Presentazione del volume
«MILITARIUM ...»
Storia Patria

Circolo degli Inquieti
in collaborazione con
Società Savonese di Storia Patria

Lunedì 24 gennaio 2005 ore 20,45
Sala Mostre della Provincia di Savona
Via IV Novembre

Presentazione del libro

“MILITARIUM”
Fonti archivistiche e bibliografia per la storia militare
della Repubblica di Genova (1528-1797)
della Repubblica Ligure (1797-1805)
e della Liguria napoleonica (1805-1814)

(Daner Elio Ferraris Editore, 290 pagine)


copertina

 
Ospiti del Circolo e della Società di Storia Patria

Giovanni Assereto
(Docente di Storia moderna all'Università di Genova)

Paolo Giacomone Piana (Autore del libro)

Riccardo Dellepiane (Autore del libro)

Riccardo Musso (Storico, scrittore)

Presiede

Marco Castiglia (Presidente Società Savonese di Storia Patria)

Ingresso libero

 

dalla prefazione di Giovanni Assereto


Rep. Ligure "Manca uno studio moderno sull'ordinamento militare della Repubblica di Genova": lo sottolineava vent'anni fa Salvatore Rotta, ed è curioso che fosse un finissimo studioso di storia delle idee e della cultura a lamentare questa lacuna in un campo apparentemente così distante dai suoi interessi. Ma Rotta, lettore onnivoro e sensibile, aveva colto gli indizi di quel risveglio di attenzione per gli eserciti degli antichi Stati italiani che proprio negli anni Ottanta avrebbe cominciato a fornire risultati tangibili: non più soltanto ad opera di autori stranieri, ma sempre più spesso anche di studiosi italiani, il cui numero è andato crescendo in misura notevole, come hanno mostrato sul finire degli anni Novanta le rassegne di Piero Del Negro (L'Età Moderna: eserciti e guerre, in Guida alla storia militare italiana a cura di P. Del negro, Napoli, ESI, 1997) e di Claudio Donati (Il "militare " nella storia dell'Italia moderna, in Eserciti e carriere militari nell'Italia moderna a cura di C. Donati, Milano, Unicopli, 1998). 

Non si è trattato soltanto di un fenomeno quantitativo. L'intensificazione degli studi si è accompagnata infatti ad alcune importanti novità sul piano delle metodologie e degli approcci, anzi ha tratto alimento proprio da esse. Per non dilungarsi su concetti che tutti gli studiosi della materia conoscono benissimo, basterà dire che due sono state le trasformazioni fondamentali. Da un lato gli storici italiani si sono resi conto di come la crescita e il funzionamento degli apparati bellici in età moderna - lungi dal rappresentare soltanto temi "tecnici", da lasciare al monopolio dei militari di professione e degli Stati maggiori - fossero momenti cruciali della trasformazione politica, economica e sociale dei secoli tra il Rinascimento e la Rivoluzione, a patto naturalmente di considerarli con occhio diverso rispetto al passato, secondo criteri che la storiografia inglese e francese già da tempo aveva adottato. D'altro lato è cresciuta la consapevolezza che questo ruolo delle strutture militari andava analizzato anche là dove esse apparivano deboli e quasi ibernate, prima sotto la pax hispanica, poi nell'Italia "neutralizzata" del secondo Settecento.

Certo, anche in anni recenti, le maggiori attenzioni sono andate agli eserciti dei due Stati che nel corso dell'età moderna avevano mantenuto una forza armata e un peso internazionale considerevoli, vale a dire Venezia e il Piemonte sabaudo. Quest'ultimo, in particolare, è stato fatto oggetto di saggi tra i più significativi e corposi, come quelli di Walter Barberis, Vincenzo Ferrane, Sabrina Loriga, Claudio De Consoli e Paola Bianchi, ma anche gli eserciti degli stati più piccoli, o "imbelli", o sottoposti a dominazioni straniere che toglievano loro autonomia e forza militare sono stati passati utilmente al vaglio. È avvenuto soprattutto per il Ducato di Milano, con le numerose ricerche di Claudio Donati, Enrico Dalla Rosa, Mario Rizzo, Gianvittorio Signorotto, Alessandra Dattero e con un convegno (La espada y la pluma) sul mondo militare nella Lombardia spagnola, i cui atti sono stati editi nel 2000. Ma non sono mancati studi anche sullo Stato Pontificio (Virgilio Ilari e Giampiero Brunelli), sul Regno di Napoli (Anna Maria Rao, Angelantonio Spagnoletti), sul Granducato di Toscana (Nicola Labanca), sul ducato farnesiano (Mario Zannoni e Massimo Fiorentino). E sono apparse - sia pure a diversi livelli di qualità - alcune opere di sintesi, o comunque concernenti il panorama italiano nel suo complesso, come la Storia del servizio militare in Italia di V. Ilari, i libri dedicati dallo stesso Ilari in collaborazione con Giancarlo Boeri, Ciro Paoletti e Piero Crociani alla guerra e agli eserciti del Settecento, l'importante ricerca di Gregory Hanlon sulle aristocrazie italiane e i conflitti europei in età moderna, quella non meno importante di Vittorio Leschi sulle scuole militari degli Stati preunitari, il numero monografico (1995, n. 23) della rivista "Cheiron" sulle istituzioni militari italiane fra medioevo ed età moderna. Per finire, la casa editrice Einaudi ha dedicato un recente "Annale" della sua Storia d'Italia a Guerra e pace (anche se, nella maggior parte dei saggi riguardanti l'età moderna, la guerra e il "militare" più che essere presi di petto sembrano pretesti per discorrere di lingua, letteratura, trattatistica, arti figurative); l'ultimo numero - il 22 - della rivista "Studi settecenteschi" è uscito con il titolo Pace e guerra nella cultura italiana ed europea del Settecento; ed è fresco di stampa mentre scrivo il volume Corpi armati e ordine pubblico in Italia (XVI-XIX secolo) a cura di Livio Antonielli e Claudio Donati. 

