Pancaldo e Magellano: cinquecento anni dopo, Furio Ciciliot, 30 ottobre

A cinquecento anni esatti (1519) dalla partenza del primo viaggio di circumnavigazione della Terra, Leon Pancaldo è protagonista della seconda lezione del corso didattico intitolato “Il porto, da Savona al mondo” (mercoledì 30 ottobre, alle ore 15.30, aula Magna Istituto Ferraris-Pancaldo, via Rocca di Légino, 35) tenuta da Furio Ciciliot, a cui dedicò un volume nel 2011 – “Leon Pancaldo: da Magellano a Buenos Aires” – che presentava numerose testimonianze inedite della sua vita. Di seguito riportiamo una sintetica anticipazione di alcuni dei temi che saranno trattati nella conferenza.

Affresco nel palazzo comunale di Savona raffigurante Pancaldo reduce dai suoi viaggi (Eso Peluzzi-Mario Gambetta, 1936-38)

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La gloria postuma di Leon Pancaldo arrivò da Martìn del Barco Centenera che, alla fine del XVI secolo, scrisse il poema della fondazione argentina, pubblicato nel 1602 ed intitolato: “Argentina y conquista del Rìo de la Plata”. L’esaltazione del navigatore savonese, persino esagerata per un personaggio quasi sconosciuto nell’Europa di oggi, allarga gli orizzonti delle sue vicende biografiche, alternativamente felici e sfortunate.

Disegno preparatorio per il busto di Pancaldo nel palazzo comunale di Savona

Centenera era un religioso, nato in Estremadura nel 1535, arrivato in America meridionale (1572) al seguito di un viaggio nella regione rioplatense, divenuto arcidiacono della chiesa del Paraguay e, successivamente, trasferito a Lima dove fu segretario del terzo Concilio in quella città. Le fonti del suo poema sono in genere accurate e, in questo caso, anche dichiarate. Era giunto nella regione di Buenos Aires poco più di trenta anni dopo che Pancaldo vi era morto e poté, probabilmente, intervistare ancora testimoni oculari della sua presenza.

Lo stretto di Magellano (foto di Angelo Nicolini)

Martìn del Barco Centenera nomina personaggi che sono stati compagni di Pancaldo di quello che conosciamo come secondo ed ultimo viaggio della sua vita di esploratore. Gli aggettivi che il poeta adopera per descriverlo sanciscono l’immagine che ci rimane di lui: “un genovese scaltro marinaio” (un genovés astuto marinero). Prima domanda: scaltro si riferisce al primo termine, al secondo, oppure a tutti e due? È uno scaltro genovese o un marinaio provetto? Il nostro è solo un gioco di parole e si potrebbe rispondere che chi parla è un poeta e l’ambiguità è la sua arte. Probabilmente non è l’intenzione originaria, ma ci sembra quasi che le tre parole usate si completino a vicenda.

Le tappe del primo viaggio di Leon Pancaldo e, parzialmente, di Magellano

Ci dispiace che Pigafetta, il più famoso cantore del primo viaggio intorno al mondo, non nomini mai Pancaldo nella sua opera, anche se almeno un episodio ha avuto sicuramente Pancaldo per protagonista: se Martin chiama i Patagoni “i giganti di Pancaldo” forse egli ebbe un ruolo primario negli incontri (e negli scontri) con loro.

Le tappe del secondo viaggio, in tratteggio la parte non compiuta per la morte di Pancaldo

Riusciamo a ricostruire molto delle vicende terrene di Leon Pancaldo: il viaggio intorno al mondo con Magellano, in cui ritornarono meno del 10% dei partiti; la sua vita savonese in compagnia di una moglie che si chiamava Selvaggia (lui Leone); le lettere da cui si ricostruisce l’itinerario di ritorno, tra viaggi da clandestino e soggiorni nelle prigioni dell’oceano Indiano.

Selvaggia, moglie e procuratrice di Leon Pancaldo (Archivio di Stato di Savona, Antonio Ricci, I marzo 1540)

Poi il secondo straordinario viaggio, iniziato alle soglie della vecchiaia, con la sua morte a Buenos Aires. Soprattutto la sua perizia nautica, testimoniata da una fonte anonima, ma di cui esistono fondati sospetti sia sua, il cosiddetto roteiro del pilota genovese, che descrive il viaggio intorno al mondo e che farà la fortuna del savonese, pronto a barattarne il testo con le grandi potenze dell’epoca, che avevano necessità di notizie tecniche reali per giungere in luoghi per la prima volta toccati da un europeo.

