Quattro secoli di arte a Savona in quattro lezioni, corso didattico, Massimiliano Caldera e Magda Tassinari

La “Società Savonese di Storia Patria onlus” – in collaborazione e con il patrocinio del “Ministero Istruzione, Università e Ricerca. Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria” e del “Liceo Chiabrera-Martini” – organizza un corso intitolato Quattro secoli di arte a Savona in quattro lezioni che avrà le seguenti caratteristiche:

– l’obiettivo principale è conoscere il patrimonio artistico locale, fornendo alcune nozioni fondamentali di base. Il corso si svolgerà secondo un percorso cronologico, scegliendo, tra i capolavori dell’arte savonese, quelli maggiormente significativi ed emblematici della ricchezza artistica della città tra la fine del XIV e gli inizi del XIX secolo;

– i docenti, Massimiliano Caldera e Magda Tassinari, forniranno anche supporti metodologici per eventuali ulteriori ricerche personali e saranno entrambi presenti nelle quattro lezioni;

– il corso sarà costituito da quattro lezioni della durata di circa due ore cadauna tenute nella Sede della Società, in via Pia 14/4, da svolgersi nei primi mesi del 2019, secondo il programma provvisorio dettagliato in calce;

– alla fine di ogni lezione è prevista la possibilità di ulteriori approfondimenti mirati con i docenti, che hanno dato la propria disponibilità a fornire opera di tutoraggio;

– il corso è gratuito per gli iscritti alla Società in regola con il pagamento della quota del 2019. La quota di iscrizione costa euro 30 (trenta) annui, ridotti ad euro 10 (dieci) per chi ha meno di 26 anni o per chi è familiare diretto di un socio. Per gli studenti del Liceo Chiabrera-Martini l’iscrizione è gratuita.

Pianeta detta di Pio VII (particolare), inizi del XVIII secolo, damasco broccato. Savona, Santuario di N. S. di Misericordia

Programma

venerdì 18 gennaio 2019, La fine del Trecento e il Quattrocento

venerdì I febbraio, Il Cinquecento

venerdì 15 febbraio, Il Seicento

venerdì, I marzo, Il Settecento e gli inizi dell’Ottocento

 

Terminato il ciclo di lezioni, si potrà partecipare attivamente alle numerose attività della Società, tra cui segnaliamo l’inventariazione e ristrutturazione della ricca biblioteca.

Le iscrizioni al corso si ricevono esclusivamente per e-mail all’indirizzo di posta elettronica segreteria@storiapatriasavona.it; seguirà comunicazione di conferma con inoltro, ai non soci, della documentazione per regolarizzare l’iscrizione.

Quattro secoli di arte a Savona in quattro lezioni

Dogliani, toponomastica storica, F.Ciciliot, G.Martino, 7 dicembre

Dogliani, città delle Langhe, ebbe sempre rapporti privilegiati con la Riviera che si manifestarono anche nella vita del più illustre concittadino, il grande economista e presidente della Repubblica Luigi Einaudi, che studiò dai padri Scolopi di Savona.

Molti documenti medievali furono pubblicati da Giuseppe Barelli – contenuti nel Liber Franchisiarum et Libertatum – e altri si riscontrano nelle raccolte documentarie piemontesi e nei notai antichi savonesi e genovesi. Altre fonti scritte importanti per una ricerca sul territorio sono l’elenco delle trabie del 1640 e i catasti del 1677 e 1793, conservati nell’Archivio Storico Comunale.

Coccoluto Dogliani sito leggera

(Dogliani dal castello. Foto di Giovanni Coccoluto)

Proprio tali documenti sono alla base del fascicolo del Progetto Toponomastica Storica appena pubblicato per l’interessamento degli Amici del Museo locale e nato dalla collaborazione del presidente Giuseppe Martino e di Furio Ciciliot.

L’analisi toponomastica di Dogliani è molto interessante perché puntualizza le presenze romane e altomedievali a supporto di dati archeologici già conosciuti e sarà la base di successivi approfondimenti.

Riveste un particolare interesse un capitolo dedicato ai “toponimi del vino” che testimonia il valore aggiunto della toponomastica può dare alle produzioni di eccellenza.

Testa 2La copertina del fascicolo presenta uno dei più interessanti reperti conservati nel museo archeologico di Dogliani, una testa in arenaria della media età del Ferro (foto Amici del Museo di Dogliani) .