In questo panorama, Genova presenta una situazione anomala, come spesso le accade dal punto di vista storiografico e non solo. Qui l'onda degli studi di cui stiamo parlando quasi non è arrivata, e basta scorrere i saggi bibliografici citati sopra per rendersene conto. In compenso la ricerca non è affatto mancata. Almeno negli ultimi anni; ma è stata effettuata per lo più al di fuori delle sedi accademiche, per iniziativa di studiosi amateurs, tra i quali hanno ricoperto un ruolo pionieristico e trainante gli autori di questo volume. Si tratta, è bene dirlo chiaro, di "dilettanti di classe", la cui competenza e il cui impegno sono fuori discussione. Riccardo Dellepiane, il più anziano dei due, da decenni ara e scava i fondi dell'Archivio di Stato di Genova alla ricerca della documentazione di natura militare, di cui ormai possiede - negli scaffali della sua biblioteca - un imponente schedario e una non meno imponente raccolta di copie e regesti, per non parlare delle bellissime riproduzioni di uniformi e bandiere nelle quali si è cimentato con perizia di miniatore. Il più giovane, Paolo Giacomone Piana, non gli è da meno per capacità di scavo e per erudizione; inoltre ha il merito di avere indotto l'amico e maestro a vincere una sorta di ritrosia e a pubblicare almeno in parte i risultati delle sue ricerche. 

Negli ultimi anni Dellepiane e Giacomone Piana, in coppia o separatamente, hanno prodotto così un buon numero di scritti, sono intervenuti a convegni e seminari, hanno collaborato a mostre, hanno illustrato in molti modi le vicende e le istituzioni militari della Genova moderna. Hanno inoltre messo a più riprese la loro competenza al servizio di studenti universitari impegnati nell'elaborazione di tesi di laurea d'argomento storico-militare, e alcune di quelle tesi sono state pubblicate, o sono in procinto di esserlo. La via da loro aperta è stata percorsa da altri studiosi (come Giorgio Casanova, Giovanni Ferrero, Leone Carlo Forti, Franco Marmori, Riccardo Musso, Giovanni Rapetti), i quali hanno affrontato temi relativi alle milizie, alle operazioni di guerra, alle fortificazioni. Anche la storiografia accademica ha cominciato a svolgere un proprio ruolo importante, soprattutto con le ricerche dedicate da Massimo Quaini e dai suoi collaboratori all'attività degli ingegneri militari, in particolare nel campo della cartografia. 

Tuttavia c'è ancora molto da fare, sia per affinare le metodologie, sia per acquisire maggiori e più dettagliate conoscenze mediante lo spoglio della documentazione - tanto imponente quanto poco utilizzata - che gli archivi genovesi conservano. La decisione presa da Dellepiane e Giacomone Piana, i quali hanno voluto generosamente mettere a disposizione degli studiosi la loro competenza e la loro grande capacità di muoversi tra i fondi archivistici genovesi, può dunque rappresentare un passo importante ai fini dell'incremento degli studi. Nelle pagine che seguono si può infatti trovare un ricchissimo repertorio di fonti, che non si ferma all'età della Repubblica aristocratica, ma giunge agli anni rivoluzionari e napoleonici, con preziose indicazioni anche sugli archivi parigini. E si può trovare altresì una prima ricostruzione articolata degli apparati militari genovesi, resa con spirito forse tradizionale, ma con viva consapevolezza delle domande nuove che la storia pone al "militare", e con un'efficacia tale da poter essere sfruttata sia dai cultori dell'histoire-bataille (che non è sempre da disprezzare), sia da coloro i quali all'organizzazione degli eserciti preunitari pongono domande più complesse, individuando in essa un elemento essenziale delle società d'ancien régime

È un risultato di rilievo, che non mancherà di dare frutti, e che fin d'ora fa venire voglia di un seguito. Per una Stato come quello genovese, sembra ovvio pensare che le forze navali abbiano avuto un peso non certo inferiore a quelle terrestri, specie considerando il fatto che le più importanti flotte di galere, private e non statali, appartenevano a famiglie che si chiamavano Doria, Sauli, Grimaldi o Pallavicini, gente che giocava ad alti livelli sullo scacchiere della finanza e della politica internazionale.

Dopo Militarium, l'auspicio è dunque che arrivi anche un repertorio Maritimarium, nel quale gli studiosi troveranno materiali copiosi per ricostruire una realtà ancora largamente sconosciuta.


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Ultimo aggiornamento: 14/01/05 Indice
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