CENTRO LIGURE PER LA STORIA DELLA CERAMICA

CONVEGNO  2010
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Piatto

XLIII CONVEGNO INTERNAZIONALE DELLA CERAMICA

“La ceramica nei periodi di transizione”
Novità e persistenze nel Mediterraneo tra XII e XVI secolo
venerdì 28 - sabato 29 maggio 2010


RIASSUNTI / ABSTRACTS

BRUNO BARBERO, Un altro fuoco della ceramica savonese nel Settecento. Alessandro Musso.

La comunicazione ripercorre le vicende della breve esistenza di Alessandro Musso, proveniente da una famiglia di ceramisti dell'"arte grossa", che nel 1796 è in grado di rilevare in affitto, con una quota maggioritaria, la manifattura di maiolica, terraglia e porcellana di Giacomo Boselli. Muore prematuramente dopo un solo anno, nel 1797. Sono presentati alcuni rari esemplari della produzione marcata da Alessandro Musso: un nucleo di profumiere di Palazzo Reale a Genova, una di forme analoghe e diverso decoro comparsa recentemente sul mercato antiquario. Viene inoltre discussa la paternità di una statuetta in porcellana policroma raffigurante un Gentiluomo in vesti da giardiniere, siglata DV, derivata dallo stesso stampo di un esemplare della Pinacoteca Civica, comunemente attribuito alla manifattura di Giacomo Boselli e Giuseppe Robatto, per analogia con esemplari firmati dai due ceramisti savonesi.

MARTA CAROSCIO, Produzioni ceramiche in area valenciana fra XII e XIV secolo.

Questo contributo si propone di metter in evidenza alcuni aspetti relativi a persistenze e mutamenti nella produzione di ceramica in area valenciana nel periodo di transizione marcato dal controllo dei regni cristiani su questo territorio. Particolare attenzione sarà dedicata all'aspetto delle tecniche produttive. La ceramica islamica proveniente dall'area produttiva di Sagunto e databile all'XI-XII secolo sarà confrontata con la produzione del Testar del Molí (Paterna) databile al XIII-XIV secolo. Si tratta di uno studio preliminare che potrà essere completato solo al termine dell'indagine sui contesti studiati e con un'ulteriore ricerca su contesti analoghi di XII-XIII secolo.

SARA AIRÒ, Manufatti ceramici dal casale di San Michele in Frangesto (Monopoli, BA): tipologie e associazioni d'uso da un contesto abitativo rurale tardomedievale (XIV-XV secolo).

Con il presente intervento si intende affrontare il tema delle tipologie ceramiche e delle associazioni d'uso delle medesime in età tardomedievale tramite lo studio specifico dei manufatti provenienti dalle stratigrafie terrose di un contesto rurale della Puglia centro-meridionale, il sito di San Michele in Frangesto (Contrada Impalata - Monopoli, BA), indagato nel 2007 dall'Università degli Studi di Bari. Il vasellame rinvenuto consta essenzialmente di ceramica depurata priva di rivestimento vetroso, tra cui è stato possibile riconoscere essenzialmente grandi contenitori, quali bacini e anforacei, concentrati in particolar modo nell'area di un ambiente forse deputato alla rifusione del metallo, e di ceramiche da fuoco.

MAURIZIO BIORDI presentazione del progetto Euromuse.net.

Obiettivo principe del progetto, che vede coinvolti i più importanti musei europei (Louvre, National Gallery, Prado etc), è infatti quello di promuovere tutti i musei d'Europa nella cornice offerta dal portale www.euromuse.net.

NÚRIA MIRÓ I ALAIX, La producción de cerámica en Barcelona en época moderna. Novedad y tradición.

Barcelona en época medieval y moderna fue un puerto al que llegaban gran variedad de mercancías. Este flujo comercial motivó la entrada de nuevas ideas, tendencias, costumbres y objetos que tuvieron aceptación entre la población local. Los ceramistas no se quedan al margen de las nuevas corrientes. Introducen cambios en la técnica de fabricación de la cerámica, así como en la elaboración de una tipología de formas adaptadas a las nuevas modas. Pero es en el catálogo de motivos decorativos, donde queda más patente esta transformación, pasando de composiciones lineales o geométrico-vegetales, la mayoría inspiradas en las producciones valencianas, a decoraciones mucho más complejas que recogen las tendencias que triunfan en toda Europa.