Savona, tra Ottocento e Novecento, G. Gallotti e M. Penner, 29 novembre

La quinta ed ultima lezione del corso Temi di storia savonese riservato esclusivamente ai soci di Storia Patria ed agli studenti del Liceo Chiabrera-Martini – dedicata al momento della grande trasformazione urbanistica ed industriale di Savona, tra Ottocento e Novecento – si terrà nell’aula Magna del liceo Martini, via Aonzo 2, Savona, giovedì 29 novembre alle ore 16.30. Di seguito si riporta la scaletta della conferenza compilata dagli autori, Giovanni Gallotti e Marcello Penner.

Nella seconda metà dell’Ottocento Savona si trasforma. Dopo tre secoli durante i quali la città era rimasta immutata, nel breve volgere di tre decenni raddoppiò l’area urbanizzata e triplicò gli abitanti da 20mila a 60mila.

Dopo il 1865 la piana del Letimbro si tramutò in un grande cantiere ed alla città medievale, con il suo asse di via Pia si affiancarono le strade e le piazze ottocentesche: via Paleocapa e corso Italia, le piazze Mameli e del Popolo, per citare le più importanti. Si adottò il modello torinese al quale Savona era legata da profonde ragioni storiche ed economiche.

Savona. Piazza Mameli

L’arrivo, nel 1868, della prima linea ferroviaria da Voltri e pochi anni dopo i collegamenti con Ventimiglia, Torino e Alessandria stimolarono ulteriormente l’economia, lo sviluppo urbano e l’incremento della popolazione che alla fine del secolo XIX raggiunse le 60mila unità, gli stessi abitanti che conta ai giorni nostri.

Savona. Stazione Letimbro

Il piano regolatore del 1865 che regolò l’espansione urbana, nato dopo lunghe discussioni e dibattiti in seno all’amministrazione comunale ben rappresenta la lungimiranza degli amministratori savonesi di quegli anni. Savona ottocentesca rappresenta, secondo l’opinione di autorevoli studiosi, uno dei migliori esempi in campo nazionale dell’urbanistica di quel secolo.

Attraverso questa storia affascinante si potranno conoscere le vicende che portarono alla costruzione di quella città nella quale viviamo e le cui strade percorriamo ogni giorno.

Giovanni Gallotti

***

Savona e il suo circondario, da Vado Ligure a Celle Ligure, e il retrostante entroterra, fino al 1861, avevano un’attività economica basata sugli scambi commerciali, sull’artigianato e l’attività portuale. L’industria, intesa come maggior produzione e per l’impiego di maggior personale, era ristretta alle fabbriche di mattoni, le concerie e nella fabbricazione delle stoviglie.

Fornace1915

Nella Savona chiusa ancora dalla cinta muraria medievale erano presenti laboratori artigianali e botteghe in cui si vendeva ogni tipologia di merce: cotone, sapone, cremor tartaro, panni, berretti, cera, carrozze, seggiole, mobili, calce, mattoni, vasellame, cioccolata, argenterie, vele, ombrelli, chiodi, ecc. tant’è che Goffredo Casalis scriveva sul Dizionario Geografico-Storico-Statistico-Commerciale degli stati di S. M. il re di Sardegna, nel 1849 “di tutte le arti che servono o ai bisogni, o agli ornamenti del vivere, niuna manca alla provincia di Savona.”

MulinoAonzoMulino Aonzo, alla Foce (fine Ottocento)

Con l’avvento dell’unità d’Italia ha inizio quell’era industriale che darà l’impulso allo sviluppo della città sotto ogni suo aspetto: industriale, sociale, urbanistico, infrastrutturale. Questo primo impulso lo si deve attribuire ai fratelli Tardy che in società con Stefano ed Evaristo Benech fondarono a Savona lo stabilimento metallurgico omonimo, ed ebbero una funzione catalizzatrice nella nascita di altre imprese.

I Tardy soprattutto parteciparono anche ad altre iniziative come la fondazione della società acquedotto di Savona e nello sviluppo dell’industria in Val Bormida con la partecipazione nella società Sipe.