Furio Ciciliot

Il porto nel Medioevo, Angelo Nicolini, 16 ottobre, ore 15.30, dispensa scaricabile

Il nostro corso didattico intitolato “Il porto, da Savona al mondo” si apre mercoledì 16 ottobre, alle ore 15.30 (aula Magna Istituto Ferraris-Pancaldo, via Rocca di Légino, 35) con la lezione di Angelo Nicolini dedicata al porto nel Medioevo.

Di seguito riportiamo una sintetica scaletta della conferenza, seguita dalla descrizione della struttura portuale medievale, tratta da un lavoro di Nicolini del 2001.

Nicolini è tra i più profondi conoscitori di Savona nel Medioevo, a cui ha dedicato la recente monumentale opera – due volumi, 1.294 pagine complessive – intitolata “Savona alla fine del Medioevo (1315-1528). Strutture, denaro e lavoro, congiuntura”.

Locandina Nicolini 16 ottobre 2019

Il porto di Savona nel Medioevo, Angelo Nicolini, dispensa pdf

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Un porto è un luogo dove la terra e l’acqua si incontrano. Elementi naturali (conformazione della costa e dei fondali, esposizione ai venti) ed artificiali (banchine, moli, magazzini) fanno sì che questo incontro si trasformi in vero e proprio scambio.

Studiando il porto di Savona nel Medioevo, analizzeremo perciò prima di tutto la sua configurazione e le sue attrezzature, insieme con le magistrature che lo gestiscono. Ci occuperemo poi delle sue aperture verso il mare (le rotte che da esso si dipartono) e dei suoi collegamenti verso l’entroterra (le strade per l’Oltregiogo), entrambi in egual misura fattori del suo sviluppo e della sua stessa esistenza.

Non potremo naturalmente ignorare i poteri politici che lo controllano e anche, seppure in forma più schematica, l’evoluzione congiunturale della sua attività nel corso del tardo Medioevo, un elemento nuovo che studi recenti ci hanno permesso di portare alla luce.

In conclusione, il nostro porto sarà osservato soprattutto nella sua valenza economica. Non si potrà non accennare, tuttavia, anche al suo ruolo di stimolatore socio-culturale e di apportatore di “modernità”.

Breve cronistoria dello sviluppo portuale

La topografia del porto medievale, data per scontata dagli storici locali sulla base di cartografie posteriori e di affermazioni erudite, non è in realtà del tutto definita e soffre della completa mancanza di documentazione archeologica.

Neanche le date dello sviluppo portuale sono note. Il primo accenno all’opus portus, che presuppone quindi l’esistenza di un organismo deputato alla costruzione e manutenzione dell’impianto portuale, è rappresentata da un legato testamentario del 1180. La più antica citazione del molo savonese, il modulus, è contenuta invece nel frammento della prima redazione statutaria che viene fatto risalire al 1230. Ma che cosa si intende per modulus? Una banchina artificiale lunga circa 170 metri, edificata da ovest verso est, che partendo dalle pendici settentrionali della rocca di San Giorgio, dove si separa dalla linea di costa su cui prospetta la città, si dirige verso il mare aperto, appoggiandosi probabilmente su banchi di sabbia preesistenti. La sua costruzione, oltre che riparare il bacino portuale, ne aumenta anche il perimetro di approdo, la ripa Saone, a forma di L, con un braccio verticale lungo circa 150 metri costituito dalla più antica banchina costiera cittadina fra lo scoglio della Quarda e la rocca di San Giorgio ed un braccio orizzontale costituito appunto dal molo.

Più tardi, un secondo molo artificiale si aggiunge al primo, perpendicolare ad esso e parallelo quindi alla banchina costiera, da cui dista fra i 35 ed i 50 metri, per una lunghezza di un centinaio di metri. Anche la sua data di costruzione non è nota. L’ipotesi più accreditata, anche se del tutto priva di documentazione, lo fa risalire agli inizi del Trecento; ciò appare plausibile, in quanto esso compare nelle più antiche mappe cinquecentesche, mentre nessun accenno alla sua costruzione si ritrova nei registri contabili comunali, la cui serie inizia nel 1339. In seguito, ma non prima del Cinquecento, i due moli perpendicolari fra loro verranno chiamati rispettivamente di Sant’Erasmo e delle Casse e sotto questi nomi verranno citati sino ad oggi.

Lo specchio d’acqua fra i due moli viene così ad essere diviso in due, uno più interno e più chiuso davanti alla città e l’altro all’esterno rivolto verso il mare aperto. Quest’ultimo verrà interrato dai Genovesi nel 1528 e scomparirà definitivamente, mentre il primo, almeno in parte risparmiato, sarà chiamato Darsena dal notaio Giordano attorno al 1530 e così definito e conosciuto sopravviverà sino ai nostri giorni.