ELVIRA LO MELE, ENRICO CIRELLI, La ceramica del Castello di Rontana. Cambiamenti tecnologici e innovazioni tra tardo Medioevo e Rinascimento.

Il Dipartimento di Archeologia dell'Università di Bologna ha condotto una serie di indagini archeologiche nel castello di Rontana (Brisighella - Ra). Il sito, di X secolo, si trova in un luogo strategico per il controllo della viabilità tra Toscana e Romagna, localizzato a pochi km da Faenza. Nelle stratificazioni indagate sono stati rinvenuti numerosi esemplari soprattutto associati alle ultime fasi di vita del castello, distrutto dalle truppe pontificie nel 1591 e in seguito abbandonato. Tra questi spiccano le produzioni di ceramica faentina, ma sono anche attestati esemplari di produzione toscana e di area padana. Un contesto straordinario, soprattutto per il suo stato di conservazione, è stato identificato all'interno del cortile della Rocca rinascimentale.

MARCELLA GIORGIO, L'ultima maiolica pisana: novità e aggiornamenti sulla produzione di maiolica arcaica a Pisa nel XV secolo.

La maiolica arcaica pisana è stata uno dei primi manufatti ceramici italiani, prodotti agli inizi del XIII secolo, ad utilizzare la copertura a base stannifera. Caratterizzata fin dai suoi esordi per un alto livello qualitativo, per il doppio rivestimento vetrificato (smalto/vetrina) che caratterizza le differenti superfici, e per la ricchezza decorativa data dalla combinazione dei due colori utilizzati (bruno manganese e verde ramina), essa vede un'evoluzione particolare durante i tre secoli di produzione (XIII-XV) che la porta ad un forte cambiamento tecnologico e qualitativo. Nuovi dati provenienti dagli scavi stratigrafici urbani effettuati a partire dal 2000, ed elaborati da chi scrive nell'ambito di una ricerca di dottorato svolta per l'Università degli Studi di Torino, hanno permesso l'acquisizione di elementi tali da ampliare le conoscenze sull'ultima e meno conosciuta fase produttiva di tale importante manufatto ceramico pisano.

VALERIO DIOTTO, I laggioni a cuerda seca nel palazzo di Andrea Doria in piazza S.Matteo a Genova.

L'interesse di questi laggioni, di cui rimane solo una piccola quantità sotto un finestra nelle scale al primo piano del palazzo di Andrea Doria in piazza S:Matteo è che essi costituiscono un unicum, in quanto non si conoscono altri esempi di rivestimenti parietali a cuerda seca ancora in situ in Italia. Inoltre, confrontando i modelli dei laggioni con i disegni pubblicati da Gonzalez Martì nel suo libro "Ceramica del Levante Espanol" si evince che essi provengono da Valencia e dintorni (Manises) e non da Siviglia come la maggioranza dei laggioni presenti nei palazzi genovesi. Èinteressante notare come alcuni dei laggioni in oggetto furono fabbricati con una tecnica di transizione tra la cuerda seca e la cuenca o arista. Nella parete in oggetto troviamo 3 tipi di laggioni che riassumono le 3 tecniche in uso tra la fine del XV e l'inizio del XVI secolo, ossia la cuerda seca, la cuerda seca rinforzata e la cuenca o arista. Dal punto di vista del repertorio iconografico, per il motivo a "zampa di gallo"di alcuni laggioni si possono trovare analogie con piatti provenienti dall'Asia Centrale.

LARA SABBIONESI, Dalla Toscana alla Pianura Padana: la "maiolica arcaica" e la trasmissione del sapere tecnologico nell'Italia del XIII secolo.

L'inizio della produzione della maiolica in Italia, in particolare a Pisa tra il secondo ed il terzo decennio del XIII secolo, e la sua diffusione del territorio durante lo stesso secolo è stata spiegata come un trasferimento di maestranze, attraverso le quali nuove tecniche si sarebbero radicate negli ambienti produttivi locali. Le logiche che hanno guidato i movimenti degli artigiani, tuttavia, sono state ancora poco indagate. Questo intervento intende proporre un'ipotesi riguardo alle modalità in cui tali bagagli di conoscenze potrebbero aver attraversato la penisola, dalla Toscana fino ad arrivare in Romagna. In particolare si intende dimostrare come la tesi di una diffusione a "macchia d'olio" di questa tecnica sia sempre meno convincente, mentre pare che i ceramisti in grado di fabbricare questi oggetti non sembrino muoversi di pochi chilometri ogni generazione, per diffondere capillarmente la tecnica nel territorio. Sembra infatti che coprano con un solo spostamento anche grandi distanze, quando naturalmente le condizioni favorevoli lo consentano.

