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BRUNO BARBERO, Un altro fuoco della ceramica savonese
nel Settecento. Alessandro Musso.
La comunicazione ripercorre le vicende della breve esistenza di Alessandro
Musso, proveniente da una famiglia di ceramisti dell'"arte grossa",
che nel 1796 è in grado di rilevare in affitto, con una quota maggioritaria,
la manifattura di maiolica, terraglia e porcellana di Giacomo Boselli. Muore
prematuramente dopo un solo anno, nel 1797. Sono presentati alcuni rari
esemplari della produzione marcata da Alessandro Musso: un nucleo di
profumiere di Palazzo Reale a Genova, una di forme analoghe e diverso decoro
comparsa recentemente sul mercato antiquario. Viene inoltre discussa la
paternità di una statuetta in porcellana policroma raffigurante un Gentiluomo
in vesti da giardiniere, siglata DV, derivata dallo stesso stampo di un
esemplare della Pinacoteca Civica, comunemente attribuito alla manifattura di
Giacomo Boselli e Giuseppe Robatto, per analogia con esemplari firmati dai due
ceramisti savonesi.
MARTA CAROSCIO, Produzioni ceramiche in area valenciana fra XII e XIV
secolo.
Questo contributo si propone di metter in evidenza alcuni aspetti relativi a
persistenze e mutamenti nella produzione di ceramica in area valenciana nel
periodo di transizione marcato dal controllo dei regni cristiani su questo
territorio. Particolare attenzione sarà dedicata all'aspetto delle tecniche
produttive. La ceramica islamica proveniente dall'area produttiva di Sagunto e
databile all'XI-XII secolo sarà confrontata con la produzione del Testar del
Molí (Paterna) databile al XIII-XIV secolo. Si tratta di uno studio
preliminare che potrà essere completato solo al termine dell'indagine sui
contesti studiati e con un'ulteriore ricerca su contesti analoghi di XII-XIII
secolo.
SARA AIRÒ, Manufatti ceramici dal casale di San Michele in Frangesto
(Monopoli, BA): tipologie e associazioni d'uso da un contesto abitativo rurale
tardomedievale (XIV-XV secolo).
Con il presente intervento si intende affrontare il tema delle tipologie
ceramiche e delle associazioni d'uso delle medesime in età tardomedievale
tramite lo studio specifico dei manufatti provenienti dalle stratigrafie
terrose di un contesto rurale della Puglia centro-meridionale, il sito di San
Michele in Frangesto (Contrada Impalata - Monopoli, BA), indagato nel 2007
dall'Università degli Studi di Bari. Il vasellame rinvenuto consta essenzialmente di ceramica depurata priva di
rivestimento vetroso, tra cui è stato possibile riconoscere essenzialmente
grandi contenitori, quali bacini e anforacei, concentrati in particolar modo
nell'area di un ambiente forse deputato alla rifusione del metallo, e di
ceramiche da fuoco.
MAURIZIO BIORDI presentazione del progetto Euromuse.net.
Obiettivo principe del progetto, che vede coinvolti i più importanti musei
europei (Louvre, National Gallery, Prado etc), è infatti quello di promuovere
tutti i musei d'Europa nella cornice offerta dal portale www.euromuse.net.
NÚRIA MIRÓ I ALAIX, La producción de cerámica en Barcelona en época
moderna. Novedad y tradición.
Barcelona en época medieval y moderna fue un puerto al que llegaban gran
variedad de mercancías. Este flujo comercial motivó la entrada de nuevas
ideas, tendencias, costumbres y objetos que tuvieron aceptación entre la
población local. Los ceramistas no se quedan al margen de las nuevas
corrientes. Introducen cambios en la técnica de fabricación de la cerámica,
así como en la elaboración de una tipología de formas adaptadas a las
nuevas modas. Pero es en el catálogo de motivos decorativos, donde queda más
patente esta transformación, pasando de composiciones lineales o
geométrico-vegetales, la mayoría inspiradas en las producciones valencianas,
a decoraciones mucho más complejas que recogen las tendencias que triunfan en
toda Europa.
ELVIRA LO MELE, ENRICO CIRELLI, La ceramica del Castello di Rontana.
Cambiamenti tecnologici e innovazioni tra tardo Medioevo e Rinascimento.
