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LA
PRESENTAZIONE DI ERIO
BERTORELLO
Presidente della Società Operaia di M.S. Universale di Sampierdarena
Il tema su Mazzini e gli operai è stato svolto da studiosi di fama
internazionale, tanto per ricordare qualcuno Nello Rosselli, Luigi Salvatorelli
e altri. Non esiste però fino ad oggi nessuna pubblicazione relativa ai
giornali operai genovesi. Si possono cogliere spunti su alcuni volumi quali Il
giornalismo mazziniano di Leona Ravenna e la Storia del giornalismo mazziniano
di Renato Carmignani. Il Dizionario del Risorgimento Nazionale diretto da
Michele Rosi nel primo volume (1931) contiene alcune "voci" sui fogli
operai genovesi, ma un lavoro organico sullo svolgimento e su tale tematica
ancora non esiste. La nostra società pertanto si è assunta l'impegno di
provvedere affinché questa lacuna sia colmata.
Il giornalismo operaio genovese da Mazzini al
Socialismo offre un panorama quanto mai suggestivo; una serie di giornali,
taluni effimeri, altri più consistenti: una varietà di temi pertinenti ed
interessanti. Genova è stata l'unica città italiana nel 1863-1866 ad avere due
giornali operai, uno di ispirazione democratico-mazziniana diretto da Francesco
Bartolomeo Savi e l'altro di ispirazione moderata diretto da Jacopo Virgilio.
Così il "Giornale delle Associazioni Operaie" e il "Giornale
degli Operai" pur fiorendo da impostazioni ideologiche diverse, sono ancora
oggi utili alla storia del movimento dei lavoratori, così come l'altro giornale
degli operai "Il Martello", che visse per alcuni mesi nel 1899 e diede
un forte impulso alla formazione della coscienza di classe tra i lavoratori.
Infatti, l'elemento democratico si integra con quello moderato e noi abbiamo una
visione completa dei problemi dei lavoratori.
Questo volume non soltanto tende a colmare una
lacuna, ma porta avanti il problema dell'associazionismo operaio che dal 1832
con Mazzini giunge fino alle soglie del fascismo dopo l'affermazione delle idee
socialistiche. Anche questo è un contributo alla storia del movimento operaio
genovese che è ancora da scrivere. Infatti, nei giornali noi troviamo i temi
del dibattito che si è articolato nella seconda metà dell'Ottocento. Quello
che importa è mettere a fuoco i temi centrali del progresso dei lavoratori che
dalla fondazione delle prime società operaie fino all'affermazione del
socialismo hanno determinato un progresso di qualità.
Questo libro integra nella storia di Genova e
dell'Italia una parte importante perché l'associazionismo in Liguria è stato
uno dei momenti più alti della storia sociale italiana. La nostra Società con
Valentino Armirotti, Pietro Botto, Carlo Rota e Pietro Chiesa ha portato un
contributo determinante alla storia dei lavoratori genovesi.
Nella storia del giornalismo italiano i fogli mazziniani hanno un posto
particolare. È un giornalismo di battaglia, sempre antigovernativo che si
scagliava quasi quotidianamente contro il governo di Cavour e di Napoleone III
imperatore dei francesi.
Noi in questo volume punteremo più sulla parte
che interessa il mondo operaio lasciando a piè pari la politica. Anche questa,
nella concezione dell'Apostolo, aveva un contenuto operaio, ma il giornale
mazziniano è stato soprattutto politico-sociale. Esso ha avuto nel corso degli
anni (stando nell'ambito genovese) circa un migliaio di sequestri contro
"Italia e Popolo - L'Italia del Popolo" e successivamente
"L'Unità Italiana" nel periodo in cui questo giornale fu a Genova.
Scorrendo il volume di Leona Ravenna Il Giornalismo Mazziniano. Note e appunti,
Firenze, Le Monnier, 1839 (è la prima ristampa del 1867), ci rendiamo conto
della vita travagliata dei direttori e dei collaboratori dei gerenti.