Marcello Penner

L’età Napoleonica, L. Pistone, 16 novembre

La quarta lezione del corso Temi di storia savonese riservato esclusivamente ai soci di Storia Patria ed agli studenti del Liceo Chiabrera-Martini – dedicata ad un altro periodo cruciale delle vicende locali come il ventennio tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX secolo – si terrà nell’aula Magna del liceo Martini, via Aonzo 2, Savona, venerdì 16 novembre alle ore 16.30. Di seguito si riporta la scaletta della conferenza compilata dall’autore stesso e si può scaricare un suo breve video sui luoghi delle battaglie napoleoniche visti da un drone.

4 francesi bambini - Copia

Il periodo che va dall’aprile 1794, ingresso nella neutrale Liguria delle truppe francesi della Rivoluzione, all’aprile 1814, arrivo delle truppe inglesi del Generale Bentick subentrate, dopo la caduta di Napoleone, alle residue forze francesi rimaste nella regione, è ricordato come il nostro ventennio Napoleonico.

Commemorato dalla storiografia francese della fine del secolo XIX, giusto nella ricorrenza del primo centenario, questo periodo ha assunto, tra gli autori nostrani di fine ottocento e primo novecento, quasi un’aura di mitizzazione. Se gli storici e i sociologi dei Savoia, di fatto, cancellarono qualsiasi memoria del governo napoleonico, pertanto anche di Chabrol de Volvic e delle sue Statistiche, tuttavia, nella nostra regione o meglio, in quello che fu il Dipartimento di Montenotte – ovvero il Ponente Ligure ed il Basso Piemonte – il ricordo dell’amministrazione francese e del suo più famoso prefetto, si è mantenuto vivo sino ai nostri giorni.

firma di Chabrol archivio di stato di savona

Il ventennio francese in Liguria, ed in particolare nel Savonese, ha fatto storia sia per gli aspetti militari delle campagne di guerra (anni 1794, 1795, 1796, 1799, 1800), divenuti argomento di studio nelle accademie marziali, sia perché fu causa della fine della Repubblica Aristocratica Genovese, sia per il nuovo corso dell’amministrazione pubblica, propulso dall’impero francese, a cui la Liguria fu unita nel 1805.

La conversazione affronterà schematicamente questi avvenimenti e cercherà di approfondire alcuni aspetti, a volte anche spiccioli, della realtà storica. Per le vicende militari, si ricorderanno le tattiche ed i teatri degli scontri, la “socialità” del soldato, le testimonianze indirette e, per così dire, dirette raccolte tramite attività di field survey.

archivio di stato milano 8 maggio2008 019

Si traccerà un ritratto della società aristocratica genovese nel confronto con il nuovo établissement francese. Nell’analisi del Dipartimento di Montenotte sarà illustrata la situazione economica savonese dell’epoca, i progetti di miglioramento pensati, in particolare quelli infrastrutturali ed i progetti di sostegno sociale. Si farà un confronto con cosa andò in porto, ovvero quel poco che fu effettivamente realizzato dalla nuova classe dirigente.

Savona 1805 archivio di stato di torino

Si descriverà la segregazione di papa Pio VII e, non ultime, le metodiche di coscrizione ed di reclutamento militare, novità pagate dai cittadini del dipartimento mediante un alto contributo di vite umane e di risorse. Si parlerà, in conclusione, del mito dell’amministrazione napoleonica, alimentato tra i savonesi che la conobbero, dal confronto negativo con la nuova amministrazione sabauda (ovvero del regno di Sardegna a cui il congresso di Vienna, nel 1815, aveva regalato a titolo di indennizzo la Liguria).

Il governo di Torino procurò il ritorno della nostra terra all’immobilismo economico e sociale proprio del vecchio regime aristocratico Genova-centrico. Alla città di Savona occorreranno ancora 45 anni e, soprattutto, le risorse di coraggiosi imprenditori stranieri, per entrare, finalmente, nella modernità.

Luca Pistone

Narbona, villaggio estremo, F. Menardi Noguera, 13 novembre

Lo scorso anno, Flavio Menardi Noguera ci descrisse Narbona, villaggio della valle Grana senza strade dove i contadini raggiungevano i loro piccoli campi con i ramponi. La positiva accoglienza presso i nostri soci ed amici ci ha spinto ad invitarlo di nuovo perché approfondisca il tema delle comunità isolate presentandoci nuove affascinanti ricerche.