Sotto l’azione delle correnti, intanto, i banchi di sabbia sul lato esterno del molo si accrescono sino a colmare l’antica insenatura sottostante la rocca di San Giorgio, formando una linea di costa rettilinea. Sulla nuova penisola sorge così (forse fra Due e Trecento) il Borgo del Molo, composto da almeno una cinquantina di case allineate sui due lati del carubeus rectus, parallelo al molo stesso, che più tardi si chiamerà contrada dei Bottai. Davanti al Borgo si estende dunque una spiaggia, quella di recente formazione, che è naturalmente un altro luogo di approdo, un’altra ripa.

Ultima struttura portuale a comparire in ordine di tempo è probabilmente il faro, “la torretta per il faro sopra il molo col lume per i naviganti”, che sarebbe stata eretta nel 1315; la notizia, fornita dal Verzellino, non consente purtroppo conferme documentarie: la prima citazione nota è del 1341, relativa ad un saldo ad Antonio Cardone, ad faciendum farum super modulum“. La torre appare comunque in numerose riproduzioni pittoriche, grafiche e planimetriche a partire dalla metà del secolo XVI sino al 1856, per sparire poi travolta dagli ampliamenti portuali imposti dalla rivoluzione industriale ed iniziati nel 1880. Una litografia del 1847 ce la mostra come una costruzione merlata alta una quindicina di metri e strutturata su tre piani, con una elegante monofora centrale, non dissimile dai fanali medievali genovesi.

Angelo Nicolini (La gestione del porto di Savona fra Tre e Quattrocento, pp. 6-7)

Musei e luoghi di cultura dell’entroterra: promozione e valorizzazione, Millesimo, 5 ottobre

La valle Bormida ha avuto, in passato, saldi legami con le valli genovesi: le migrazioni stagionali da Sassello, Campo Ligure, Masone, Capanne di Marcarolo verso la val Bormida erano sistematiche ed annuali. Dalle ferriere di quelle terre giunsero mastri ferrai, alla fine del Cinquecento, per impiantarsi in quelle valbormidesi e qui rimasero. L’impronta della loro presenza appare forte nell’alta valle con il tipico tetto a scandole dell’area sassellese, ma molte altre sono le peculiarità che uniscono queste terre a noi.

Millesimo (Sv), piazza Italia (foto Santino Mammola)

Altrettanto saldi e costanti nel tempo sono i legami con il Cebano e la valle Tanaro, terre unite alla valle Bormida da legami antichi e da confini di stato che – se ne complicavano le relazioni – non riuscivano, peraltro a cancellarne l’afflato di fratellanza che si manifestava in vari modi. Terre in cui i movimenti commerciali ed i transiti di pellegrini medievali costituivano fonti di interscambio culturale ed economico, contribuendo a fare della valle un coacervo di molteplici identità e di molteplici apporti sociali.

Masone (Ge), museo Tubino (foto del museo)

Ulteriori elementi che uniscono queste terre sono, indubbiamente, le loro condizioni presenti, con i problemi connessi allo spopolamento dei centri minori, con il degrado dell’ambiente e la cancellazione del patrimonio, materiale e soprattutto immateriale, di queste comunità ricche di tradizioni e, spesso, di peculiarità pressoché uniche.

Murialdo (Sv), museo di Riofreddo (foto fc)

Come risposta a queste difficoltà sono sorte in ambito piemontese e ambito ligure iniziative a difesa di quei valori locali importanti e minacciati dal consumismo imperante: i musei locali e le associazioni culturali finalizzate alla tutela del proprio patrimonio nel tempo hanno saputo preservare e talvolta rivitalizzare tradizioni e saperi antichi, oggi riconosciuti come degni di tutela storica e come elementi identitari delle proprie comunità.

Ma questo associazionismo culturale, queste operazioni spesso felicemente realizzate, comportano molte difficoltà e molteplici risorse umane, nonché l’esigenza di strumenti sempre più attuali ed efficaci, per poter essere all’altezza dei tempi: Sono associazioni che richiederebbero forze superiori a quelle attuali, nonché legami saldi tra le varie realtà per avere una visione più ampia ed efficace del presente e delle sue sfide.

Ceva (Cn), porta Tanaro (foto fc)

Con queste finalità è nata a Millesimo la giornata di studi “Musei e luoghi di cultura dell’entroterra: promozione e valorizzazione” (Millesimo, oratorio disciplinanti di San Gerolamo, sabato 5 ottobre, ore 15.00) che unirà in un abbraccio ideale queste terre, unite dalle loro realtà museali ed associative, che discuteranno assieme le loro problematiche. Un modo per approfondire antiche amicizie e rinsaldarne di nuove, unendo donne e uomini, giovani e meno giovani, che condividono l’amore per la propria terra.

