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Nel presente lavoro Giorgio Marrapodi si
occupa dell'intero materiale onimico di una zona dell'Appennino
Ligure in prospettiva sia sincronica sia diacronica. Si tratta del miglior
lavoro italiano di
microonomastica a me finora noto. Questo studio, infatti, unisce teoria e prassi
dell'onomastica in modo
esemplare e rende effettivo un Desideratum del 1971 di Zarko Muljacic,
per il quale «molto più rari sono
quelli [gli studi di onomastica] che studiano aspetti formali dei toponimi e
degli antroponimi. Ancora più
rari sono studi che analizzano l'intero sistema dei toponimi e degli antroponimi
come un insieme
strutturato».
Punto di partenza dell'opera di Giorgio Marrapodi è la sua tesi di laurea Dizionario
etimologico di microtoponomastica del
territorio sassellese del Beigua (Genova, a.a. 1996-97), basata su materiale
toponimico ricavato da interviste con 15 informatori della zona
indagata e sulla loro etimologizzazione. A partire dal suo
inserimento come collaboratore al LEI (1997), l'autore ha affinato il
proprio lavoro in modo sistematico, accrescendo
significativamente il numero di informatori (fino a 52) con il conseguente
ampliamento del territorio indagato e soprattutto approfondendo
l'analisi in prospettiva diacronica.
L'accoglimento di numerose fonti scritte (per esempio catasti a partire dalla
fine del secolo XVI fino ai giorni nostri), così come di
varie carte topografi-che antiche e moderne, consente di presentare un esauriente
studio onomastico complessivo sulla comunità orbasca (massiccio del Beigua) nel
comune di Sassello, in provincia di Savona. Le
informazioni ricavate dagli informatori, dalle fonti scritte e cartografiche
ha permesso di raccogliere 2.082 microtoponimi e circa 1.350 antroponimi.
Decisivo si è rivelato il fatto che, oltre a questo
materiale particolare, l'autore si interessi da otto anni alla metodologia
moderna degli studi onomastici e i suoi sei contributi finora pubblicati nella
«Rivista Italiana di Onomastica» lo collocano tra i
ricercatori che, più di altri, tendono a fondare l'onomastica su basi metodologiche
moderne e a cercare l'apporto interdisciplinare di etnologia, antropologia e
sociologia. Le basi di tutto ciò sono rappresentate da un
solido studio dialettologico presso l'Università di Genova (Lorenzo
Coveri, Giulia Petracco Sicardi), approfonditi studi di onomastica italiana
(Giandomenico Serra, Gerhard Rohlfs, Giovan Battista
Pellegrini, Carla Marcato, Ottavio Lurati, ecc.) e l'attenzione alle nuove
ricerche onomastiche internazionali (Pierre-Henri Billy,
Jean-Pierre Chambon, Marie-Noëlle Gary-Prieur, Kerstin
Jonasson, Pierre Swiggers, ecc.).
Ma quali sono i risultati di questo lavoro e dove risiede la sua originalità?
Per l'Italia si tratta della prima visione complessiva sull'onomastica con
esaurienti fondamenti teorico- metodologici, sulla quale
si potranno (e dovranno) basare tutti gli studi successivi. Se finora l'orientamento
è stato esclusivamente storico-etimologico, nuova risulta essere qui la
componente etnolinguistica e sociolinguistica senza
rinunciare a una solida sottostruttura lessicale ed etimologica.Giorgio
Marrapodi ha optato per una serie di interviste libere sul campo, cui è seguita
una verifica alfabetica. Sulla base di queste informazioni
sono state pensate le mappe mentali dei singoli parlanti con conseguente
analisi dello "spazio vissuto", quello creato e plasmato dalla propria
esperienza personale e sociale. Il lavoro collega in modo
esemplare oralità e scrittorialità della raccolta del materiale, che corrispondono
a due livelli, iuxta propria principia per le forme di tradizione orale popolare
ed extra propria principia per quelle di tradizione
scritta amministrativa. A questo proposito è interessante notare che
i due sistemi non sono affatto correlati. Nella toponimia si evidenzia, per
esempio, che nei catasti e sulle carte occorrono forme mai
usate nella tradizione orale e, viceversa, che per precisi motivi nelle fonti
scritte s'incontrano soprannomi di persona che normalmente gli informatori
tacciono all'atto delle inchieste (soprattutto perché
l'autore viene considerato membro della comunità in quanto dialettofono e
appartenente a ceppi famigliari ben noti). Se è vero, dunque,
che questa conoscenza dall'interno della rete sociale e
linguistico-culturale presenta grandi vantaggi per l'interpretazione del
materiale, possono anche esserci piccoli svantaggi dovuti
a meccanismi di tabù linguistico e occultamento.
Opportune risultano anche le note terminologiche che mirano a portare un
contributo al tentativo di fare chiarezza nella
terminologia onomastica: esemplare, a questo proposito, è la distinzione tra
toponimia (l'insieme dei nomi propri di luogo) e
toponomastica (gli studi relativi ai nomi propri di luogo), e parallelamente
tra antroponimia e antroponomastica.
L'interpretazione del materiale complessivo della comunità - i cui limiti non
corrispondono ai confini politico-amministrativi - mostra
la stretta interdipendenza tra l'appropriazione culturale del territorio da
parte della comunità insediata e l'immagine/identità culturale
del gruppo. Illuminante è inoltre l'interpretazione del
materiale toponimico come risultato di una relazione stretta ed esclusiva tra la
comunità e il suo territorio. L'analisi dei tipi lessicali
ricorrenti e dei suffissi porta nuove conoscenze nell'ambito
della morfologia lessicale e mostra l'importanza della formazione delle parole
tramite suffissi e la loro reiterazione nell'ambito
toponimico dal punto di vista mnemotecnico. Sotto questo profilo le attestazioni,
con le loro talora numerose varianti per uno stesso toponimo, mostrano un
panorama più complesso e ricco di quello che sembrerebbe
a prima vista. Di particolare interesse metodologico sono anche le
tabelle riassuntive della competenza toponimica degli informatori, che
dimostrano quanto la competenza sia un fatto
qualitativamente e quantitativamente individuale.
Assai ricca di informazioni è la presentazione del sistema di soprannomi
popolari, con le relative spiegazioni e motivazioni,
spesso impossibili da richiedere ai diretti interessati per i già citati
problemi di tipo tabuistico. Questo sistema popolare di
antroponimi è di grande importanza nella comunicazione orale, in
quanto sostituisce nell'uso quotidiano della comunità gli antroponimi
ufficiali.
In definitiva è da augurarsi che la ricerca in àmbito microonomastico riceva
nuovo impulso da questo lavoro e che si muova nella stessa
direzione interdisciplinare.
Max Pfister
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