Si diceva allora che essere gerente di un
giornale mazziniano era un biglietto d'ingresso al carcere. Ci fu un tempo in
cui quattro di questi erano in prigione.
Il giornalismo mazziniano ebbe radici a Genova, a Milano, a Roma, a Napoli, a
Parigi e a Londra. A noi in questa sede interessa soltanto ciò che è stato
stampato a Genova. Ci sono stati anche stampatori mazziniani come Andrea Moretti
che ha subito multe e mesi di carcere.
Noi teniamo per fermo che il giornale mazziniano
è un documento storico tenendo conto della sua opera educativa, patriottica e
rivoluzionaria. Esso è la visione completa del tempo attraverso la lente di
Mazzini simultaneamente all'azione dei fatti e dei personaggi. Questo avviene
nel primo articolo scritto da Mazzini nel 1827 per l'"Antologia" di
Firenze fino all'ultimo articolo scritto per "La Roma del Popolo".
L'attività giornalistica dell'Apostolo è stata continua. Per lui in Italia la
storia era la parola del popolo.
Mazzini comprese il valore della stampa non
soltanto per l'educazione delle masse popolari ma per gli scopi della sua
attività rivoluzionaria. Egli aveva molta speranza nella stampa la cui
importanza era superiore alle riunioni clandestine. Restò sulla breccia per
quaranta anni e vide il mutamento di uomini e cose. Riconobbe la grande
importanza del giornale e nel 1836 scrisse l'articolo sulla Missione della
stampa periodica nella "Jeune Suisse". I suoi giornali furono
tormentati dalle ristrettezze economiche e dai governi del Regno di Sardegna,
del Lombardo Veneto, di Napoli, dello Stato Pontificio, dai governi di Francia e
di Svizzera.
I suoi giornali avevano un carattere morale prima
che politico perché voleva soprattutto educare. Il 21 maggio 1848 pubblicava
ancora un articolo sulla missione della stampa periodica nel suo primo
quotidiano "1 Italia del Popolo" nel quale riusciva a definire il suo
pensiero: "La stampa periodica ha oggi un'alta missione. E' necessario per
essa sollevarsi a quell'altezza o perir moralmente consumando le forze, senza
potenza d'iniziativa, per entro un misero cerchio di fatti transitorii e di
polemiche inutili o pericolose [....]. Il problema che s'addita è problema
d'educazione; gli scrittori politici hanno ad essere educatori e un giornale dev'essere
un atto di sacerdozio, un'opera di apostolato. Noi non combattiamo solamente per
l'impianto d'un sistema o d'un altro: combattiamo perché gli uomini e
gl'italiani segnatamente migliorino". Scopo del foglio mazziniano non
soltanto era quello di educare ma anche di combattere. Tutta la stampa
democratica ha incontrato la severità del regio Fisco ed è da ricordare
soprattutto Nicolò Dagnino.
Manca ancora un volume complessivo sulla stampa
mazziniana genovese e noi cerchiamo di ovviare a questa carenza con le pagine
che seguono.
Una sezione del libro è dedicata particolarmente
al giornale "La Stella", nato nel 1884, espressione di una loggia
massonica genovese, che con la sua forte polemica anticlericale si inserisce nel
periodo risorgimentale con la fine del potere temporale dei Papi. Si distinsero
nell'ambito nazionale per la loro interpretazione della realtà e costituiscono
un vero patrimonio di idee per l'affermazione sempre più precisa del mondo dei
lavoratori. Anche il mondo degli operai cattolici ha avuto il suo giornale,
ancora oggi vivente è "L'Operaio Ligure", fonte importante di notizie
e copre un'ampia fascia di lavoratori, essendo le società operaie cattoliche
numerose.
Il libro si presenta completo nelle sue
articolazioni perché comprende non solo i giornali di ispirazione mazziniana,
che sono i più numerosi, ma anche quelli di ispirazione socialista, cattolica e
massonica. |