Questa giornata, voluta ed organizzata dall’Istituto Internazionale di Studi Liguri – Sezione Valbormida e dalla Società Savonese di Storia Patria, con il patrocinio del Comune di Millesimo in coda alla Festa del Tartufo, non sarà quindi finalizzata ad un intento meramente celebrativo, ma sarà un momento di riflessione e di ricerca di comuni percorsi culturali, senza che nessuno voglia rivendicare centralità, o primati.

Hanno aderito all’iniziativa: Associazione Bal do Sabre (Bagnasco Cn); Museo Civico Andrea Tubino (Masone, Ge); Associazione Ceva nella Storia – Museo Storico Città di Ceva (Ceva, Cn); Museo del Vetro (Altare, Sv); Associazione Amici del Sassello – Ente Gestore Museo Perrando (Sassello, Sv); Museo dei Paramenti Sacri (Bormida, Sv); Museo C’era una volta (Riofreddo-Murialdo, Sv).

Carmelo Prestipino

Opera in memoria di Sandro Pertini, prorogati termini del bando di concorso e della raccolta fondi

Su sollecitazione di diversi soggetti interessati al bando, al fine di favorire la massima partecipazione, si è deciso di prorogare il termine per la presentazione  delle proposte artistiche indicato nell’articolo 9 del Bando, dalle ore 12,00 del 15 ottobre 2019 alle ore 12,00 del 15 novembre 2019, confermando lo stanziamento complessivo per la realizzazione dell’opera in € 30.000,00. Inoltre si comunica che è ancora aperta sino al 15 novembre 2019, la raccolta fondi curata dalla Società Savonese di Storia Patria odv che ha dedicato un conto specifico.

Chiunque desideri contribuire alla realizzazione dell’opera dedicata ad una delle figure più prestigiose ed amate della storia della Città e del Paese, potrà farlo impiegando il conto corrente numero 12747.80 CIN M, COD. ABI 6175, COD.CAB 10603 Banca Carige, (codice IBAN IT20M0617510603000001274780) intestato a Società Savonese di Storia Patria odv, indicando come causale Donazione Opera memoria Pertini. I nominativi dei donatori saranno resi pubblici (a meno diversa volontà dei donatori).

Si ricorda che il Bando è pubblicato per la selezione della proposta artistica è reperibile sulla home page del sito internet del Comune di Savona www.comune.savona.it; sul sito internet www.sanpaolospa.it, sul sito internet www.storiapatriasavona.it e sul sito internet www.assopertini.it.

14 maggio 1876, l’acme della marineria savonese. Il battesimo dei brigantini a palo Nuova Savona e Leon Pancaldo, Piero Pastorino

Sta proseguendo speditamente il lavoro di schedatura di Piero Pastorino che confluirà nel “Repertorio degli scafi savonesi il legno del XIX-XX secolo” compreso tra le nostre iniziative nel progetto “Il porto, da Savona al mondo”.

Nei prossimi mesi, prevediamo di inserire on line su questo sito una tabella generale che permetterà di conoscere in maniera approfondita alcune informazioni generali contenute nel Repertorio, presentando così ufficialmente il lavoro compiuto.

Anticipiamo le scarne schede di due importanti brigantini a palo che furono battezzati il 14 maggio 1876 – Nuova Savona e Leon Pancaldo – e le vicende avventurose che affrontarono: solo un assaggio dei materiali disponibili. Probabilmente, in quella domenica dell’Ottocento fu raggiunto l’acme nelle costruzioni navali savonesi in legno. (fc)

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Un giorno da ricordare

Domenica 14 maggio 1876 l’ambiente marittimo e portuale savonese è tutto in festa. Il giornale dell’epoca La Liguria Occidentale riporta la cronaca del battesimo contemporaneo di due brigantini a palo, freschi di varo a Savona. Entrambi hanno nomi cari ai savonesi: uno si chiama Leon Pancaldo e l’altro Nuova Savona.

Il brigantino a palo Nuova Savona

Il Nuova Savona era sceso in mare il giorno 8 aprile 1876 dal cantiere di Ambrogio Calcagno per l’armatore Francesco Grimaldi di Genova ed era al comando del giovanissimo capitano GioBatta Buscaglia, nato a Savona nel 1841 e riportato come ottimo studente del Nautico Leon Pancaldo nel quarto trimestre del 1861. Il quotidiano La Liguria Occidentale riporta anche come il brigantino sia scivolato in mare prima del previsto, di sua volontà, quando tutti gli invitati al varo non erano ancora arrivati.

Modello del brigantino a palo Savona, già nell’Istituto Nautico Leon Pancaldo, ora nell’atrio della Capitaneria di Porto di Savona.

