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Comune di Savona
Società Savonese
di Storia Patria
Fondazione "A. De Mari"
Cassa di Risparmio di Savona


Copertina


29  novembre  2003 - ore 17
Savona - Sala Rossa
del Palazzo Comunale

Sergio Aprosio

Presenta  il  volume di

Mario Stellatelli

FOTOGRAFI  E  FOTOGRAFIA  A  SAVONA
1839 - 1939

Il violinista Vittorio Marchese
esegue musiche di J.S. Bach

Interviene Sergio Magni
della Federazione Fotografica Italiana, FIAF


In occasione della presentazione del volume si terrà, nell'atrio del Palazzo Comunale di Savona, dal 22 al 29 novembre, una
Mostra di immagini inedite della 1^ guerra mondiale
del fotografo savonese Giovanni Ferro

vedi: programma della mostra


      Il lavoro di Stellatelli muove inizialmente (1978) dal materiale fotografico raccolto da Giuseppe e Giovanni Marinoni alla fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento. Si interrompe verso la metà degli anni '80, a causa dei molteplici impegni fotografici dell'autore in campo nazionale e internazionale; è ripreso dallo stesso, in qualità di direttore artistico della Galleria Civica di Fotografia di Savona nel 1989 e, finalmente, concluso nella primavera del 2002 quando ha termine la scelta delle fotografie presso le famiglie savonesi.
      Dalla fotografia chimica in camera oscura - scrive Stellatelli - si è giunti oggi a quella digitale, al computer. I fotografi dell'Ottocento, con il loro patrimonio tecnico, documentario, artistico, si identificano con la prima e nulla hanno in comune con l'esperienza informatica della seconda.
      Questo lavoro - precisa l'autore - recuperando le radici, vuole anche testimoniare il valore e conservare la memoria di quella cultura fotografica.
      Il volume - stampato con cura dalla "Artistica Savigliano" - è stato realizzato grazie al contributo della Fondazione "A. De Mari" Cassa di Risparmio di Savona e della Provincia di Savona su delega della Regione Liguria.


Foto 04Presentazione di Giampiero Bof

      Mario Stellatelli insiste: non su particolari meriti o successi della propria ricerca, ma sulla meticolosità con la quale l'ha condotta. Gli si può credere sulla parola, e se ne trova conferma nei risultati.
      I quali mettono anzitutto bellamente in mostra la non aggirabile casualità delle testimonianze fotografiche reperibili. Imputabile, anzitutto, al carattere della raccolta savonese, che non può certo vantare capolavori dell'arte fotografica, ma solo buone, e, in qualche caso, ottime prestazioni. Vi s'aggiunga la fragilità del materiale fotografico - la cui quantità, peraltro, basterebbe a stento alla formazione di un breve cortometraggio! - e lo scarso o nullo impiego delle tecniche di conservazione, anche rispetto all'arretratezza dello sviluppo e della conoscenza loro.
      Ragioni oltremodo plausibili, se si considera che la conservazione del materiale è rimasta affidata, sino ad oggi, alla cura dei privati; quando non ha ricondotto questa cura della fotografia a memoria, culto, o ciarpame familiare, ne ha apprezzato solo qualche aspetto curioso, o al più estetico.
      Il lavoro di Stellatelli acquista il valore non tanto di compimento, quanto di invito e sollecitazione a continuare la ricerca sulla via segnata, o su altre che possono essere ipotizzate, tracciate e percorse.

Intanto raccogliamo interessanti indicazioni.
      La prima fotografia savonese è affidata a dilettanti, di origine sociale prevalentemente, ma non esclusivamente, borghese: le qualifiche professionali richiamate sono: architetto, medico, avvocato, farmacista, operaio; addirittura: inabile al lavoro.
Un'indagine attenta mostrerà la verità o meno di una ovvia supposizione: che la differenza sociale s'esprima anche a livello culturale.
Dalle indicazioni, interrogativi e problemi.
      Quale rapporto tra una fotografia provinciale - il marchese Balbi, dilettante a Savona, avrebbe esercitato (condizionale d'obbligo, per la non sicura interpretazione dei documenti conservati) a Genova la professione! - e la fotografia dei grandi centri e della grande professionalità?
      Dovranno considerarsi gli stimoli e i condizionamenti dei grandi modelli; ancor più interessanti potranno rivelarsi le deviazioni e le anomalie rispetto a quelli, ove si sorprenderanno i tratti tipici del provinciale, ma anche l'eventuale originalità di uno spirito più ingenuo e meno legato ai moduli della scuola; la minor capacità di dominare il proprio oggetto potrà persino tradursi in una più realistica documentazione di ambienti, di persone, di lavori, di attività, di realtà di ogni genere, che nella fotografia sono rappresentati con più o meno riflessa intenzione.