Il Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna ha condotto una
serie di indagini archeologiche nel castello di Rontana (Brisighella - Ra). Il
sito, di X secolo, si trova in un luogo strategico per il controllo della
viabilità tra Toscana e Romagna, localizzato a pochi km da Faenza. Nelle
stratificazioni indagate sono stati rinvenuti numerosi esemplari soprattutto
associati alle ultime fasi di vita del castello, distrutto dalle truppe
pontificie nel 1591 e in seguito abbandonato. Tra questi spiccano le
produzioni di ceramica faentina, ma sono anche attestati esemplari di
produzione toscana e di area padana. Un contesto straordinario, soprattutto
per il suo stato di conservazione, è stato identificato all'interno del
cortile della Rocca rinascimentale.
MARCELLA GIORGIO, L'ultima maiolica pisana: novità e aggiornamenti sulla
produzione di maiolica arcaica a Pisa nel XV secolo.
La maiolica arcaica pisana è stata uno dei primi manufatti ceramici italiani,
prodotti agli inizi del XIII secolo, ad utilizzare la copertura a base
stannifera. Caratterizzata fin dai suoi esordi per un alto livello
qualitativo, per il doppio rivestimento vetrificato (smalto/vetrina) che
caratterizza le differenti superfici, e per la ricchezza decorativa data dalla
combinazione dei due colori utilizzati (bruno manganese e verde ramina), essa
vede un'evoluzione particolare durante i tre secoli di produzione (XIII-XV)
che la porta ad un forte cambiamento tecnologico e qualitativo. Nuovi dati
provenienti dagli scavi stratigrafici urbani effettuati a partire dal 2000, ed
elaborati da chi scrive nell'ambito di una ricerca di dottorato svolta per
l'Università degli Studi di Torino, hanno permesso l'acquisizione di elementi
tali da ampliare le conoscenze sull'ultima e meno conosciuta fase produttiva
di tale importante manufatto ceramico pisano.
VALERIO DIOTTO, I laggioni a cuerda seca nel palazzo di Andrea Doria in
piazza S.Matteo a Genova.
L'interesse di questi laggioni, di cui rimane solo una piccola quantità sotto
un finestra nelle scale al primo piano del palazzo di Andrea Doria in piazza
S:Matteo è che essi costituiscono un unicum, in quanto non si conoscono altri
esempi di rivestimenti parietali a cuerda seca ancora in situ in Italia.
Inoltre, confrontando i modelli dei laggioni con i disegni pubblicati da
Gonzalez Martì nel suo libro "Ceramica del Levante Espanol" si
evince che essi provengono da Valencia e dintorni (Manises) e non da Siviglia
come la maggioranza dei laggioni presenti nei palazzi genovesi. Èinteressante
notare come alcuni dei laggioni in oggetto furono fabbricati con una tecnica
di transizione tra la cuerda seca e la cuenca o arista. Nella parete in
oggetto troviamo 3 tipi di laggioni che riassumono le 3 tecniche in uso tra la
fine del XV e l'inizio del XVI secolo, ossia la cuerda seca, la cuerda seca
rinforzata e la cuenca o arista. Dal punto di vista del repertorio
iconografico, per il motivo a "zampa di gallo"di alcuni laggioni si
possono trovare analogie con piatti provenienti dall'Asia Centrale.
LARA SABBIONESI, Dalla Toscana alla Pianura Padana: la "maiolica
arcaica" e la trasmissione del sapere tecnologico nell'Italia del XIII
secolo.
L'inizio della produzione della maiolica in Italia, in particolare a Pisa tra
il secondo ed il terzo decennio del XIII secolo, e la sua diffusione del
territorio durante lo stesso secolo è stata spiegata come un trasferimento di
maestranze, attraverso le quali nuove tecniche si sarebbero radicate negli
ambienti produttivi locali. Le logiche che hanno guidato i movimenti degli
artigiani, tuttavia, sono state ancora poco indagate. Questo intervento
intende proporre un'ipotesi riguardo alle modalità in cui tali bagagli di
conoscenze potrebbero aver attraversato la penisola, dalla Toscana fino ad
arrivare in Romagna. In particolare si intende dimostrare come la tesi di una
diffusione a "macchia d'olio" di questa tecnica sia sempre meno
convincente, mentre pare che i ceramisti in grado di fabbricare questi oggetti
non sembrino muoversi di pochi chilometri ogni generazione, per diffondere
capillarmente la tecnica nel territorio. Sembra infatti che coprano con un
solo spostamento anche grandi distanze, quando naturalmente le condizioni
favorevoli lo consentano.