Lo storico della marineria GioBono Ferrari, nel suo libro sui velieri della Riviera di Ponente, riporta i ricordi del nostromo savonese Frumento che, appena rientrato in famiglia di ritorno da un viaggio da Pensacola con il Rosa Maddalena del capitano Viglienzoni, fu ingaggiato immediatamente sul Nuova Savona. Racconta che al battesimo intervenne una folla d’invitati e autorità, tutti i vecchi capitani e gli studenti del Nautico. Coriandoli, discorsi e poesie.

Il quotidiano La Liguria Occidentale enfatizza il significato del nome, collegandolo al nuovo fervore edilizio che in pochi anni aveva trasformato Savona in “una nuova, maestosa e salubre città che forma l’ammirazione di tutti quanti i forastieri”. Probabilmente, però, il nome Nuova Savona era stato dato perché esisteva già un brigantino a palo Savona, varato a Savona nel 1864 per l’armatore G. Zanelli. Per fatalità, lo stesso quotidiano, in data 21 luglio dello stesso anno, riporta l’informazione dell’affondamento del Savona mentre era in viaggio tra Buenos Aires ed Anversa al comando del capitano Pescetto. L’equipaggio fu fortunatamente portato in salvo a Bahia.

Il Nuovo Savona partì il martedì 16 maggio per Cagliari e fu nuovamente una festa marinaresca, con più di 150 persone che accompagnarono il bastimento mentre usciva dal porto, fin dove lo trainò il rimorchiatore. Lo “stradale” di Santa Lucia era pieno di gente che sventolava i fazzoletti e il bastimento salutava la sua città, ammainando e alzando la bandiera. Gli studenti del Nautico, a bordo, eseguirono impeccabilmente le manovre. Poi, giunti a circa tre miglia dall’imboccatura del porto, gli ospiti, cui era stata servita la colazione a bordo, scesero sul rimorchiatore e su altre cinque lance, che rientrarono a rimorchio.

Il Nuovo Savona fece vela e partì per Cagliari per caricare minerale di zinco con destinazione Anversa. Il giornale La Nuova Sardegna del giorno 8 giugno ne annuncia la partenza per l’indomani e tesse le lodi di questo bastimento. È riportato il suo arrivo ad Anversa il 2 Agosto 1876, cioè 54 giorni dalla partenza da Cagliari.

Poi altre notizie sui suoi viaggi, ricavate da fonti di archivio: partito da Cardiff con carbone il 29 settembre 1876 ed arrivato a Singapore il giorno 8 marzo 1877, partito il 25 aprile 1877 da Bassein (India) con 1.060 tonnellate. di riso per Queenstown (Irlanda) per ordini, dove è arrivato il 9 ottobre 1877; il 17 ordinato per Amsterdam e partito; arrivato ad Amsterdam il 23 ottobre 1877, alle ore 10.00.

Il brigantino a palo Leon Pancaldo

Il Leon Pancaldo era stato varato dal cantiere di Giuseppe Calamaro il 6 aprile 1876 per gli armatori Rossi e Lottero di Genova; il capitano era D. Rossi. Era contrassegnato “stella” dal Registro Navale, segno che la sua costruzione era stata seguita passo passo dagli ispettori del Rina. Parte in zavorra da Savona il 16 maggio 1876 con equipaggio di 15 persone per Philadelphia, dove arriva il 29 giugno 1876, in 44 giorni.

Il brigantino a palo Leon Pancaldo sullo scalo prima del varo (da Mario Stellatelli, Fotografi e fotografia a Savona, p. 176): in questa foto é però raffigurato un barco-bestia

Lo ritroviamo a Philadelphia il 28 dicembre 1876 e a Falmouth per ordini il 27 marzo 1877; sarà quindi ordinato per Bristol, dove arriva il 15 aprile. Il 3 maggio risulta noleggiato a 20 sh./ton per caricare carbone da Cardiff per Genova. Il 10 settembre parte da Savona con equipaggio di 14 uomini, diretto a Baltimora per caricare grano. Il 14 novembre 1877 si incaglia nella baia di Chesapeake, viene disincagliato ed arriva a Baltimora. Il 15 va in bacino per controllare che l’incaglio non abbia portato danni che possano nuocere al carico di grano.

Gio Bono Ferrari scrive che, nelle sue ricerche presso gli archivi della Marina, ha ritrovato una relazione consolare dove si dice che il capitano Domenico Rossi del Leon Pancaldo la notte del 24 aprile 1879 salvò, in pieno uragano, l’equipaggio della nave portoghese India of Port, a circa 250 miglia dal Delaware. Il capitano Rossi, mentre l’India of Port stava naufragando per i danni subiti dall’uragano, riuscì ad avvicinarsi con il Leon Pancaldo e a recuperare i 15 uomini dell’equipaggio portoghese, portandoli quindi a salvamento a Philadelphia. Il console si augurava che la marina ed il governo del Portogallo sapessero testimoniare la loro stima per questo atto di coraggio.