Ferro      La difficoltà e i costi della fotografia renderanno rara l'istantanea, con la sua pretesa di verismo troppe volte banale e di massa; ma permetteranno di cogliere, grazie al carattere elettivo e selettivo della posa, la più radicata comprensione dell'esistenza e dei suoi momenti privilegiati: testimonianza dell'importanza attribuita a singoli, a gruppi familiari e sociali, ad eventi quali nascite, matrimoni, morti e altro; ad attività peculiari e qualificanti: non è indicativo che tra i fotografi siano attivi atleti e allenatori della Fratellanza ginnastica savonese?
Che ci si possa attendere anche la testimonianza della partecipazione non solo retorica, ma sensibile e sofferta, agli avvenimenti e alla storia del tempo è convincentemente dimostrato dalla sequenza delle fotografie sulla guerra.
Una rassegna sistematica delle concezioni iconografiche, con l'identificazione dei temi apprezzati come interessanti e perciò figurati, potrebbe offrirci uno spaccato della società savonese e della sua coscienza, tanto più suggestivo quanto meno dipendente dalla tradizione pittorica e meglio rispondente alle caratteristiche del nuovo mezzo di rappresentazione.
      L'attenzione all'aspetto iconologico, che permette di superare il livello descrittivo in direzione dei molteplici e meno dichiarati significati delle immagini, dei valori concettuali, allegorici o simbolici degli oggetti rappresentati, permetterà una comprensione ancor più penetrante della ricca e complessa realtà evocata.
      In essa si intrecciano infatti non solo dati molteplici e vari, ma l'irriducibile eppure articolata diversità delle prospettive: quella della coscienza e della cultura ambientale, quella dei soggetti fotografati, e quella, che in certa misura fa sintesi, del fotografo.
Per il riferimento all'ambiente, nessun oggetto può essere ricondotto ad una "natura morta" che non sia evidente metafora: si pensi solo ai significati che s'accendono dal semplice accostamento di due oggetti che presentano qualche diversità, oppure che non ne presentano alcuna.
      Quando poi i fotografati sono persone - singole o gruppo - le dinamiche e la dialettica che si instaurano sono quanto mai sollecitanti. A partire dall'iniziativa di chi vuol essere fotografato e dalle motivazioni che lo sostengono, le quali suppongono, come regola, un determinato livello sociale e di sviluppo dell'autocoscienza e dell'autostima.
      Il tutto si traduce in una scelta - orientata o determinata dalla moda - degli abiti, delle acconciature, degli ornamenti: diremmo, di una parte dei "marcatori" simbolici. L'altra parte, invece, sfugge al controllo: i tratti somatici e la fisionomia, ad esempio, che talvolta s'accordano, talaltra confliggono irrimediabilmente con quanto è inteso e voluto.
      Alla manipolazione del fotografo non si può però sfuggire: custode delle leggi dell'"arte" che esercita, regola la posa, stabilisce la prospettiva e gli altri elementi della ripresa - dalla luce agli sfondi -, e media le concezioni, le gerarchie e le regole sociali: potrebbe non essere distinto, nella presentazione di una famiglia, il "ruolo" del padre, della madre, dei figli, o d'altri membri?
      Nella rassegna presentata, alla comprensione della fotografia concreta manca ancora almeno un aspetto: la dedica, che non appare infrequentemente: talvolta tracciata con l'incertezza grafica di chi è minacciato dalla ricaduta nella palude dell'analfabetismo; più spesso resa, dalla cura, dai ricami e dagli svolazzi di contenuto e di forma con i quali la si appone, ultimo sigillo della sensibilità e della mentalità dell'epoca.
      Mario Stellatelli ha raccolto e presentato un interessante materiale, lo ha arricchito di puntuali informazioni, ha disegnato un percorso di lettura e di interpretazione. Altri potranno seguirlo, imitarlo, completarlo o contraddirlo. Alla sensibilità, all'intelligenza e alla cultura di ciascuno è indirizzata la presentazione di questa testimonianza, e la possibilità di comprenderla e goderla.


Contenuto del volume

Sommario, p. 9
Nota dell'autore, p. 11
Prefazione (di Giampiero Bof), pp. 13-14
Quasi un'introduzione, pp. 15-25
Primi articoli sulla fotografia nei giornali savonesi, pp. 26-31
Le guide 1880 - 1938, pp. 32-36
Ubicazione degli studi fotografici, pp. 37-40
Si vende... , pp. 41-44
In mostra, pp.  45-46
I fotografi, pp. 47-314
Quasi un'appendice, pp. 315-322
Bibliografia, pp. 323-328
Indice dei nomi, pp. 329-334


La pubblicazione del volume è stata resa possibile grazie ai contributi della Fondazione "A. De Mari" Cassa di Risparmio di Savona e della Provincia di Savona su delega della Regione Liguria


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aggiornamento:
18/11/03
    

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