 Flavio Menardi Noguera_Narbona di Castelmagno-001

Narbona è una borgata di Castelmagno, collocata in uno spettacolare vallone, su un crinale ripidissimo, in posizione riparata delle valanghe che durante l’inverno la isolano dal mondo per molto tempo. Non è mai stata raggiunta da una strada (solo due arditi sentieri la collegavano alle altre frazioni) né dall’energia elettrica. Popolata per molti secoli, qualcuno sostiene sia stata fondata dai Catari, fino a raggiungere i 154 abitanti, è stata abbandonata definitivamente nel 1960, ed ora è in rovina pressoché completa.

Si tratta di un esempio eccezionale di adattamento a condizioni di vita estreme (per la pendenza dei terreni le mucche non potevano pascolare e rimanevano segregate nelle stalle tutto l’anno e i Narbonesi per fare il fieno si mettevano alle scarpe i ramponi). Se vivere in montagna non è mai stato facile, a Narbona era un’impresa tanto che, nella valle, si diceva: «Se vos saber aco qu’es l’enfèrn deves anar a l’Arbouna l’uvèrn!» (Se vuoi sapere cos’è l’inferno devi andare a Narbona d’inverno).

La borgata, anche se sfigurata dai crolli, sprigiona un fascino singolare, tanto che è ricordata in diversi libri dedicati ai cosiddetti “villaggi fantasma” ed è citata nel bel saggio di Antonella Tarpino, “Il paesaggio fragile” (di recente edito da Einaudi). Negli ultimi due anni, sono stati pubblicati saggi, articoli e due libri ad essa interamente dedicati.

Questo fervore editoriale si spiega con il rinnovato interesse per le nostre montagne, per la civiltà alpina del passato, di cui questa frazione, misteriosa e un po’ mitica, può essere presa a splendido esempio, e con la mobilitazione di un gruppo di studiosi, ricercatori, appassionati riuniti attorno al progetto “Una casa per Narbona” che si propone di salvare tutto il salvabile (la memoria almeno) dell’antico insediamento.

Il gruppo, molto attivo, ha organizzato numerose incontri di studio, proiezioni, presentazioni di libri, mostre (anche in collaborazione con la Fondazione Nuto Revelli di Cuneo) e ha realizzato un Museo etnografico dedicato alla frazione, nel capoluogo Campomolino. Il lavoro prosegue e, dopo aver salvato dal crollo nel 2014 la chiesetta di Narbona, dedicata alla Madonna della Neve, si progetta ora la realizzazione di un “rifugio” di tipo molto particolare che accoglierebbe i visitatori in cerca di silenzio, raccoglimento, concentrazione, immersione nella natura, insomma i seguaci del turismo “dolce e profondo”.

 esV1b_copertina_spirito_arneodo

Il libro Spirito Arneodo di Spirito di Spirito… la più antica ‘voce’ di Narbona. Come viveva a Narbona una famiglia di nove persone più di un secolo fa? Cosa comprava? Cosa produceva? Quali strategie adottava per affrontare le difficoltà della vita che certo non mancavano in uno degli insediamenti più audaci dell’intero arco alpino?

Ce lo racconta un abitante della famosa frazione di Castelmagno, Spirito Arneodo (1844-1904), attraverso la sua agenda, ritrovata nel 1988, nella sua casa ormai in rovina, da Marco Allocco che l’ha poi donata al Museo “Casa Narbona”. Le “Memorie” contenute in questo documento, coprendo un arco temporale di quattro anni (1900-1904), ci regalano uno spaccato di vita sorprendente, che dalla borgata “impossibile” si allarga alla Valle Grana e si proietta ben oltre, con i tratti di una storia esemplare.

Flavio Menardi Noguera

Il monastero dello Spirito Santo a Savona, una riscoperta, M.Brunetti, G.Cirone, R.Massucco, 10 novembre

Sembra incredibile che, nel pieno centro di Savona, esistano resti di un monastero femminile, in parte miracolosamente salvatosi dai bombardamenti e del tutto dimenticati fino a quando Mauro Brunetti, Gabriella Cirone e Rinaldo Massucco li hanno individuati tra via Giuria e via Lavagna, nei pressi del mercato civico.

Le prime notizie della riscoperta saranno da loro stessi illustrate sabato 10 novembre alle ore 15.00 nella sala Rossa del Comune di Savona. Di seguito anticipiamo alcuni appunti della relazione.