MARCELLO ROTILI, Nuove produzioni nel Mezzogiorno fra l'età normanna e l'età aragonese.

Le nuove produzioni ceramiche del Mezzogiorno basso medievale si correlano, per alcuni versi, ai mutamenti, soprattutto economici, intervenuti fra l'età normanna e l'epoca angioina. Ulteriori sviluppi produttivi sembrano dipendere dalla presenza aragonese tra la prima parte del XV secolo e l'inizio del Viceregno spagnolo.

NICOLA BUSINO, Nascita e consolidamento di modelli signorili ad Ariano Irpino in età basso medievale: aspetti innovativi e persistenze nelle produzioni da mensa.

Il castello di Ariano Irpino, borgo irpino già sede di un insediamento fortificato nella tarda età longobarda e centro vescovile alla fine del X, conobbe rilevanti ampliamenti intorno alla metà del XII, in rapporto all'istituzione del primo comitatus normanno nel Mezzogiorno: dopo i lavori promossi in età angioina, il fortilizio fu quindi oggetto di consistenti restauri alla fine del XV secolo, allorché per volere di Ferrante d'Aragona fu definito l'impianto attuale con torri circolari. L'avvento della Corona aragonese comportò verosimilmente una transizione verso modelli signorili sempre più consolidati, come si riscontra dal largo impiego di nuove produzioni da mensa, rinvenute nelle due campagne di scavo (1988-1994 e 2008) condotte nel castello da Marcello Rotili.

MARIA RAFFAELLA CATALDO, Gli sviluppi della maiolica tra XIV e XVI secolo: persistenze e nuove produzioni da alcuni siti della Campania interna.

Dagli scavi nella Campania interna provengono numerose testimonianze di produzioni ceramiche da mensa che documentano sia persistenze sia rilevanti novità qual è quella rappresentata dalla smaltata a disegni blu.

CATERINA SCARPATI, La ceramica a Napoli tra la fine del Medioevo e l'età aragonese: la maiolica dipinta tardomedievale.

Gli scavi archeologici che in questi ultimi anni si stanno svolgendo a Napoli per la realizzazione della nuova linea della Metropolitana hanno restituito una ingente quantità di ceramica, che copre un vastissimo arco cronologico. In questa sede si vuole prendere in considerazione il periodo che va dalla fine del Medioevo fino agli inizi del XVI secolo, periodo in cui si affermano nuove classi ceramiche, che presentano elementi formali e decorativi innovativi rispetto alle precedenti produzioni bassomedievali. La maiolica dipinta tardomedievale proveniente dai contesti datati tra la metà del XIV secolo e il secolo successivo, è una delle classi meglio rappresentate. È possibile distinguere una produzione iniziale, che giunge fino alla metà del XV secolo, da una successiva, che si spinge fino agli inizi del XVI secolo, quando viene poi gradualmente sostituita dalla maiolica rinascimentale, sia dipinta che monocroma bianca.

LUIGI DI COSMO, Prime considerazioni sulla circolazione delle ceramiche nella Campania interna tra XV e XVI secolo: la smaltata dipinta in verde e la graffita nel Sannio - Alifano.

A seguito di nuove indagini archeologiche effettuate nell'Alifano ed a recenti ritrovamenti di materiali medievali in area cerretese è stato possibile definire le caratteristiche peculiari di due tipologie ceramiche attestate in questo territorio della Campania interna. Il materiale proviene in gran parte dall'abitato della Cerreto medievale (BN), abbandonato dopo il disastroso terremoto del 1688, dalla Rocca di S. Salvatore Telesino (BN), che ebbe un lento declino nel corso del XVI secolo dopo essere stata nel XV sede episcopale temporanea, e da scavi eseguiti nel centro storico di Alife (CE), che hanno confermato una drastica riduzione della residenzialità nel periodo.

ANNARITA STIGLIANO, ANNA COLANGELO, Ceramica da fuoco e lucerne tardo medievali da Piazza Castello a Taranto.

