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PUBBLICAZIONI  in COLLABORAZIONE

PRESENTAZIONE  DI  VOLUMI


Sabato 11 marzo 2006 alle ore 16.00
Savona - Teatro Chiabrera

presentazione del volume
SAVONA
con scritti di Pennone disegni di Acquaviva stampe di Brizio
Riedizione conforme all'originale del 1936
realizzata in collaborazione con l'editore Marco Sabatelli.

Interventi di:
Silvio Riolfo Marengo, Giovanni Farris,
Pier Luigi Ferro, Giulio Fiaschini
Stefano Verdino

Savona di Pennone e Acquaviva


(Giovanni Farris, nella plaquette che accompagna il volume)

      All'origine del complesso volume di Pennone e Acquaviva si pone una categoria che definirei "savonesità", un amore per Savona inteso come qualche cosa di radicato nella propria esistenza, fino a diventare in qualche modo fede.
      Un amore che ritroviamo, con diversa valenza, in un socialista libertario come Giuseppe Cava, che di questo amore è un po' il teorico, con il suo Te vêuggio ben Savonn-a, e anche in un autorevole intellettuale cattolico come Silvio Sguerso. Nel 1936, a chi si stupiva dello straordinario flusso dei savonesi al Santuario per il quarto centenario dell'Apparizione e dell'esplosione di entusiasmo religioso in Savona, Sguerso rispondeva: "Chi conosce l'anima vecchia di Savona è convinto che le feste centenarie dovevano riuscire così... Nelle feste centenarie, questa vecchia Savona ha ritrovato se stessa e ha trascinato nel suo entusiasmo chi ancora non aveva avuto modo di conoscerla" ("Il Letimbro", 3 aprile 1936).
      Non si può esaltare Savona senza penetrare con l'animo nel vero cuore della città. E il cuore di Savona sono le sue tradizioni, la sua storia, le sue chiese, il suo mare, il suo faticoso divenire: non tanto importa l'aspetto urbanistico, né la sterile nostalgia del passato, quanto sentir vibrare quel momento vitale che da forza all'oggi e speranza al futuro.
      La vita di una città non è un fatto statico, ma dinamico. Essere savonesi, per Pennone ed Acquaviva, significa mettersi entro questo flusso, assimilarne le realtà fondanti, arricchire con nuova linfa una vitalità capace di garantire i valori della città stessa, in un momento di straordinario fervore economico e artistico.
      Pennone e Acquaviva hanno voluto testimoniare questa "savonesità" in un momento culturale importante, quello futurista. Non c'è dubbio che dire futurismo significa aprirsi a una particolare dimensione globale. Mai un testo futurista è esclusivamente letterario. La copertina, la carta, i caratteri, l'inchiostro, le illustrazioni, gli spazi, lo spessore, il modo con cui son tranciate le pagine... tutto deve avere un senso. È come navigare in un mare, le cui onde, apparentemente eguali ad un occhio inesperto, hanno tutte una loro naturale diversità. Un libro futurista non solo va letto, ma va sentito, toccato, annusato, udito...
      Il ruvido cartone slabbrato della copertina porta entro un triangolo rovesciato, su un tessuto, lo stemma e i colori del comune di Savona. La parola "Savona" risalta su uno sfondo chiaro con un inedito carattere nero, che sulla copertina assume la vetustà di una scrittura di derivazione arcaica. Più che un titolo abbiamo l'icona di un gagliardetto che racchiude in sé gli ideali della propria esistenza.
      All'interno, come frontespizio, al posto del titolo abbiamo una dedicatoria, che pone immediatamente il lettore nella condizione di comprendere che il libro vuol essere non già una descrizione, un semplice omaggio, ma un'avventura dell'animo. Le pagine del libro sono in quarto, colore pergamena. Lo spazio è percorso da parole e incisioni. Le parole sono scritte con caratteri tipografici inusuali, del tutto originali, geometrici, che rifiutano ogni tipo di curvatura, e si susseguono angolati e monotoni, quasi volessero indicare il selciato di una via consolare romana.
