![]() |
![]() |
![]() |
|
Patrocinio del Comune di Savona |
Società
Savonese di Storia Patria |
Fondazione
"A. De Mari" Cassa di Risparmio di Savona |
|
Sergio Aprosio
Presenta il volume di In occasione della presentazione del volume si terrà,
nell'atrio del Palazzo Comunale di Savona, dal 22 al 29 novembre, una vedi: programma della mostra |
Il lavoro di Stellatelli muove inizialmente
(1978) dal materiale fotografico raccolto da Giuseppe e Giovanni Marinoni alla
fine dell'Ottocento e all'inizio del Novecento. Si interrompe verso la metà
degli anni '80, a causa dei molteplici impegni fotografici dell'autore in campo
nazionale e internazionale; è ripreso dallo stesso, in qualità di direttore
artistico della Galleria Civica di Fotografia di Savona nel 1989 e, finalmente,
concluso nella primavera del 2002 quando ha termine la scelta delle fotografie
presso le famiglie savonesi.
Dalla fotografia chimica in camera oscura -
scrive Stellatelli - si è giunti oggi a quella digitale, al computer. I
fotografi dell'Ottocento, con il loro patrimonio tecnico, documentario,
artistico, si identificano con la prima e nulla hanno in comune con l'esperienza
informatica della seconda.
Questo lavoro - precisa l'autore - recuperando le
radici, vuole anche testimoniare il valore e conservare la memoria di quella
cultura fotografica.
Il volume - stampato con cura dalla
"Artistica Savigliano" - è stato realizzato grazie al contributo
della Fondazione "A. De Mari" Cassa di Risparmio di Savona e della
Provincia di Savona su delega della Regione Liguria.
Presentazione
di Giampiero Bof
Mario Stellatelli insiste: non su particolari meriti o successi della propria
ricerca, ma sulla meticolosità con la quale l'ha condotta. Gli si può credere
sulla parola, e se ne trova conferma nei risultati.
I quali mettono anzitutto bellamente in mostra la
non aggirabile casualità delle testimonianze fotografiche reperibili.
Imputabile, anzitutto, al carattere della raccolta savonese, che non può certo
vantare capolavori dell'arte fotografica, ma solo buone, e, in qualche caso,
ottime prestazioni. Vi s'aggiunga la fragilità del materiale fotografico - la
cui quantità, peraltro, basterebbe a stento alla formazione di un breve
cortometraggio! - e lo scarso o nullo impiego delle tecniche di conservazione,
anche rispetto all'arretratezza dello sviluppo e della conoscenza loro.
Ragioni oltremodo plausibili, se si considera che
la conservazione del materiale è rimasta affidata, sino ad oggi, alla cura dei
privati; quando non ha ricondotto questa cura della fotografia a memoria, culto,
o ciarpame familiare, ne ha apprezzato solo qualche aspetto curioso, o al più
estetico.
Il lavoro di Stellatelli acquista il valore non
tanto di compimento, quanto di invito e sollecitazione a continuare la ricerca
sulla via segnata, o su altre che possono essere ipotizzate, tracciate e
percorse.
Intanto raccogliamo interessanti indicazioni.
La prima fotografia savonese è affidata a
dilettanti, di origine sociale prevalentemente, ma non esclusivamente, borghese:
le qualifiche professionali richiamate sono: architetto, medico, avvocato,
farmacista, operaio; addirittura: inabile al lavoro.
Un'indagine attenta mostrerà la verità o meno di una ovvia supposizione: che
la differenza sociale s'esprima anche a livello culturale.
Dalle indicazioni, interrogativi e problemi.
Quale rapporto tra una fotografia provinciale -
il marchese Balbi, dilettante a Savona, avrebbe esercitato (condizionale
d'obbligo, per la non sicura interpretazione dei documenti conservati) a Genova
la professione! - e la fotografia dei grandi centri e della grande
professionalità?
Dovranno considerarsi gli stimoli e i
condizionamenti dei grandi modelli; ancor più interessanti potranno rivelarsi
le deviazioni e le anomalie rispetto a quelli, ove si sorprenderanno i tratti
tipici del provinciale, ma anche l'eventuale originalità di uno spirito più
ingenuo e meno legato ai moduli della scuola; la minor capacità di dominare il
proprio oggetto potrà persino tradursi in una più realistica documentazione di
ambienti, di persone, di lavori, di attività, di realtà di ogni genere, che
nella fotografia sono rappresentati con più o meno riflessa intenzione.
La difficoltà e i costi della fotografia renderanno rara l'istantanea, con la
sua pretesa di verismo troppe volte banale e di massa; ma permetteranno di
cogliere, grazie al carattere elettivo e selettivo della posa, la più radicata
comprensione dell'esistenza e dei suoi momenti privilegiati: testimonianza
dell'importanza attribuita a singoli, a gruppi familiari e sociali, ad eventi
quali nascite, matrimoni, morti e altro; ad attività peculiari e qualificanti:
non è indicativo che tra i fotografi siano attivi atleti e allenatori della
Fratellanza ginnastica savonese?