Il contributo illustra i risultati di un lavoro di riesame complessivo del materiale ceramico proveniente dallo scavo condotto in Piazza Castello a Taranto. In questa zona, già interessata da una frequentazione monumentale di età classica (tempio cd. di Poseidon), sono emersi due silos e cinque fosse di età medievale. Tali contesti hanno restituito numerose classi ceramiche: verranno prese in considerazione, in particolare, le olle da fuoco, caratterizzate da un impasto analogo a quello delle lucerne del tipo "a becco lungo". Queste ultime, comparse in Italia Meridionale solo a partire dall'XI secolo trovano la loro maggiore diffusione tra il XIII e il XV secolo.

ENRICO CIRELLI, MARIANGELA VANDINI, E. VENTURINI, Ceramiche a rivestimento stannifero di produzione faentina. Analisi qualitative dei materiali provenienti dal Castello di Rontana (Brisighella - RA).

Lo scavo del Castello di Rontana (RA) ha restituito numerosi frammenti di ceramiche faentina databili tra la fine del XV e la prima metà del XVI secolo. In questo periodo molte delle strutture dell'insediamento fortificato furono trasformate per adattare le difese di tipo medievale ai nuovi sistemi di assedio con armi da fuoco, che cominciano ad essere ampiamente diffuse in questo periodo. Negli ultimi mesi è stato effettuato uno studio sulle caratterizzazioni dei diversi tipi di rivestimento identificati nei principali gruppi di materiali. Si tratta di indagini semi-quantitative della composizione chimica elementare dei rivestimenti, effettuate mediante spettrometria di fluorescenza di raggi-X (XRF - sistema portatile) in modo completamente non invasivo. Indagini in spettrofotometria nel visibile hanno poi permesso di misurare il colore delle varie parti dei decori. Tutte le indagini sono state effettuate sulla totalità delle cromie presenti nei rivestimenti e sugli impasti per confronto. I rivestimenti sono risultati a base piombica con opacificante stannifero e le varie tonalità cromatiche ottenute per aggiunta di cromofori quali rame per i verdi, manganese per i marroni-violacei, ferro e cobalto per i blu; interessante il caso del colore arancio ottenuto mediante impiego di antimonio.

MICHELA RIZZI, Ceramiche tardo medievali dal fortino di Sant'Antonio - Bari.

La scoperta di una chiesa inglobata all'interno del Fortino di sant'Antonio di Bari, edificata tra XI e XII secolo, e lo studio dei materiali in essa rinvenuti, è di ausilio per la comprensione delle dinamiche insediative nella Bari medievale, come pure per la conoscenza delle produzioni ceramiche medievali e postmedievali diffuse in città tra XII e XVII secolo. Diverse le classi ceramiche emerse dagli scavi; la più numerosa è sicuramente la ceramica acroma, priva di rivestimento, rappresentata da forme d'uso quotidiano quali piatti, bacini, brocche e anfore per l'acqua, mentre quasi del tutto assente è la ceramica da fuoco e quella dipinta; molto numerosi invece i frammenti con rivestimento vetroso trasparente verde, giallo, policromo e a doppio bagno. Alcune forme di maiolica e due anforette "Bari type" rappresentano i reperti caratteristici delle produzioni più tarde, nel secondo caso tipiche produzione locali molto diffuse ma la cui produzione non appare ancora ben documentata.

SIMONA PANNUZI, Le prime ceramiche rivestite da mensa ed il loro rapporto con le produzioni maiolicate nelle regioni dell'Italia centro-meridionale.

Si analizzerà lo sviluppo delle prime ceramiche rivestite da mensa che compaiono nelle regioni centro-meridionali, in particolare la zona abruzzese-molisana, il Lazio meridionale e la Campania, che alla luce dei più recenti ritrovamenti appaiono legate nel periodo tardomedievale da una comune tradizione produttiva. Si verificherà il collegamento di queste ceramiche ingubbiate ed invetriate con le prime maioliche, che in alcuni casi potevano essere fabbricate nei medesimi ambiti produttivi. Si cercherà di capire le possibili connnessioni con la realtà politica del periodo e gli eventuali influssi esterni sullo sviluppo di queste tradizioni produttive.

ANNA MOORE VALERI, Periodi di transizione nella ceramica toscana: la prima produzione della terraglia ad uso d'Inghilterra nel Granducato alla fine del Settecento.

