SOCIETÀ SAVONESE DI STORIA PATRIA
PUBBLICAZIONI  PATROCINATE

Quaderni Italiani di RION - 1
Società Editrice Romana
Società Savonese di Storia Patria
Fondazione “De Mari” - Cassa di Risparmio di Savona

GIORGIO  MARRAPODI
TEORIA  E  PRASSI  DEI  SISTEMI  ONIMICI  POPOLARI:
LA  COMUNITÀ  ORBASCA  (Appennino Ligure centrale)
E  I  SUOI  NOMI  PROPRI


VENERDÌ  15  DICEMBRE  2006  ore 16.30 
presso la Società Savonese di Storia Patria
Savona - Via Pia 14 (da piazza della Maddalena)

   Presentazione del volume
  
a cura di Sergio Aprosio


Lo studio di Giorgio Marrapodi è il frutto di un'ampia ricerca sul campo con interviste ad una cinquantina di abitanti, l'analisi di numerose fonti scritte (tra cui i catasti dalla fine del '500 ad oggi) e di carte topografiche antiche e moderne.
L'opera è stata giudicata, nell'introduzione di Max Pfister (professore di Filologia romanza, Universität des Saarlandes), come il miglior lavoro italiano di microonomastica, avendo analizzato l'intero sistema dei toponimi e degli antroponimi di un territorio. Ampio spazio è dedicato al dizionario di tre distinte zone.
Il volume, di oltre 500 pagine, costituisce altresì il primo numero della nuova collana “Quaderni Italiani di RIOn” della prestigiosa “Rivista Italiana di Onomastica”,  fatto che rappresenta una indubbia garanzia sulla scientificità ed importanza dello studio.
La pubblicazione del volume ha goduto del sostegno della Fondazione De Mari - Cassa di Risparmio di Savona. 


Prefazione

Univ. Prof. Dr. H.c. mult.
Max Pfister 
UNIVERSITÄT DES SAARLANDES
Fachrichtung 4. 2 Romanistik

