina (Mongolia Interna), realizzata dall’Università di Genova e dal Ministero per gli Affari Esteri nell’agosto scorso, ha interessato il sito di Olon Sume, dove sorgono i resti della città medievale di Koshan, in cui venne innalzata, nel 1295, per opera del francescano Giovanni da Monte Corvino, la prima chiesa cattolica dell’Asia Orientale.
Il quadro storico nel quale si colloca quell’avvenimento interessa principalmente il XIII secolo, quando la conquista mongola della Cina e la successiva rapida espansione fino ai confini della Siria e della Palestina fece sì che buona parte dell’Asia fosse unificata sotto un unico impero che favorì l’apertura delle grandi vie commerciali tra l’Europa e la Cina.
Marco Polo è stato uno dei primi a giungere in quei lontani paesi e visitare la regione di Tenduc (Mongolia
Interna) dove ricorda essere estesi i vasti domini di Prete Gianni, un mitico re e sacerdote cristiano,
discendente degli stessi Re Magi. Questi, oggetto tra l’altro del recente romanzo “Baudolino” di Umberto
Eco, è stato al centro di una diffusa e radicata credenza, per tutto il Medioevo, che aveva le sue radici
nell’effettiva presenza di popolazioni cristiane nell’Estremo Oriente.
Cristiani erano gli Onguti, nella cui capitale, Koshan, nasceva Marco, monaco cristiano che con il compagno Rabban Sauma partiva nei primi anni Settanta del Duecento per un pellegrinaggio a Gerusalemme, percorrendo, in senso inverso, da oriente ad occidente, il lungo percorso dei Polo. Fermatosi alcuni anni presso i monasteri mesopotamici, Marco veniva eletto patriarca di tutti i cristiani nestoriani dell’Asia, mentre Rabban Sauma era inviato, nel 1287-88, dal khan Argun in missione diplomatica in Europa per cercare l’appoggio del Papato e dei re europei per l’organizzazione di una crociata che, unendo europei e mongoli, fosse finalizzata alla riconquista di Gerusalemme.
La crociata non poté concretizzarsi, ma Papa Nicolò IV inviava in Cina Giovanni da Monte Corvino, che svolse un’intensa opera missionaria e diventava primo arcivescovo di Pechino. Entrando in contatto con la popolazione cristiana degli Onguti, costruiva nella capitale Koshan una chiesa, grazie all’adesione al cattolicesimo del re Giorgio.
La città, individuata nel 1934 dall’archeologo giapponese Namio Egami, è caratterizzata da un grande impianto rettangolare di 60 ettari chiusa da una regolare cinta all’interno della quale emergono i resti dei principali edifici pubblici e religiosi: il palazzo reale, i templi buddisti, le chiese nestoriane e, probabilmente, anche la chiesa fondata da Giovanni da Monte Corvino, che l’archeologo giapponese identificò grazie al rinvenimento di alcune lastre lapidee con simbologia cristiana e motivi decorativi di tradizione occidentale.
Le ricerche condotte dall’équipe italo-cinese sotto la direzione di Carlo Varaldo e Wei Jian hanno ridefinito la planimetria della città, localizzando il quartiere artigianale e l’area cimiteriale, nonché condotto una proficua indagine di superficie nei pressi della chiesa cattolica con la raccolta di oltre 13.500 reperti archeologici.
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Ultimo aggiornamento: 11/12/01 |
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