Nessuna storia della ceramica è applicabile a tutte le regioni, tanto meno tutti i paesi: la cronologia della ceramica postmedievale toscana ha alcuni punti comuni con quelle di altre regioni italiane ma non è mai uguale ad esse e gli importanti momenti di transizione (dalle terracotte altomedievali alle ceramiche invetriate basso medievali (XIII secolo), dalla maiolica medievale a quella rinascimentale (XIV-XV secolo), dalla maiolica rinascimentale all'ingobbiata e graffita (XVI secolo), e dalle ultime maioliche montelupine alla terraglia e alla porcellana (XVIII) sono diversi perfino da quelli nelle zone limitrofe. L'introduzione della terraglia ad uso d'Inghilterra alla fine del Settecento rappresenta uno dei momenti più significativi - e meno noti - della storia della ceramica in Toscana.

LUCA PESANTE, Vascelarius modernus. L'idea di modernità nelle parole di alcuni contemporanei.

I ritrovamenti di manufatti del '400 e del '500 effettuati negli ultimi decenni nella Sicilia meridionale da Caltagirone a Caltanissetta, a Gela, a Ragusa consentono di proporre una prima tipologia delle forme e delle decorazioni in uso ed individuano più centri di produzione. Tali ceramiche sono ricoperte da uno smalto di buona qualità corposo e coprente e decorate con motivi vegetali o geometrici stilizzati, in bruno e verde dalle tonalità molto scure oppure molto chiare e piuttosto slavate. Alla fine del secolo al bruno e al verde si aggiunge il blu che nel corso del '500 giungerà a costituire il colore unico dell'apparato decorativo. A fronte delle innovazioni connesse alla qualità dei rivestimenti ed ai motivi decorativi oltre che alle forme ed all'uso dei colori, si osserva una continuità nella prevalenza delle maioliche rispetto ad altri tipi ceramici in linea con un gusto maturato a partire dal '200 con le protomaioliche. Si ritiene che all'origine delle innovazioni possano essere le trasformazioni che si verificano alla fine del '300, sia in ambito politico militare che in ambito economico e sociale, con l'insediarsi nell'isola di nuove famiglie della nobiltà catalana giunte al seguito di re Martino.

SALVINA FIORILLA, Ceramiche rivestite nella Sicilia tardo medievale e rinascimentale : elementi di continuità e innovazione.

In alcune fonti documentarie del XVI secolo che hanno a che fare con la produzione e il consumo di ceramica compare l'aggettivo "moderno", utilizzato con ogni probabilità nel significato di "nuovo". Non è facile oggi ricostruire i caratteri che nel XVI secolo definivano un vasaio o un prodotto ceramico come "moderno", è tuttavia possibile mettere a fuoco la volontà di marcare una distinzione dal passato e la consapevolezza, anche nell'ambito della ceramica, di vivere una Età nuova. I casi del vasaio Alberto Bonsagna e di Gimignano Stellifero di Acquapendente (VT) mettono in luce questo problema, che oltre trattare di alcune categorie storiografiche interessa in realtà aspetti centrali della cultura materiale del XVI secolo.

RUGGERO LOMBARDI, Ceramiche a rivestimento vetroso provenienti dall'insediamento rupestre di Gravina in Puglia (BA).

Le ricognizioni archeologiche, effettuate lungo gli spalti della gravina di Gravina in Puglia, hanno messo in luce una successione di fasi di frequentazione antropica dell'invaso gravinese; purtroppo la mancanza di rinvenimenti ceramici, raggruppati in concentrazioni presso le grotte e nell'immediato sopratterra, non ha consentito di datare le suddette fasi. Per raggiungere questo obiettivo di ricerca è stato necessario prendere in considerazione i rinvenimenti ceramici di età medievale provenienti dalle indagini archeologiche, realizzate tra il 1988 e 1992 a ridosso degli spalti della gravina e precisamente presso le contrade di Padre Eterno, di strada San Vito vecchio e della chiesa rupestre di Sant'Andrea.

MARCELLA GIORGIO, IRENE TROMBETTA, Dall'ultima maiolica arcaica alle prime ingobbiate graffite: persistenze e trasformazioni nella produzione ceramica a Pisa e nel Valdarno Inferiore tra la fine del XV e gli inizi XVI secolo.

Le recenti indagini sistematiche svolte su contesti ceramici provenienti da scavi stratigrafici urbani posti sia a Pisa che in diversi centri del Valdarno Inferiore hanno contribuito al dibattito sulla cronologia delle ultime maioliche arcaiche e sull'introduzione della tecnica dell'ingobbio a Pisa nel XV secolo. I nuovi dati permettono di posticipare di almeno un cinquantennio la datazione proposta dagli ormai storici studi di G. Berti, a seguito anche di una rilettura di documenti storici e archeologici pisani editi dalla stessa.