Piero Pastorino

San Salvatore di Valleggia: una chiesa millenaria, convegno, 5 ottobre

San Salvatore di Valleggia, oggi conosciuta come oratorio di San Sebastiano, è uno dei più importanti edifici religiosi di epoca medievale della diocesi di Savona, al centro di una interessante situazione storica e sociale del contado savonese. La chiesa si trova nella zona di Tiassano e Rezzi (oggi Valleggia), località di antico insediamento, dal punto di vista amministrativo attualmente in Comune di Quiliano, vicino a Vado Ligure.

Sabato 5 ottobre si terrà a Valleggia una giornata sulla chiesa di San Salvatore. Il convegno è stato organizzato dall’associazione Æmilia Scauri di Quiliano e dalla Confraternita San Sebastiano di Valleggia e vi parteciperanno la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio della Liguria; l’Istituto Internazionale di Studi Liguri, sezione Sabazia, e la Società Savonese di Storia Patria odv; il Comune di Quiliano ha concesso il proprio patrocinio.

Gli interventi del mattino saranno incentrati su temi di argomento storico: Teresa Piccardo e Nico Cassanello descriveranno San Salvatore di Valleggia come fondazione religiosa tra l’arimannia longobarda e la gastaldia vescovile di Tiassano; Angelo Nicolini approfondirà il territorio di Quiliano nel tardo Medioevo dal punto di vista economico e sociale; Furio Ciciliot presenterà una prima indagine su due religiosi che, nell’anno 484, sono indicati come Vadenses (Rufinianus episcopus e Proficius presbiter) oltre a due dettagliate commesse del 1455-56 riguardanti lavori nella chiesa.

Archivio Storico del Comune di Noli, Rotolo di Tre Ponti (1221), descrizione della strada che da Vado porta a Quiliano, passando per San Salvatore di Valleggia.

Il pomeriggio sarà invece dedicato a tre relazioni artistico-archeologiche con interventi di Luca Finco sulle commesse medievali savonesi in pietra partendo dal San Salvatore di Valleggia; Chiara Masi, sulla decorazione di San Salvatore con alcune considerazioni alla luce di quanto pervenuto; infine, interverrà Silvana Gavagnin nella sua veste di archeologa. Il convegno si terrà nell’oratorio di San Sebastiano (piazza della Chiesa, Valleggia-Quiliano) e avrà il seguente orario: 9.30-12.30 e 14.30-16.30.

Il parato di San Sisto e la Visione di San Bernardo

Desideriamo sottolineare il giusto rilievo che meritano due opere d’arte che Massimiliano Caldera e Magda Tassinari descrissero, fornendoci importanti anticipazioni, durante il corso di storia dell’arte di inizio 2019 e ora divulgate ad un pubblico più ampio.

Intendiamo riferirci al cosiddetto “parato di San Sisto”, importante palinsesto di tessuti e ricami rinascimentali – rinvenuto nel 2000 da Magda Tassinari con l’aiuto di Leonardo Botta e Andrea Giusto e descritto per la prima volta dalla studiosa in una conferenza del 2002 per i nostri soci – in seguito restaurato con il contributo della Fondazione De Mari. Tale opera d’arte si trova in questo momento a Trento, esposta in maniera adeguata, nella mostra Fili d’oro dipinti di seta. Velluti e ricami tra Gotico e Rinascimento.

La seconda opera d’arte – la Visione di San Bernardo, di Raffaele De’ Rossi (1510) – è conservata nel museo Puskin di Mosca. L’opera fu dipinta per Santa Caterina di Finalborgo ed è stata studiata da Andrea Fiore e Massimiliano Caldera. La storia del suo peregrinare dalla Liguria alla Russia è riepilogata in un articolo di Magda Tassinari appena uscito sul mensile Il Letimbro mentre si rimanda al numero 24 della prestigiosa rivista Nuovi Studi. Rivista di arte antica e moderna per la sua descrizione approfondita (Un fiorentino alla “porta occidentale d’Italia”: la visione di San Bernardo di Raffaele De’ Rossi da Finalborgo a Mosca, pp. 27-42).

“Il porto, da Savona al mondo”. Aperte le iscrizioni al corso didattico.

Savona si sviluppò intorno al suo porto e la nostra Società ha individuato in esso un argomento base per divulgare la storia della nostra città; pur essendo stato trattato in numerose pubblicazioni, molte delle quale proposte o patrocinate da noi stessi, riteniamo utile diffondere più capillarmente quanto finora studiato.

Per questo abbiamo coinvolto alcuni dei principali studiosi della materia, quelli stessi che lo hanno studiato per decenni su fonti di prima mano, perché descrivano vicende bimillenarie che ancora incidono nella vita odierna.