Spirito Santo oggi

***

Non tutto è andato distrutto nelle vicende storiche degli ultimi duecento anni; è ancora possibile salvare e valorizzare una parte interessante del monastero delle Carmelitane Scalze dello Spirito Santo a Savona, antico complesso architettonico religioso.

Nel corso del XVII secolo sorsero a Savona due monasteri delle Carmelitane Scalze: quello di Santa Teresa, giunto fino ai nostri giorni nella rinnovata sede di via Firenze, e quello dello Spirito Santo.

Posizione Monastero Spirito Santo

Sulla bella cartografia di Gerolamo Gustavo (1782) è riportata la posizione della chiesa e del monastero dello Spirito Santo, con l’indicazione degli edifici tuttora esistenti. A: chiesa e monastero dello Spirito Santo; B: piazza del Brandale; C: attuale chiesa di San Pietro (già Sant’Anna); D: via Untoria; E: oratorio dei Beghini; F: area attuale Mercato Civico.

 

La costruzione di questo secondo monastero fu iniziata nel 1651 nella contrada di Malcantone (tra la Campanassa e via Untoria) ed ebbe successivi ampliamenti fino al 1676: subì diverse vicissitudini, fino alla soppressione dell’anno 1809, successiva al decreto imperiale francese che sciolse le congregazioni religiose, i cui beni furono incamerati dallo Stato.

Nel XIX secolo la chiesa delle Carmelitane Scalze dello Spirito Santo divenne dapprima la sede della Confraternita dei Santi Agostino e Monica (oggi in Santa Lucia) e venne poi demolita per l’apertura di via Giuria.

timpano leggera

Particolare del fregio dell’altar maggiore della chiesa delle Carmelitane Scalze dello Spirito Santo, oggi conservato nel duomo di Savona.

 

Nel duomo di Savona è conservata la decorazione architettonica dell’altare maggiore carmelitano, con “le colonne corinzie che sorreggono il timpano semicircolare sormontato da un ornato plastico raffigurante la discesa dello Spirito Santo su Santa Teresa inginocchiata in estasi”.

Una parte del monastero è tuttora conservata e (anche se non conosciuta ed ignorata); da più di settant’anni è sotto agli occhi dei savonesi, in via Lavagna (di fronte al mercato civico), con i due saloni sovrapposti e con le grandi arcate sopravvissute ai bombardamenti della seconda guerra mondiale.

esterno1 leggera

Particolare dei resti del monastero dello Spirito Santo ripresi da via Lavagna.

 

I due saloni meritano di essere conservati e valorizzati nell’ambito dei progetti di rinnovamento edilizio previsto tra via Lavagna e via Giuria dalla società “Due Torri”. Insieme con il convento e con la chiesa di San Pietro (nella vicina via Untoria) costituiscono un’importante testimonianza dell’architettura religiosa carmelitana del Seicento a Savona.

testo e fotografie di Mauro Brunetti, Gabriella Cirone, Rinaldo Massucco

Savona medievale, archeologia e storia, C. Varaldo, 6 novembre

La terza lezione del corso Temi di storia savonese, riservato esclusivamente ai soci di Storia Patria ed agli studenti del Liceo Chiabrera-Martini e dedicata all’archeologia e alla storia di Savona medievale, si terrà nell’aula Magna del liceo Martini, via Aonzo 2, Savona, martedì 6 novembre alle ore 16.30. Di seguito si riportano alcuni appunti della lezione compilati da Carlo Varaldo che ha dedicato all’argomento larga parte della sua lunga attività scientifica e didattica ai massimi livelli accademici.

 Priamàr pubblicata

1683. Molte vestigia di quell’antichità si scoprirono, e della Chiesa di S. Giorgio, e sepolture ancora piene d’humano ossame; e dovendosi fabricare una mezza Luna che difendesse la porta del Castello fu scoperto quel sito esser stato altre volte occupato dalla chiesa, e Convento di S. Domenico, e lo dimostrarono le sue reliquie longo tempo sepolte in quel terrapieno, & ancor qui fu osservato che le sepolture non erano state vacuate de’ suoi cadaveri.

Con questa annotazione relativa ai lavori di sistemazione del sistema bastionato attorno alla fortezza, su disegno di Domenico Sirena, il cronista savonese Agostino Maria de’ Monti segnala quello che è stato il primo ritrovamento archeologico nella nostra città, del quale dimostra di conoscere con sicurezza l’appartenenza alle medievali chiese di San Giorgio e di San Domenico.