MARCELLO ROTILI, Nuove produzioni nel Mezzogiorno fra l'età normanna e
l'età aragonese.
Le nuove produzioni ceramiche del Mezzogiorno basso medievale si correlano,
per alcuni versi, ai mutamenti, soprattutto economici, intervenuti fra l'età
normanna e l'epoca angioina. Ulteriori sviluppi produttivi sembrano dipendere
dalla presenza aragonese tra la prima parte del XV secolo e l'inizio del
Viceregno spagnolo.
NICOLA BUSINO, Nascita e consolidamento di modelli signorili ad Ariano
Irpino in età basso medievale: aspetti innovativi e persistenze nelle
produzioni da mensa.
Il castello di Ariano Irpino, borgo irpino già sede di un insediamento
fortificato nella tarda età longobarda e centro vescovile alla fine del X,
conobbe rilevanti ampliamenti intorno alla metà del XII, in rapporto
all'istituzione del primo comitatus normanno nel Mezzogiorno: dopo i lavori
promossi in età angioina, il fortilizio fu quindi oggetto di consistenti
restauri alla fine del XV secolo, allorché per volere di Ferrante d'Aragona
fu definito l'impianto attuale con torri circolari. L'avvento della Corona
aragonese comportò verosimilmente una transizione verso modelli signorili
sempre più consolidati, come si riscontra dal largo impiego di nuove
produzioni da mensa, rinvenute nelle due campagne di scavo (1988-1994 e 2008)
condotte nel castello da Marcello Rotili.
MARIA RAFFAELLA CATALDO, Gli sviluppi della maiolica tra XIV e XVI secolo:
persistenze e nuove produzioni da alcuni siti della Campania interna.
Dagli scavi nella Campania interna provengono numerose testimonianze di
produzioni ceramiche da mensa che documentano sia persistenze sia rilevanti
novità qual è quella rappresentata dalla smaltata a disegni blu.
CATERINA SCARPATI, La ceramica a Napoli tra la fine del Medioevo e l'età
aragonese: la maiolica dipinta tardomedievale.
Gli scavi archeologici che in questi ultimi anni si stanno svolgendo a Napoli
per la realizzazione della nuova linea della Metropolitana hanno restituito
una ingente quantità di ceramica, che copre un vastissimo arco cronologico.
In questa sede si vuole prendere in considerazione il periodo che va dalla
fine del Medioevo fino agli inizi del XVI secolo, periodo in cui si affermano
nuove classi ceramiche, che presentano elementi formali e decorativi
innovativi rispetto alle precedenti produzioni bassomedievali. La maiolica
dipinta tardomedievale proveniente dai contesti datati tra la metà del XIV
secolo e il secolo successivo, è una delle classi meglio rappresentate. È
possibile distinguere una produzione iniziale, che giunge fino alla metà
del XV secolo, da una successiva, che si spinge fino agli inizi del XVI
secolo, quando viene poi gradualmente sostituita dalla maiolica
rinascimentale, sia dipinta che monocroma bianca.
LUIGI DI COSMO, Prime considerazioni sulla circolazione delle ceramiche nella
Campania interna tra XV e XVI secolo: la smaltata dipinta in verde e la
graffita nel Sannio - Alifano.
A seguito di nuove indagini archeologiche effettuate nell'Alifano ed a recenti
ritrovamenti di materiali medievali in area cerretese è stato possibile
definire le caratteristiche peculiari di due tipologie ceramiche attestate in
questo territorio della Campania interna. Il materiale proviene in gran parte
dall'abitato della Cerreto medievale (BN), abbandonato dopo il disastroso
terremoto del 1688, dalla Rocca di S. Salvatore Telesino (BN), che ebbe un
lento declino nel corso del XVI secolo dopo essere stata nel XV sede
episcopale temporanea, e da scavi eseguiti nel centro storico di Alife (CE),
che hanno confermato una drastica riduzione della residenzialità nel periodo.
ANNARITA STIGLIANO, ANNA
COLANGELO, Ceramica da fuoco e lucerne tardo
medievali da Piazza Castello a Taranto.