Univ. Saar

 Nel presente lavoro Giorgio Marrapodi si occupa dell'intero materiale onimico di una zona dell'Appennino Ligure in prospettiva sia sincronica sia diacronica. Si tratta del miglior lavoro italiano di microonomastica a me finora noto. Questo studio, infatti, unisce teoria e prassi dell'onomastica in modo esemplare e rende effettivo un Desideratum del 1971 di Zarko Muljacic, per il quale «molto più rari sono quelli [gli studi di onomastica] che studiano aspetti formali dei toponimi e degli antroponimi. Ancora più rari sono studi che analizzano l'intero sistema dei toponimi e degli antroponimi come un insieme strutturato».
Punto di partenza dell'opera di Giorgio Marrapodi è la sua tesi di laurea Dizionario etimologico di
microtoponomastica del territorio sassellese del Beigua (Genova, a.a. 1996-97), basata su materiale toponimico ricavato da interviste con 15 informatori della zona indagata e sulla loro etimologizzazione. A partire dal suo inserimento come collaboratore al LEI (1997), l'autore ha affinato il proprio lavoro in modo sistematico, accrescendo significativamente il numero di informatori (fino a 52) con il conseguente ampliamento del territorio indagato e soprattutto approfondendo l'analisi in prospettiva diacronica.
L'accoglimento di numerose fonti scritte (per esempio catasti a partire dalla fine del secolo XVI fino ai
giorni nostri), così come di varie carte topografi-che antiche e moderne, consente di presentare un esauriente studio onomastico complessivo sulla comunità orbasca (massiccio del Beigua) nel comune di Sassello, in provincia di Savona. Le informazioni ricavate dagli informatori, dalle fonti scritte e cartografiche ha permesso di raccogliere 2.082 microtoponimi e circa 1.350 antroponimi. Decisivo si è rivelato il fatto che, oltre a questo materiale particolare, l'autore si interessi da otto anni alla metodologia moderna degli studi onomastici e i suoi sei contributi finora pubblicati nella «Rivista Italiana di Onomastica» lo collocano tra i ricercatori che, più di altri, tendono a fondare l'onomastica su basi metodologiche moderne e a cercare l'apporto interdisciplinare di etnologia, antropologia e sociologia. Le basi di tutto ciò sono rappresentate da un solido studio dialettologico presso l'Università di Genova (Lorenzo Coveri, Giulia Petracco Sicardi), approfonditi studi di onomastica italiana (Giandomenico Serra, Gerhard Rohlfs, Giovan Battista Pellegrini, Carla Marcato, Ottavio Lurati, ecc.) e l'attenzione alle nuove ricerche onomastiche internazionali (Pierre-Henri Billy, Jean-Pierre Chambon, Marie-Noëlle Gary-Prieur, Kerstin Jonasson, Pierre Swiggers, ecc.).
Ma quali sono i risultati di questo lavoro e dove risiede la sua originalità?
Per l'Italia si tratta della prima visione complessiva sull'onomastica con esaurienti fondamenti teorico-
metodologici, sulla quale si potranno (e dovranno) basare tutti gli studi successivi. Se finora l'orientamento è stato esclusivamente storico-etimologico, nuova risulta essere qui la componente etnolinguistica e sociolinguistica senza rinunciare a una solida sottostruttura lessicale ed etimologica.Giorgio Marrapodi ha optato per una serie di interviste libere sul campo, cui è seguita una verifica alfabetica. Sulla base di queste informazioni sono state pensate le mappe mentali dei singoli parlanti con conseguente analisi dello "spazio vissuto", quello creato e plasmato dalla propria esperienza personale e sociale. Il lavoro collega in modo esemplare oralità e scrittorialità della raccolta del materiale, che corrispondono a due livelli, iuxta propria principia per le forme di tradizione orale popolare ed extra propria principia per quelle di tradizione scritta amministrativa. A questo proposito è interessante notare che i due sistemi non sono affatto correlati. Nella toponimia si evidenzia, per esempio, che nei catasti e sulle carte occorrono forme mai usate nella tradizione orale e, viceversa, che per precisi motivi nelle fonti scritte s'incontrano soprannomi di persona che normalmente gli informatori tacciono all'atto delle inchieste (soprattutto perché l'autore viene considerato membro della comunità in quanto dialettofono e appartenente a ceppi famigliari ben noti). Se è vero, dunque, che questa conoscenza dall'interno della rete sociale e linguistico-culturale presenta grandi vantaggi per l'interpretazione del materiale, possono anche esserci piccoli svantaggi dovuti a meccanismi di tabù linguistico e occultamento.
Opportune risultano anche le note terminologiche che mirano a portare un contributo al tentativo di fare
chiarezza nella terminologia onomastica: esemplare, a questo proposito, è la distinzione tra toponimia (l'insieme dei nomi propri di luogo) e toponomastica (gli studi relativi ai nomi propri di luogo), e parallelamente tra antroponimia e antroponomastica.
L'interpretazione del materiale complessivo della comunità - i cui limiti non corrispondono ai confini
politico-amministrativi - mostra la stretta interdipendenza tra l'appropriazione culturale del territorio da parte della comunità insediata e l'immagine/identità culturale del gruppo. Illuminante è inoltre l'interpretazione del materiale toponimico come risultato di una relazione stretta ed esclusiva tra la comunità e il suo territorio. L'analisi dei tipi lessicali ricorrenti e dei suffissi porta nuove conoscenze nell'ambito della morfologia lessicale e mostra l'importanza della formazione delle parole tramite suffissi e la loro reiterazione nell'ambito toponimico dal punto di vista mnemotecnico. Sotto questo profilo le attestazioni, con le loro talora numerose varianti per uno stesso toponimo, mostrano un panorama più complesso e ricco di quello che sembrerebbe a prima vista. Di particolare interesse metodologico sono anche le tabelle riassuntive della competenza toponimica degli informatori, che dimostrano quanto la competenza sia un fatto qualitativamente e quantitativamente individuale.
Assai ricca di informazioni è la presentazione del sistema di soprannomi popolari, con le relative
spiegazioni e motivazioni, spesso impossibili da richiedere ai diretti interessati per i già citati problemi di tipo tabuistico. Questo sistema popolare di antroponimi è di grande importanza nella comunicazione orale, in quanto sostituisce nell'uso quotidiano della comunità gli antroponimi ufficiali.
In definitiva è da augurarsi che la ricerca in àmbito microonomastico riceva nuovo impulso da questo lavoro
e che si muova nella stessa direzione interdisciplinare.

Max Pfister
 


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Ultimo aggiornamento: 03/12/2006 Indice
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