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La prima tornata dei lavori si apre con la relazione di Gabriella Airaldi su
Genova e la Liguria nel commercio medievale, che offre un quadro storico del
ruolo svolto dai porti e dai mercati liguri nel corso del medioevo, in relazione
anche alla circolazione delle materie prime utili alla produzione ceramica.
Seguono tre relazioni che mettono in luce i rapporti tra la nostra regione e la
Spagna tra medioevo ed età moderna: in particolare Raffaella Carta affronta il
tema de Le importazioni di ceramica ligure ne IXVI secolo a Granada: studio
preliminare, presentando i ritrovamenti di maiolica cinquecentesca ligure
contestualizzandoli nell'ambito dell'espansione urbana della città.
La
relazione di Adela Fabregas García e Alberto García Porras, La Liguria
territorio de receptión de cerámicas producidas en la Peninsula ibérica
durante la Baja Edad Media, propone i lineamenti generali attinenti la
strutturazione commerciale, i ritmi di produzione e le aree di distribuzione dei
materiali ceramici spagnoli trovati in territorio ligure, attraverso l'analisi
combinata di fonti documentarie ed archeologiche. Dalla metà del XII secolo e
fino alla fine del Medioevo, i centri produttivi della Penisola Iberica furono
infatti in grado di esportare ceramiche di lusso grazie all'aiuto degli
operatori commerciali italiani attivi in queste zone, come testimoniano le fonti
documentarie e quelle archeologiche.
Successivamente viene letta la relazione di
Jaume Coll Conesa, Aproximación a las importaciones de cerámica ligur en
Mallorca, che desta particolare interesse in quanto viene presentata una
rassegna di ceramiche riferibili alle principali tipologie decorative della
maiolica ligure, testimonianza della presenza a Maiorca di ricercate ceramiche
appartenenti a diverse famiglie nobili dell'isola.
Conclude la mattinata la relazione Le origini della produzione in Liguria: dati
archeologici e mineralogico-petrografici integrati sulla ceramica preistorica e
protostorica, presentata da Claudio Capelli, Tiziano Mannoni, Elisabetta
Stagnini, nella quale si fa il punto sulle più aggiornate ricerche
archeometriche sulle ceramiche di età preistorica e protostorica.
Nel pomeriggio i lavori riprendono con la relazione di Paolo Gull su La ceramica
ligure a Roma tra tardo medioevo ed età moderna nel quadro dei commerci
tirrenici, nella quale viene esaminato l'importante ruolo del porto fluviale di
Roma nell'ambito dei commerci tirrenici.
Quindi Fabrizio Benente affronta il tema delle Ceramiche di produzione locale e
di importazione (XI - XIII secolo) in Liguria, offrendo un interessante quadro
regionale, con particolare attenzione per i principali centri
marittimo-commerciali liguri.
Un aspetto poco conosciuto della produzione di ceramiche graffite locali viene illustrato da
Paolo Ramagli nella relazione:
Le graffite policrome cinquecentesche di produzione savonese. L'autore pone l'attenzione su una
particolare variante delle graffite policrome savonesi, denominata "tipo S.
Domenico" dal luogo dove è stata rinvenuta in maggiore abbondanza, dalle quali si distingue per i caratteri morfologici e per l'uso del doppio rivestimento su entrambe le superfici.
Rita Lavagna e Donatella Ventura, presentano, nella comunicazione Nuovi dati
cronologici su produzioni savonesi del XVIII secolo, i materiali più
significativi provenienti dall'inedito scavo del Palazzo della Sibilla
all'interno della fortezza del Priamàr (Savona). La precisa datazione dei
contesti ha permesso di restringere in maniera significativa le cronologie
iniziali di alcune tipologie decorative della maiolica ligure e della "taches
noires".
Riferibile allo stesso ambito cronologico è l'intervento di Marco Biagini su Un
contesto ceramico del XVIII secolo dagli scavi del Palazzo del Principe a Genova, nel quale è stato presentato un consistente butto di ceramiche
provenienti dalle cucine dell'importante palazzo genovese appartenente alla
famiglia Doria.