L’iscrizione al corso è gratuita ed è richiesta solamente per una migliore organizzazione logistica dello stesso e per poter distribuire i materiali didattici. Nella sintesi allegata in formato pdf sono contenuti i titoli, le date e le istituzioni che partecipano al nostro progetto Il porto da Savona al mondo.

Tra i nostri obbiettivi di istituto culturale ultracentenario – organizzazione scientifica che raccoglie, studia e contribuisce a tutelare la memoria storica – riteniamo che quello didattico sia tra i prioritari. Il corso è stato studiato non solo per gli studenti delle scuole secondarie superiori, ma per tutti coloro che intendano conoscere il divenire della nostra città e come sia giunta ad essere come la conosciamo.

In anticipo su ogni lezione, gli iscritti riceveranno un’ampia sintesi della stessa e supporto scientifico per eventuali approfondimenti sugli argomenti trattati. Ci auguriamo che l’iniziativa sia solo l’inizio di nuove ricerche e ringraziamo gli enti e le istituzioni che collaborano all’iniziativa.

Porto di Savona, modulo

Locandina

 

Arcaici echi, Toponomastica medievale di Savona, F. Ciciliot, prefazione di C. Marazzini

Da pochi giorni è disponibile il volume di Furio Ciciliot, Arcaici echi. Toponomastica medievale di Savona, numero 40 del Progetto Toponomastica Storica, con la prefazione di Claudio Marazzini, presidente dell’Accademia della Crusca.

Arcaici echi è un’analisi dei toponimi di Savona basata su tremilacinquecento documenti redatti prima del 1215, da cui sono stati ricavati trecento diversi nomi di luogo. Il risultato è una innovativa ricostruzione territoriale della città e dei suoi dintorni a partire dall’epoca antica. Si riporta di seguito uno stralcio della prefazione.La toponomastica apre prospettive nuove e imprevedibili su fasi lontane della storia, rivelando informazioni che talora confermano i dati giunti da altre fonti, archeologiche e letterarie, talora suggeriscono percorsi diversi, ma talora (anche questo accade) pongono quesiti che non sembrano risolvibili; è il caso in cui il toponimo resta “opaco”, rifiuta di parlare e di svelare il proprio segreto. Ciò accade, in questo fascicolo, paradossalmente, proprio per il toponimo principe, cioè il nome stesso di Savona, la città a cui è dedicato lo studio. Ci si dovrà limitare, quando il toponimo non parla, alla formulazione di ipotesi, in attesa di eventuali futuri sviluppi. Furio Ciciliot non ha paura di usare pazienza. Non tutto si può risolvere. Non subito, almeno. (…) La sterminata messe di toponimi raccolti nei fascicoli del “Progetto Toponomastica Storica” della Società Savonese di Storia Patria, fra l’altro, gli permette di istituire relazioni e confronti. (…)

Abbiamo il dovere di rendere merito all’autore di aver condotto una ricerca così completa e puntuale, arricchendo in maniera significativa le conoscenze su di un territorio di grande interesse storico, linguistico e geografico. Si tratta di ricerche che impegnano a fondo chi le conduce, perché il materiale cresce nella mani dello studioso solo attraverso una lunga fatica: consultazione di archivi, lettura di testi notarili non facili da decifrare, selezione severa di dati che nascondono insidie di vario tipo. Sono ore e ore di lavoro specialistico. Il risultato, brillante, si inserisce nel progetto che abbiamo descritto. Il territorio savonese può dunque vantare, allo stato dei fatti, un repertorio di prim’ordine, che non è disponibile per le altre zone italiane. Storia, geografia e linguistica si sono combinate in maniera eccellente.

Claudio Marazzini

Toponimi degli attuali quartieri savonesi di Oltreletimbro e Fornaci (ante 1215); la linea di costa è quella attuale. La croce indica gli edifici religiosi e il corsivo i nomi che non hanno corrispettivo odierno e la cui localizzazione presenta margini di incertezza.

Il costruttore navale Francesco Calamaro (1814-66), eccellenza savonese

Come già annunciato, a partire dal prossimo mese di ottobre la Società sarà impegnata in una serie di iniziative dedicate alla storia del porto di Savona ed alla sua marineria.

Un progetto tra i più cospicui – speriamo destinato a durare nel tempo – é la ricerca e pubblicazione sistematica di fonti e notizie sulle costruzioni navali in legno, certamente tra le eccellenze del sistema produttivo locale a partire dal pieno Medioevo.

Quale assaggio dell’iniziativa, riportiamo un sintetico articolo di Piero Pastorino, che sta schedando e studiando le testimonianze tra Otto e Novecento. In questo caso, egli si é dedicato a Francesco Calamaro, uno dei maggiori costruttori navali savonesi, ricordato in una delle vie cittadine.