PASQUALE FAVIA, VINCENZO VALENZANO, Reperti dalle frequentazioni tardomedievali e dalle fasi finali di occupazione dell'insediamento di Montecorvino (Foggia): il contributo delle informazioni ceramiche in rapporto all'abbandono di un sito.

L'intervento intende analizzare le informazioni offerte dalle ceramiche emerse durante le ricognizioni (2006-2007) e le prime campagne di scavo (2008-2009) del sito di Montecorvino (provincia di Foggia), ubicato sui Monti Dauni, rilievi che marcano il passaggio fra la Puglia settentrionale ai confini con l'Irpinia e il Molise. L'insediamento sorse con tutta probabilità in contesto bizantino (prima metà del'XI sec.), con funzione strategica a protezione del Tavoliere e visse una vicenda insediativa lungo il Bassomedioevo, quale borgo fortificato di altura (munito un castrum turrito e dotato dello status di sede episcopale) inserito nella cornice sociale ed economica della Puglia settentrionale, dedita alla cerealicoltura e allo sfruttamento delle risorse del bosco e dell'incolto e nelle rete feudale da epoca normanna sino ad età aragonese.

IRENE TROMBETTA, Primi studi di ceramica postmedievale in Alto Adige: lo scavo della Mallepell Haus a Bressanone.

Il rinvenimento di un butto di manufatti ceramici all'interno di un pozzo messo in luce durante gli scavi della Mallepell Haus a Bressanone (BZ) nel 2005, ha consentito una prima analisi sistematica delle ceramiche postmedievali in uso quotidianamente nelle famiglie contadine sudtirolesi. Il quadro delle forme attestate è ristretto a pochi recipienti aperti (piatti e scodelle) e chiusi (bicchieri, pentole e pitali) che si articolano però in dimensioni diverse. Le forme, quasi interamente ricostruibili, e i decori (raramente presenti) rimandano ad un ampio raggio di approvvigionamento, non solo dalle numerose fabbriche locali attestate nei documenti, ma anche da centri o mercati di oltralpe tra i quali è possibile ravvisare un ampio areale determinato da caratteristiche tecnologiche e morfologiche comuni. Il servizio di recipienti rispecchia molto bene le consuetudini alimentari caratteristiche dell'area alpina di tradizione germanica tra XVIII e XIX secolo, così come anche parti di stufe in ceramica rimandano a metodi di riscaldamento tipici di queste regioni.

LAVINIA SOLE, I materiali ceramici e gli altri rinvenimenti dalle cisterne del Castello di Butera: spunti e riflessioni.

Le indagini archeologiche condotte nell'area antistante il Castello medievale di Butera (1998-1999), piccolo centro in provincia di Caltanissetta, hanno restituito parte della corte interna dell'edificio, dotata di un sistema di pozzi e silos per l'approvvigionamento idrico e granario. I rapporti stratigrafici tra le strutture e l'analisi del materiale rinvenuto all'interno delle cisterne (vetri, metalli e ceramiche ad invetriatura piombifera, ad invetriatura stannifera, prive di rivestimento, maioliche monocrome e policrome), oltre ad evidenziare le diverse fasi edilizie durante le quali venne realizzato l'ampio sistema di raccolta per le acque e le granaglie (XII/XIII-XV secolo), permettono di disporre di interessanti indicatori relativi alla durata di circolazione delle diverse classi ceramiche individuate. Tra le maioliche si segnala, l'eccezionale boccale policromo di produzione calatina con raffigurazione di putto con globo crucifero (XVII secolo) che attesta l'apertura di una delle cisterne in epoca tarda, documentata anche da fonti locali, dopo che, nel XV secolo, l'area era stata sigillata con una gettata di calce.


Date e orari delle manifestazioni potrebbero subire variazioni rispetto ai programmi originari su cui sono basate queste pagine. La Società Savonese di Storia Patria non è responsabile per eventuali disguidi. Per informazioni:Centro Ligure per la Storia della Ceramica - c/o Civico Museo Archeologico del Priamar - Corso Mazzini 1 - 17100 Savona. Telefono e fax: 019.822708 - E-mail centro.ceramica@museoarcheosavona.it 


Alcune immagini sono rielaborazioni di locandine e programmi delle singole iniziative
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27/10/2010

    


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