Il Convegno riprende nella mattinata di sabato con la relazione di Fabrizio
Benente, Roberto Codovilla, Fabrizio Pastorino, Nuovi dati sulla circolazione
delle ceramiche comuni grezze nella Liguria orientale, esaustiva nella
presentazione dello stato delle ricerche su questa particolare tipologia
ceramica in una zona della Liguria aperta a diversi influssi e correnti
commerciali.
Claudio Capelli presenta a nome suo e di Catherine Richarte, Lucy Vallauri, Yona
Waksman uno studio sulla Caratterizzazione archeologica ed archeometrica di
graffite policrome del gruppo Port Saint Symeon ware rinvenute a Beirut, Genova
e Marsiglia, proponendo, sulla base dei dati archeometrici, nuovi strumenti per
la distinzione di questa tipologia ceramica.
Viene letta la relazione di Marco Milanese, Commercio e diffusione della
ceramica ligure tra Toscana, Sardegna e Corsica, dal basso medioevo all'età
contemporanea (secc. XIII - XIX) nella quale vengono presentati i dati su
recenti ritrovamenti di ceramica ligure in vari scavi condotti dal relatore.
Segue la comunicazione di Alessandra Molinari e Daniele Cassai, La Sicilia ed il
Mediterraneo tra XI e XIII secolo. Importazione ed esportazione di ceramiche
fini e da trasporto, in cui viene analizzata la tipologia di tali contenitori
provenienti dagli scavi siciliani.
L'analisi di Sergio Nepoti su I materiali liguri dei musei di Pavia, pone
l'accento sulla difficoltà di distinguere le ceramiche liguri conservate nei
musei di Pavia dalle produzioni di ceramisti liguri che si sono trasferiti e
hanno operato in ambiente lombardo ripetendo le medesime soluzioni formali e
decorative.
Segue l'intervento di Anna Paola Deiana e Maria Francesca Porcella, Un bilancio
dei più recenti rinvenimenti di maiolica iberica in Sardegna e di imitazioni
liguri, dove viene affrontata in modo particolare la tematica delle importazioni
di maioliche spagnole.
Concludono la mattinata Paolo Palazzi, Loredana Parodi, Claudio Capelli, i quali
illustrano Una produzione di GAT a Finale Ligure? Dati archeologici e
archeometrici. Recenti ritrovamenti effettuati negli scavi di Finalborgo (SV)
hanno evidenziato l'esistenza di una produzione di ceramica graffita del tutto
simile a quella savonese, dalla quale si distingue però per un particolare
impasto che ha fatto ipotizzare una possibile produzione locale.
La tornata di comunicazione del sabato pomeriggio si apre con l'intervento di
Henri Amouric, Lucy Vallauri e Jean-Louis Vayssettes: Ligurie, Provence,
Languedoc: partenaires privilégiés des échanges céramiques du Moyen- âge à
l'Epoque contemporaine, che illustra i principali ritrovamenti di ceramiche
liguri effettuati nella Francia meridionale.
Tiziana Mazza presenta, assieme a Marco Milanese, "... fabricar in Livorno
vasellami all'uso di Orbizzola...": Francesco Salamoni d'Arbizola, maestro
di vasellami in Livorno, incentrata su inedite fonti documentarie relative alla
presenza di questo ceramista albisolese a Livorno.
Segue la relazione di Arrigo Cameirana, Ancora sulla produzione della società
Boselli - Robatto, il quale pone l'accento sulla particolare tipologia del
"biscuit" e dei problemi tecnici relativi alla sua produzione.
Paolo Gull, nella relazione Problemi sulla produzione "alla
porcellana" nell'area del Salento, presenta una tipologia ceramica poco
conosciuta.
Quindi Timoty Wilson offre una interessante sintesi sulla figura del pittore di
maiolica nell'intervento"Fìgulus et pictor": alcune osservazioni su
pittori "veri" e pittori su maiolica dal Quattrocento al Settecento.
Conclude la tornata dei lavori Giuseppe Buscaglia il quale, con Decorare o
dipingere maioliche? Osservazioni in margine ad una recente monografia su
Agostino Ratti, riprende il tema proposto da Wilson in relazione al suo studio
della figura di Agostino Ratti ceramista.
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