Il contributo illustra i risultati di un lavoro di riesame complessivo del
materiale ceramico proveniente dallo scavo condotto in Piazza Castello a
Taranto. In questa zona, già interessata da una frequentazione monumentale di
età classica (tempio cd. di Poseidon), sono emersi due silos e cinque fosse
di età medievale. Tali contesti hanno restituito numerose classi ceramiche:
verranno prese in considerazione, in particolare, le olle da fuoco,
caratterizzate da un impasto analogo a quello delle lucerne del tipo "a
becco lungo". Queste ultime, comparse in Italia Meridionale solo a
partire dall'XI secolo trovano la loro maggiore diffusione tra il XIII e il XV
secolo.
ENRICO CIRELLI, MARIANGELA VANDINI, E. VENTURINI, Ceramiche a rivestimento
stannifero di produzione faentina. Analisi qualitative dei materiali
provenienti dal Castello di Rontana (Brisighella - RA).
Lo scavo del Castello di Rontana (RA) ha restituito numerosi frammenti di
ceramiche faentina databili tra la fine del XV e la prima metà del XVI
secolo. In questo periodo molte delle strutture dell'insediamento fortificato
furono trasformate per adattare le difese di tipo medievale ai nuovi sistemi
di assedio con armi da fuoco, che cominciano ad essere ampiamente diffuse in
questo periodo. Negli ultimi mesi è stato effettuato uno studio sulle
caratterizzazioni dei diversi tipi di rivestimento identificati nei principali
gruppi di materiali. Si tratta di indagini semi-quantitative della
composizione chimica elementare dei rivestimenti, effettuate mediante
spettrometria di fluorescenza di raggi-X (XRF - sistema portatile) in modo
completamente non invasivo. Indagini in spettrofotometria nel visibile hanno
poi permesso di misurare il colore delle varie parti dei decori. Tutte le
indagini sono state effettuate sulla totalità delle cromie presenti nei
rivestimenti e sugli impasti per confronto. I rivestimenti sono risultati a
base piombica con opacificante stannifero e le varie tonalità cromatiche
ottenute per aggiunta di cromofori quali rame per i verdi, manganese per i
marroni-violacei, ferro e cobalto per i blu; interessante il caso del colore
arancio ottenuto mediante impiego di antimonio.
MICHELA RIZZI, Ceramiche tardo medievali dal fortino di Sant'Antonio -
Bari.
La scoperta di una chiesa inglobata all'interno del Fortino di sant'Antonio di
Bari, edificata tra XI e XII secolo, e lo studio dei materiali in essa
rinvenuti, è di ausilio per la comprensione delle dinamiche insediative nella
Bari medievale, come pure per la conoscenza delle produzioni ceramiche
medievali e postmedievali diffuse in città tra XII e XVII secolo. Diverse le
classi ceramiche emerse dagli scavi; la più numerosa è sicuramente la
ceramica acroma, priva di rivestimento, rappresentata da forme d'uso
quotidiano quali piatti, bacini, brocche e anfore per l'acqua, mentre quasi del tutto assente è la ceramica da fuoco e quella
dipinta; molto numerosi invece i frammenti con rivestimento vetroso
trasparente verde, giallo, policromo e a doppio bagno. Alcune forme di
maiolica e due anforette "Bari type" rappresentano i reperti
caratteristici delle produzioni più tarde, nel secondo caso tipiche
produzione locali molto diffuse ma la cui produzione non appare ancora ben
documentata.
SIMONA PANNUZI, Le prime ceramiche rivestite da mensa ed il loro rapporto
con le produzioni maiolicate nelle regioni dell'Italia centro-meridionale.
Si analizzerà lo sviluppo delle prime ceramiche rivestite da mensa che
compaiono nelle regioni centro-meridionali, in particolare la zona
abruzzese-molisana, il Lazio meridionale e la Campania, che alla luce dei più
recenti ritrovamenti appaiono legate nel periodo tardomedievale da una comune
tradizione produttiva. Si verificherà il collegamento di queste ceramiche
ingubbiate ed invetriate con le prime maioliche, che in alcuni casi potevano
essere fabbricate nei medesimi ambiti produttivi. Si cercherà di capire le
possibili connnessioni con la realtà politica del periodo e gli eventuali
influssi esterni sullo sviluppo di queste tradizioni produttive.
ANNA MOORE VALERI, Periodi di transizione nella ceramica toscana: la prima
produzione della terraglia ad uso d'Inghilterra nel Granducato alla fine del
Settecento.