      In realtà questo sentimento dell'impero romano, esaltato dal particolare momento storico, aleggia anche nella struttura della pagina, che si presenta compatta come se ci trovassimo davanti ad una antica epigrafe. Solo i mirabili fregi tracciati da Acquaviva, nella loro intensa sinuosità, danno fremito alle pagine e le collocano entro un moto che non conosce tempo. A loro volta le tavole, sempre di Acquaviva, afferrano questo moto per fissarlo nei suoi momenti vitali più intensi.
      Le linee rette degli edifici, nel tempo, sembrano diventare fragili quinte di un teatro eterno, che tuttavia si compenetrano l'una nell'altra, secondo una dinamica inafferrabile.
      La tavola che si richiama alla processione del Venerdì Santo - per fare solo un esempio - è un vero capolavoro. Il Figlio dell'Uomo, rivestito di una luce abbagliante, attira a sé, trasfigurandolo, ogni uomo. Vano il tentativo della morte (croce in primo piano) e illusorio quello del traditore (uomo con la lanterna) di oscurare la luce dell'Eterno. Se le planches che si richiamano alle case della città fissano il dinamismo del tempo nella cifra di una appartenenza solidale, nella tavola riguardante il Venerdì Santo il tempo viene superato in un'eternità di luce. Un'altra tavola, quella dell'Apparizione, è dominata dal manto luminoso della Vergine, che, partendo da un punto focale che si perde nell'infinito, avvolge il Santuario di Savona e garantisce alla città una Presenza e un'isola d'incontro con il Mistero.
      A tutto questo va aggiunta la necessità di ascoltare nelle parole la voce dello stesso Pennone. E come se ci dicesse: "Queste mie parole vorrei che si potessero cogliere nei miei occhi, sulle mie labbra, nel fremito del corpo, nel prolungarsi delle mani, perché solo allora queste parole le potresti sentire piene di sangue".
      La parola non è, nel nostro testo, un segno descrittivo e neppure un'evocazione celebrativa, ma un'occasione innervata di luce per ritrovarsi: è un far rivivere, in un clima di meraviglia, l'avventura secolare della propria "savonesità".
Le vie di Savona, signorili padrone di casa, fanno a gara nel presentare uno spaccato di città sempre nuovo e multiforme. Lo sguardo si trasforma in visione e ritrova la memoria, che impedisce alla nostra vita, vissuta in condizioni di costante incertezza, d'essere definitivamente inghiottita dal tempo.
      La luce insistente è quella dell'antica Savona. Le aggettivazioni ora incalzanti ora rivestite da un silenzio attonito, si trasformano in colore e luce. L'autore esprime la pienezza del suo animo per accumulo verbale, guidato dalla logica del cuore.
      Lo stupore è colto anche là dove il paesaggio si presenta opaco e squallido (un'architettura concepita in funzione di "costruzione" e non "d'arte"... Cubi, soltanto cubi, forati ed eguali. Altre volte, come nei confronti dell'Istituto Rossello, l'autore parlerà di gigantesco insulto architettonico). Mai mancano le illuminazioni improvvise. Occorre dire che nella tavolozza di Pennone le tenebre sono continuamente redente dalla luce.
      Questa ricchezza umana è proprio quella che conduce per mano l'anziana pescivendola a rivedere via Pia, dove si ritrova viva in una dimensione che è la sua; è quella ricchezza umana che ti vede fermo in piazza Mameli, avvolto dal lento rintocco della campana, l'eco rimbalza dai palazzi circostanti e posa il tuo grazie su una nube di cielo; è quella ricchezza umana che ti vede sorpreso ed attonito nella notte misteriosa del Venerdì Santo, notte di contemplazione, notte in cui si consuma il mistero del Figlio dell'Uomo: bagliori e dissolvenze avvolgono la folla sterminata, le vele delle navi rabbrividiscono di riflessi e si afflosciano, mettendo a nudo le croci, un volto insanguinato ti passa dinanzi, i tamburi cadenzano il ritmo di una condanna...
      La Savona di Pennone e Acquaviva è una Savona in ascesa, che continua ad offrirti le sensazioni più profonde, quelle che ti appartengono e ti accompagnano nel piccolo mondo dove vivi, per scoprire, in un angolo impensato, sconosciuti tesori.


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Ultimo aggiornamento:

05/03/2006
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