Che ci si possa attendere anche la testimonianza della partecipazione non solo
retorica, ma sensibile e sofferta, agli avvenimenti e alla storia del tempo è
convincentemente dimostrato dalla sequenza delle fotografie sulla guerra.
Una rassegna sistematica delle concezioni iconografiche, con l'identificazione
dei temi apprezzati come interessanti e perciò figurati, potrebbe offrirci uno
spaccato della società savonese e della sua coscienza, tanto più suggestivo
quanto meno dipendente dalla tradizione pittorica e meglio rispondente alle
caratteristiche del nuovo mezzo di rappresentazione.
L'attenzione all'aspetto iconologico, che
permette di superare il livello descrittivo in direzione dei molteplici e meno
dichiarati significati delle immagini, dei valori concettuali, allegorici o
simbolici degli oggetti rappresentati, permetterà una comprensione ancor più
penetrante della ricca e complessa realtà evocata.
In essa si intrecciano infatti non solo dati
molteplici e vari, ma l'irriducibile eppure articolata diversità delle
prospettive: quella della coscienza e della cultura ambientale, quella dei
soggetti fotografati, e quella, che in certa misura fa sintesi, del fotografo.
Per il riferimento all'ambiente, nessun oggetto può essere ricondotto ad una
"natura morta" che non sia evidente metafora: si pensi solo ai
significati che s'accendono dal semplice accostamento di due oggetti che
presentano qualche diversità, oppure che non ne presentano alcuna.
Quando poi i fotografati sono persone - singole o
gruppo - le dinamiche e la dialettica che si instaurano sono quanto mai
sollecitanti. A partire dall'iniziativa di chi vuol essere fotografato e dalle
motivazioni che lo sostengono, le quali suppongono, come regola, un determinato
livello sociale e di sviluppo dell'autocoscienza e dell'autostima.
Il tutto si traduce in una scelta - orientata o
determinata dalla moda - degli abiti, delle acconciature, degli ornamenti:
diremmo, di una parte dei "marcatori" simbolici. L'altra parte,
invece, sfugge al controllo: i tratti somatici e la fisionomia, ad esempio, che
talvolta s'accordano, talaltra confliggono irrimediabilmente con quanto è
inteso e voluto.
Alla manipolazione del fotografo non si può
però sfuggire: custode delle leggi dell'"arte" che esercita, regola
la posa, stabilisce la prospettiva e gli altri elementi della ripresa - dalla
luce agli sfondi -, e media le concezioni, le gerarchie e le regole sociali:
potrebbe non essere distinto, nella presentazione di una famiglia, il
"ruolo" del padre, della madre, dei figli, o d'altri membri?
Nella rassegna presentata, alla comprensione
della fotografia concreta manca ancora almeno un aspetto: la dedica, che non
appare infrequentemente: talvolta tracciata con l'incertezza grafica di chi è
minacciato dalla ricaduta nella palude dell'analfabetismo; più spesso resa,
dalla cura, dai ricami e dagli svolazzi di contenuto e di forma con i quali la
si appone, ultimo sigillo della sensibilità e della mentalità dell'epoca.
Mario Stellatelli ha raccolto e presentato un
interessante materiale, lo ha arricchito di puntuali informazioni, ha disegnato
un percorso di lettura e di interpretazione. Altri potranno seguirlo, imitarlo,
completarlo o contraddirlo. Alla sensibilità, all'intelligenza e alla cultura
di ciascuno è indirizzata la presentazione di questa testimonianza, e la
possibilità di comprenderla e goderla.
Contenuto del volume
Sommario, p. 9
Nota dell'autore, p. 11
Prefazione (di Giampiero Bof), pp. 13-14
Quasi un'introduzione, pp. 15-25
Primi articoli sulla fotografia nei giornali savonesi, pp. 26-31
Le guide 1880 - 1938, pp. 32-36
Ubicazione degli studi fotografici, pp. 37-40
Si vende... , pp. 41-44
In mostra, pp. 45-46
I fotografi, pp. 47-314
Quasi un'appendice, pp. 315-322
Bibliografia, pp. 323-328
Indice dei nomi, pp. 329-334
La pubblicazione del volume è stata resa possibile grazie ai contributi della Fondazione "A. De Mari" Cassa di Risparmio di Savona e della Provincia di Savona su delega della Regione Liguria
[ Sitemap | Società | Pubblicazioni
| Biblioteca | Conferenze | Mostre | Visite guidate |
Altre associazioni | Calendario |
New | Links ]
![]() |
Ultimo aggiornamento: 18/11/03 |