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Dopo l’annessione della Liguria, uno dei primi obiettivi del regno di Sardegna e poi d’Italia fu ricostruire la flotta mercantile. E da tutte le spiagge liguri si vararono centinaia di bastimenti per cercare di soddisfare la crescente domanda. Capitani e armatori avevano necessità di brigantini, golette e brigantini a palo e i nostri cantieri li varavano ad un ritmo impressionante. A Savona, sulle spiagge sotto gli spalti della fortezza e a levante della foce del Letimbro, si allineavano i bastimenti in costruzione senza soluzione di continuità e venivano varati in numero incredibile.

I costruttori che si distinsero furono Tixi, Dabove, Guastavino, Pongiglione, Calcagno, Consigliere, Ciarlo, Gardone, Cadenaccio, Magnano e altri. Ma su tutti primeggiarono la dinastia dei Calamaro e Francesco Sirello, che vararono degli autentici gioielli di velieri. Molti dei costruttori elencati erano artigiani erranti, che si spostavano dovunque ci fosse la disponibilità di un arenile; i Calamaro e Sirello operarono invece esclusivamente a Savona.

Francesco Calamaro nel monumento sepolcrale nel cimitero di Zinola

Il capostipite dei Calamaro fu Nicolò, a cui si attribuisce la paternità di almeno due filuche; ma il grande iniziatore fu Francesco Calamaro (Savona 31/3/1814 – 27/1/1866) che fece il salto di qualità, iniziando a costruire, giovanissimo, bellissimi brigantini. Alla sua morte, il testimone passò ai nipoti Emanuele (28/12/1846 -16/2/1932), Giuseppe (23/4/1844 -22/2/2/1909) e Gio Batta (27/11/1847 – 10/2/1919). Una sua nipote sposò il summenzionato Francesco Sirello, autore di scafi di prim’ordine.

Quando Francesco Calamaro morì, a soli 52 anni, il mondo della marineria savonese mostrò tutto il suo rispetto ed affetto per colui che aveva creato scafi rinomati in tutto il mondo. Si costituì un comitato, presieduto dal capitano-armatore Fortunato Ottone, per raccogliere i fondi per un monumento da erigere nel vecchio cimitero della Foce e il Comune concesse il terreno gratuitamente. Nell’Archivio di Stato di Savona si trova la documentazione concernente il progetto*, con le richieste e le discussioni in giunta.

Sulla lapide si legge: L’/artefice supremo/ benedisse/ di pellegrino inteletto/ l’anima semplicetta e immacolata/ del popolano/ Francesco Calamaro/ che nel magistero delle costruzioni navali/ ne porse ammirate testimonianze/ indimenticabili/ alla marina ligure./ Onori inconsueti solenni/ vide il feretro/ dell’uomo lagrimato/ da tutti/ che qui vollero onorata in lui/ la santità del lavoro libero/ l’immortalità dell’ingegno povero.

Tuttavia i più bei monumenti a Francesco Calamaro sono elencati sui Registri di Classificazione dei Bastimenti del Rina e del Lloyd’s Register di quegli anni, menzionanti i suoi velieri che hanno trafficato in tutti i mari del mondo. Citerò solo alcuni brigantini: San Giuseppe (1850); Annetta (1851); Letimbro (1852); Maria Teresa (1855); Pietro (1857); Chiabrera (a palo, 1859); Tonino (1861); Elisa (1862); Elisa Drago (1862); Giuseppino (a palo, 1862); Due Fratelli (1863); Assunta (a palo, 1863); Italia (a palo, 1865).

Infine, nel 1866 costruì la nave goletta Vincenzo ed il brigantino a palo Mariquita, considerato dallo storico della marineria Gio Bono Ferrari come il suo capolavoro. Molti di questi velieri hanno storie interessanti, avventurose o tragiche. Ne fanno fede, tra l’altro, gli ex voto conservati e le notizie sui giornali dell’epoca.

Ex voto del comandante dell’Annetta, conservato nel Santuario del Boschetto di Camogli, per il figlio caduto dall’albero sul ponte dei calafati.

La Società Savonese di Storia Patria sta cercando di ricostruire le vicende storiche di quel momento fondamentale della storia navale, costituendo una anagrafe dei bastimenti (oltre il migliaio) varati dai cantieri di Savona e provincia. Purtroppo la maggior parte dei registri marittimi è andata perduta. Siamo pertanto alla ricerca di testimonianze, lettere, immagini e documenti conservati dalle famiglie savonesi che ci aiutino a far luce su quel periodo.

Piero Pastorino

* Il disegno allegato al progetto si trova in Archivio di Stato di Savona (Comune di Savona, serie III, busta 101/17). L’autorizzazione alla pubblicazione sul sito é stata richiesta il 15/7/19.