Nessuna storia della ceramica è applicabile a tutte le regioni, tanto meno
tutti i paesi: la cronologia della ceramica postmedievale toscana ha alcuni
punti comuni con quelle di altre regioni italiane ma non è mai uguale ad esse
e gli importanti momenti di transizione (dalle terracotte altomedievali alle
ceramiche invetriate basso medievali (XIII secolo), dalla maiolica medievale a
quella rinascimentale (XIV-XV secolo), dalla maiolica rinascimentale
all'ingobbiata e graffita (XVI secolo), e dalle ultime maioliche montelupine
alla terraglia e alla porcellana (XVIII) sono diversi perfino da quelli nelle
zone limitrofe. L'introduzione della terraglia ad uso d'Inghilterra alla fine
del Settecento rappresenta uno dei momenti più significativi - e meno noti -
della storia della ceramica in Toscana.
LUCA PESANTE, Vascelarius modernus. L'idea di modernità nelle parole di
alcuni contemporanei.
I ritrovamenti di manufatti del '400 e del '500 effettuati negli ultimi
decenni nella Sicilia meridionale da Caltagirone a Caltanissetta, a Gela, a
Ragusa consentono di proporre una prima tipologia delle forme e delle
decorazioni in uso ed individuano più centri di produzione. Tali ceramiche
sono ricoperte da uno smalto di buona qualità corposo e coprente e decorate
con motivi vegetali o geometrici stilizzati, in bruno e verde dalle tonalità
molto scure oppure molto chiare e piuttosto slavate. Alla fine del secolo al
bruno e al verde si aggiunge il blu che nel corso del '500 giungerà a
costituire il colore unico dell'apparato decorativo. A fronte delle
innovazioni connesse alla qualità dei rivestimenti ed ai motivi decorativi
oltre che alle forme ed all'uso dei colori, si osserva una continuità nella
prevalenza delle maioliche rispetto ad altri tipi ceramici in linea con un
gusto maturato a partire dal '200 con le protomaioliche. Si ritiene che
all'origine delle innovazioni possano essere le trasformazioni che si
verificano alla fine del '300, sia in ambito politico militare che in ambito
economico e sociale, con l'insediarsi nell'isola di nuove famiglie della
nobiltà catalana giunte al seguito di re Martino.
SALVINA FIORILLA, Ceramiche rivestite nella Sicilia tardo medievale e
rinascimentale : elementi di continuità e innovazione.
In alcune fonti documentarie del XVI secolo che hanno a che fare con la
produzione e il consumo di ceramica compare l'aggettivo "moderno",
utilizzato con ogni probabilità nel significato di "nuovo". Non è
facile oggi ricostruire i caratteri che nel XVI secolo definivano un vasaio o
un prodotto ceramico come "moderno", è tuttavia possibile mettere a
fuoco la volontà di marcare una distinzione dal passato e la consapevolezza,
anche nell'ambito della ceramica, di vivere una Età nuova. I casi del vasaio
Alberto Bonsagna e di Gimignano Stellifero di Acquapendente (VT) mettono in
luce questo problema, che oltre trattare di alcune categorie storiografiche
interessa in realtà aspetti centrali della cultura materiale del XVI secolo.
RUGGERO LOMBARDI, Ceramiche a rivestimento vetroso provenienti
dall'insediamento rupestre di Gravina in Puglia (BA).
Le ricognizioni archeologiche, effettuate lungo gli spalti della gravina di
Gravina in Puglia, hanno messo in luce una successione di fasi di
frequentazione antropica dell'invaso gravinese; purtroppo la mancanza di
rinvenimenti ceramici, raggruppati in concentrazioni presso le grotte e
nell'immediato sopratterra, non ha consentito di datare le suddette fasi. Per raggiungere questo obiettivo di ricerca è stato necessario prendere in
considerazione i rinvenimenti ceramici di età medievale provenienti dalle
indagini archeologiche, realizzate tra il 1988 e 1992 a ridosso degli spalti
della gravina e precisamente presso le contrade di Padre Eterno, di strada San
Vito vecchio e della chiesa rupestre di Sant'Andrea.
MARCELLA GIORGIO, IRENE TROMBETTA, Dall'ultima maiolica arcaica alle prime
ingobbiate graffite: persistenze e trasformazioni nella produzione ceramica a
Pisa e nel Valdarno Inferiore tra la fine del XV e gli inizi XVI secolo.