Ma per la nascita dell’archeologia a Savona occorre attendere la metà degli anni Cinquanta del Novecento, quando, grazie alla definizione di un moderno e scientifico metodo di indagine (lo scavo stratigrafico), Nino Lamboglia avvierà le prime ricerche all’interno della fortezza sul Priamàr, al fine di  trovare “sotto la cattedrale medievale … i segni e i livelli di quella altomedievale e paleocristiana, e da essi si potrà partire per cercare il resto…”, cioè, come lui pensava,  le origini dell’insediamento savonese.

Dopo le prime esperienze di scavo nel 1956-58, seguite da Dede Restagno, sarà sempre il Lamboglia a riavviare nel 1969-71 nuovi scavi stratigrafici nell’area della Loggia e della chiesa di S. Domenico, che proseguiranno nel 1973 e nel 1976-77. Dopo una pausa di alcuni anni l’attività riprendeva nel 1983 e, quasi senza soluzione di continuità, è proseguita per trentacinque anni, fino ad oggi.

Un’opera veramente straordinaria, che ha permesso di riscrivere intere pagine della storia savonese e di raccogliere una grande quantità di informazioni e di reperti, una parte dei quali ha potuto dare vita, nel 1990 al Museo Archeologico; museo che da allora ha visto una continua rivisitazione di se stesso, grazie ai continui arricchimenti e aggiornamenti espositivi, frutto delle annuali campagne di scavo.

Carlo Varaldo

Le Bormide e la fabbrica, S. Gentili

Si intitola Le Bormide e la fabbrica un volume di Sandro Gentili appena pubblicato, patrocinato dalla Società Savonese di Storia Patria. Di seguito si riporta un ampio stralcio della prefazione, curata da Carmelo Prestipino; le fotografie a corredo sono inedite e tratte dall’Archivio Fotobella.

La posizione geografica delle valli delle Bormide, collocate alle spalle dello spartiacque montano – ultima propaggine del sistema alpino e barriera naturale rispetto alla costa ligure – ha fatto sì che la sua storia fosse condizionata da uno sviluppo preindustriale dai secoli XV sino al XIX, con la presenza delle ferriere e delle vetrerie, favorite dalla ricchezza boschiva e dai torrenti – generatori di forza motrice – di notevole importanza. Il secolo successivo ha visto poi lo sviluppo di una imponente industrializzazione, favorita dall’accesso al mare attraverso la linea ferroviaria, fondamentale per uno sviluppo economico che è giunto sino alla fine del Millennio, per poi collassare in maniera disastrosa in tempi recenti.

1 leggera 08 Forni Cokitalia -inizio anni 60

Cairo Montenotte, Forni Cokitalia, inizio anni Sessanta (Archivio Fotobella)

In estrema sintesi, questa parrebbe la vicenda storica delle valli delle Bormide in un lasso di tempo che Sandro Gentili definisce “secolo lungo della fabbrica”; in realtà questo quadro semplificato cela una notevole complessità: in un territorio abbastanza circoscritto si sono evolute vicende importanti, come la quasi definitiva cancellazione della cultura contadina e la nascita di realtà come gli agglomerati urbani attorno alle grandi fabbriche, la nascita delle Società Operaie in terre dal passato rurale, la sperimentazione forzata del lavoro femminile nelle fabbriche, lo spostamento di nuclei familiari dalle terre d’origine all’hinterland della fabbrica e – non ultima – l’affermazione di una singolare figura: l’operaio- contadino, tipica delle nostre fabbriche, per chiudersi poi con il crollo del polo della chimica sotto il peso di una crisi economica aggravata dal fattore ambientale. Un quadro oltremodo complesso, un autentico laboratorio che appare già anticipatore di tante tematiche oggi al centro dell’attenzione, che l’autore affronta con la sensibilità che gli viene anche dalla sua origine valbormidese, quindi da una formazione mentale radicata in questa realtà, che egli ben conosce. (…)

2 leggera 17 Cantiere Vetr.I Dego -inizio anni 60

Dego, cantiere Vetr.I, inizio anni Sessanta (Archivio Fotobella)

In questo quadro Gentili porge attenzione anche ad un fattore di non minor rilievo: la manodopera, che da agraria si è ormai evoluta in una figura (che si conserverà per più di un secolo) di operaio ancora un po’ contadino, ormai maturo per una maggior coscienza di classe, per la formazione di una mentalità ormai lontana dagli antichi ritmi e riti della terra, dalle condizioni obbligate delle stagioni e delle avversità atmosferiche, in grado di incidere sulla quotidianità con le loro manifestazioni, dalle siccità alle gelate ed alle piogge torrenziali.

