Come spesso capita, un’opera d’arte acquista un impensabile valore aggiunto dai suoi percorsi accidentati fino a noi. Non sfuggono a questi risvolti romanzeschi le vicende di una piccola (cm 23×18) icona medievale che raffigura San Nicola di Myra, oggi conservata nella chiesa parrocchiale savonese di Sant’Andrea, che ringraziamo per averci voluto concedere la riproduzione dell’immagine.

Uno studio completo dell’opera – già pubblicata in altre occasioni ma qui ulteriormente approfondita con numerose notizie inedite – è stato compiuto da Magda Tassinari («Un’icona bizantina a Savona e il giro dei Siri tra Roma e l’Europa d’Oriente») e sarà inserito nel nostro prossimo volume di «Atti e Memorie», in corso di pubblicazione.

Come di consueto ci fa piacere condividere la notizia, riportando l’incipit dell’articolo che prosegue con la storia dei personaggi che consentirono all’icona bizantina di giungere a Savona. Di uno di costoro, Giovanni Stefano Siri, esiste un ritratto conservato a Edimburgo nella National Gallery of Scotland.

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Fra gli oggetti preziosi di uso liturgico custoditi nella chiesa di Sant’Andrea a Savona si conserva un’icona raffigurante San Nicola di Myra, apprezzata per la sua antichità, per i peculiari valori simbolici e taumaturgici attribuiti a quel genere di immagini e per le qualità formali atipiche rispetto al contesto artistico delle opere che arredano e abbelliscono le nostre chiese.

Benché sia da tempo nota agli studi, i dati storici essenziali riportati finora non esauriscono gli interrogativi sul perché e quando l’icona sia pervenuta alla parrocchiale di Sant’Andrea, né soprattutto attraverso quali occasioni e per quali motivi la nobile famiglia savonese dei Siri ne sia entrata in possesso. Il presente contributo costituisce una proposta di lettura nuova e approfondita della piccola preziosa opera e della sua committenza.

L’arrivo dell’icona a Savona, infatti, rappresenta l’ultima tappa di un percorso suggestivo e singolare che, partendo dall’Oriente bizantino ortodosso, passa dalla Roma latina cattolica per concludersi nella città ligure. Seguirne il cammino contribuisce a far luce sulle vicende personali e sull’atteggiamento che informa le committenze artistiche, nei primi decenni del Seicento, dei Siri, importanti personaggi savonesi che, stabilitisi nell’Urbe sulla scia dei Giustiniani e dei Costa, ebbero un ruolo di prestigio nel cuore della Roma dei Barberini, dove il potere religioso, sostenuto da quello economico-finanziario e promosso da un’egemonia culturale aperta verso molteplici campi del sapere, si apriva alle più innovative e spettacolari creazioni del Barocco.

Charles Mellin, Giovanni Stefano Siri, Edimburgo, National Gallery of Scotland

Il santo, con capelli e barba marrone scuro, è presentato a mezza figura in posizione frontale mentre con una mano benedice e con l’altra regge l’Evangeliario chiuso, rilegato in cuoio e colorato di rosso nello spessore delle pagine; indossa il phelónion, veste simile alla nostra casula, ricamato allo scollo e ai polsi, e l’omophorion con l’applicazione di due croci dorate (sorta di ampia stola corrispondente al nostro pallio), simbolo della dignità episcopale, passante trasversalmente sul petto,  ripiegato su una spalla e col lembo appoggiato sull’avambraccio (…)

Magda Tassinari

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