Le recenti indagini sistematiche svolte su contesti ceramici provenienti da
scavi stratigrafici urbani posti sia a Pisa che in diversi centri del Valdarno
Inferiore hanno contribuito al dibattito sulla cronologia delle ultime
maioliche arcaiche e sull'introduzione della tecnica dell'ingobbio a Pisa nel
XV secolo. I nuovi dati permettono di posticipare di almeno un cinquantennio
la datazione proposta dagli ormai storici studi di G. Berti, a seguito anche
di una rilettura di documenti storici e archeologici pisani editi dalla
stessa.
PASQUALE FAVIA, VINCENZO VALENZANO, Reperti dalle frequentazioni
tardomedievali e dalle fasi finali di occupazione dell'insediamento di
Montecorvino (Foggia): il contributo delle informazioni ceramiche in rapporto
all'abbandono di un sito.
L'intervento intende analizzare le informazioni offerte dalle ceramiche emerse
durante le ricognizioni (2006-2007) e le prime campagne di scavo (2008-2009)
del sito di Montecorvino (provincia di Foggia), ubicato sui Monti Dauni,
rilievi che marcano il passaggio fra la Puglia settentrionale ai confini con
l'Irpinia e il Molise. L'insediamento sorse con tutta probabilità in contesto
bizantino (prima metà del'XI sec.), con funzione strategica a protezione del
Tavoliere e visse una vicenda insediativa lungo il Bassomedioevo, quale borgo
fortificato di altura (munito un castrum turrito e dotato dello status di sede
episcopale) inserito nella cornice sociale ed economica della Puglia
settentrionale, dedita alla cerealicoltura e allo sfruttamento delle risorse
del bosco e dell'incolto e nelle rete feudale da epoca normanna sino ad età
aragonese.
IRENE TROMBETTA, Primi studi di ceramica
postmedievale in Alto Adige: lo scavo della Mallepell Haus a Bressanone.
Il rinvenimento di un butto di manufatti ceramici all'interno di un pozzo
messo in luce durante gli scavi della Mallepell Haus a Bressanone (BZ) nel
2005, ha consentito una prima analisi sistematica delle ceramiche
postmedievali in uso quotidianamente nelle famiglie contadine sudtirolesi. Il
quadro delle forme attestate è ristretto a pochi recipienti aperti (piatti e
scodelle) e chiusi (bicchieri, pentole e pitali) che si articolano però in
dimensioni diverse. Le forme, quasi interamente ricostruibili, e i decori
(raramente presenti) rimandano ad un ampio raggio di approvvigionamento, non
solo dalle numerose fabbriche locali attestate nei documenti, ma anche da
centri o mercati di oltralpe tra i quali è possibile ravvisare un ampio
areale determinato da caratteristiche tecnologiche e morfologiche comuni. Il
servizio di recipienti rispecchia molto bene le consuetudini alimentari
caratteristiche dell'area alpina di tradizione germanica tra XVIII e XIX
secolo, così come anche parti di stufe in ceramica rimandano a metodi di
riscaldamento tipici di queste regioni.
LAVINIA SOLE, I materiali ceramici e gli altri rinvenimenti dalle cisterne
del Castello di Butera: spunti e riflessioni.
Le indagini archeologiche condotte nell'area antistante il Castello medievale
di Butera (1998-1999), piccolo centro in provincia di Caltanissetta, hanno
restituito parte della corte interna dell'edificio, dotata di un sistema di
pozzi e silos per l'approvvigionamento idrico e granario. I rapporti
stratigrafici tra le strutture e l'analisi del materiale rinvenuto all'interno
delle cisterne (vetri, metalli e ceramiche ad invetriatura piombifera, ad
invetriatura stannifera, prive di rivestimento, maioliche monocrome e
policrome), oltre ad evidenziare le diverse fasi edilizie durante le quali
venne realizzato l'ampio sistema di raccolta per le acque e le granaglie (XII/XIII-XV
secolo), permettono di disporre di interessanti indicatori relativi alla
durata di circolazione delle diverse classi ceramiche individuate. Tra le
maioliche si segnala, l'eccezionale boccale policromo di produzione calatina
con raffigurazione di putto con globo crucifero (XVII secolo) che attesta
l'apertura di una delle cisterne in epoca tarda, documentata anche da fonti
locali, dopo che, nel XV secolo, l'area era stata sigillata con una gettata di
calce.
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