Opportunamente l’autore colloca in questo momento un aspetto che sarà poi determinante per caratterizzare la “modernità”: l’azione dell’uomo a modificare la regimazione delle acque, piegandone il corso alle esigenze dell’industria. L’inizio di una azione che avrà poi conseguenze pesantissime per l’ambiente valbormidese: lo sviluppo pieno della chimica, realizzato con modalità in cui l’ambiente naturale perdeva ogni valore a fronte delle necessità di sviluppo dell’industria.

In altre parole: la cancellazione dell’antica cultura contadina ed agraria, che esce piegata dal nuovo sviluppo e perde ogni punto di riferimento, anche territoriale, con l’accentuarsi dei movimenti migratori locali dalle alte valli ai centri vicini alle fabbriche, rallentato e mitigato parzialmente soltanto da quella antica caratteristica dell’operaio-contadino, che si mostra restìo ad abbandonare del tutto le terre degli avi. (…)

Importante, inoltre, l’iconografia a corredo, con materiali fotografici in gran parte inediti e soprattutto molto significativi per la documentazione di un apparato industriale che si è poi evoluto, per scomparire ormai quasi del tutto. (…)

Carmelo Prestipino

Lingua della Liguria, convegno internazionale

Domenica 28 ottobre, si è svolto a Varazze un convegno internazionale dedicato alla lingua della Liguria, in cui sono intervenuti alcuni dei più noti linguisti e numerosi studiosi delle realtà locali.

OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Il convegno è stato una occasione importante per confrontare i risultati degli studi e le ulteriori prospettive di ricerca e tutela del patrimonio linguistico attuale e storico della Liguria.

L’evento è stato organizzato da Città di Varazze, Università di Sassari, U Campanin Russu e Parco del Beigua.

Locandina del convegno

Le pietre romane riutilizzate nelle torri medievali savonesi

La Storia Patria collabora con una ricerca di Luca Finco (Politecnico di Torino) che si propone di esaminare i materiali lapidei delle architetture medievali savonesi: parte della sua ricerca era stata anticipata in una conferenza lo scorso 24 novembre. In particolare, l’attenzione è stata fissata sui blocchi di eccezionali dimensioni che ne costituirono le torri medievali.

Torri leggera

I primi risultati della ricerca possiamo dire ci abbiano pienamente ripagati. Da raffinati confronti sui materiali esaminati, Finco ha potuto definire con precisione che alcune delle grandi “pietre” che le formano dovrebbe essere derivata da riutizzi di materiali romani. In particolare, riportiamo di seguito due esempi fatti con le torri nei pressi del Brandale, precisando che sono tratti da un articolo tecnico, uscito su una prestigiosa rivista (Studi e ricerche di Storia dell’Architettura, 2018/3, pagine 85-93) liberamente scaricabile dalla rete ed a cui si rimanda.

Torre 2 leggera

Torre Spinola, Savona, lato nord; moduli romani (si notino anche il concio privo di spigolo ed i fori occlusi). (foto ed elaborazioni dell’autore)

Torre 1 leggera

Torre Riario, Savona, lato ovest; moduli romani nei corsi secondo e terzo sopra il basamento. (foto ed elaborazioni dell’autore)

Le conclusioni riportate da Finco sono nette: “l’impiego di un materiale non immediatamente disponibile e il trattamento a superficie liscia riscontrabile di rado nelle architetture savonesi coeve, rappresentano … indizi utili ad ipotizzare un riutilizzo di spoglie romane.”

Adesso toccherà a storici ed archeologi definire da quali spoglie siano stati tratti: da edifici strettamente cittadini oppure da altri dei dintorni oppure commerciate da lontano? Come sempre accade la ricerca va avanti ma i numerosi indizi toponomastici urbani di Savona romana assumono ancora maggiore consistenza.

Furio Ciciliot