I giardini eclettici del colle Vaticano, A. Bruno, 20 ottobre

Il volume (Anima persa. Anima ritrovata. Periegesi all’interno dei giardini Vaticani, Palombi Editori 2017) propone un percorso viatico nei giardini eclettici del colle Vaticano, dove Anna Bruno si immerge nella storia e nella simbologia.

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Tra un giardino e l’altro, le soglie sono passaggi definitivi per nuovi ambiti del proprio sé. E poi gli incontri con i giardinieri, che compaiono in voce off, ora come precettore sulla vita delle piante, ora come poeta della terra, ora come tecnico degli alberi e ora come ortolano.

Parallelamente il giardino si riveste delle sue essenze, secondo un gusto eclettico così come lo avevano progettato i suoi ultimi ideatori, Pio XI (1922-1939), il papa dei Patti Lateranensi (11 febbraio 1929) e il suo architetto Giuseppe Momo, ma in chiave contemporanea rivisitati dall’autrice, guida vaticana dal 2006, e da Luciano Cecchetti fino al 2014 responsabile e giardiniere lui stesso dei Giardini Vaticani e delle ville Pontificie.

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Papa Pio XI e Giuseppe Momo, lombardo il primo e torinese il secondo, entrambi dunque a conoscenza del percorso devozionale dei Sacri Monti, non potevano non tenerne conto e non sentirne l’influenza per il verde vaticano, fatto di scarpate e improvvise aperture, zone boschive e alture panoramiche, morbide discese e verdi conche.

L’autrice prosegue descrivendo i non più esistenti giardini di Paolo III Farnese (1468 – Roma 1549) e Clemente VIII (1592-1605) nonché quelli di papa Borghese, Paolo V (1552-1615) e le sue fontane tardo rinascimentali ancora lì, ancora esistenti e appariscenti. Il percorso discende infine dal cortile della Pigna e, passando per quello del Belvedere, si ferma a piazza S. Pietro.

Di molo in molo, G. Rosato, 12 ottobre

Il testo che l’autore presenterà è il risultato di ricerche e esperienze svolte nel suo ruolo di funzionario del MiBCAT (Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo), responsabile, per la Soprintendenza dove ha operato per lunghi anni, della tutela e conservazione del patrimonio marittimo, portuale e industriale.

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Un’attività che lo ha portato a raccontare, con la partecipazione a convegni o l’organizzazione di visite guidate, il porto di Genova partendo da un punto di vista che, forse, è stato un po’ trascurato con le grandi trasformazioni che questa parte di città ha visto dagli anni Novanta in poi: le tracce materiali di quello che è stato il Porto Antico quando ancora era il fulcro di tutta l’attività marittima dello scalo genovese.

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Una ricerca di archeologia industriale che è diventata una guida per chi vuole cogliere, tra le calate e i vecchi moli, la memoria storica della più grande fabbrica della città. Con una impostazione legata al ricordo delle vecchie guide turistiche, partendo da una mappa con i numeri dei luoghi di interesse, e una organizzazione basata sulle funzioni portuali, dallo scarico delle merci, al loro immagazzinamento, dal servizio passeggeri alla dogana, senza trascurare manufatti più antichi, il visitatore potrà riscoprire quello che è stato il lavoro portuale partendo da ciò che è rimasto.

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La guida è un’iniziativa dell’associazione inGE, che si prefigge di far conoscere il patrimonio di archeologia industriale di Genova e della Liguria, anche attraverso iniziative turistiche e della quale l’autore è co-fondatore ed è stata realizzata dalla SAGEP, storico editore che ha creduto in questa iniziativa. Gli obiettivi di inGE sono l’attivazione sul territorio genovese e ligure di iniziative e percorsi per valorizzare il patrimonio industriale locale e diffondere e incentivare la cultura d’impresa, dell’architettura industriale e delle produzioni locali. Per ulteriori informazioni www.inge-cultura.org.

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L’evento è nell’ambito delle Celebrazioni Colombiane Savonesi del 12 ottobre 2018, ed è organizzato in collaborazione tra Società Savonese di Storia Patria e Istituto Internazionale di Studi Liguri-sezione Sabazia. La presentazione avrà luogo il giorno 12 ottobre 2018, alle ore 17.30, nella Torre del Brandale-Salone dell’Angiolina, gentilmente concesso dalla Società A Campanassa.

Gli Agostiniani a Savona, A. Rògano

Come anticipo del convegno del 29 settembre prossimo, che dedicheremo al complesso di Sant’Agostino di Savona, e delle prime visite pubbliche alla metà di ottobre, curate dal Fai-Sezione di Savona, Alessio Rògano ci propone un inedito agile studio sugli Agostiniani a Savona.

Una presenza importante per la città: non fosse altro perché, tra l’altro, due monumenti architettonici medievali-rinascimentali ancora esistenti sono a loro riconducibili – l’altro è la chiesa di Nostra Signora della Consolazione-Santa Rita - e che nel nostro convento del Monticello fu impiantata la tipografia in cui si stamparono i primi preziosissimi libri savonesi, a partire dal 1474.

La chiesa di Sant'Agostino

La chiesa di Sant’Agostino (foto ante 1940)

Il testo è stato redatto sulla base della più aggiornata bibliografia oggi esistente, assicurando così le basi per il migliore approccio al monumento di cui la città di Savona si sta “riappropriando”, dopo la chiusura del carcere cittadino, avvenuta nel 2016.

La presenza degli Agostiniani nella città di Savona (pdf)

Programma del convegno sul convento di Sant’Agostino (pdf)

Il complesso di Sant’Agostino di Savona, convegno, 29 settembre

Sant'Agostino Grassi

Le prime notizie frammentarie di un convento in questa parte della città risalgono al 1339; nel 1343 gli eremitani di Sant’Agostino, provenienti dal Bosco di Savona, si installano nella già esistente chiesa di Santo Stefano presso la Quarda, subito al di fuori delle mura cittadine; nel 1370 gli stessi frati fondano, questa volta all’interno delle mura, il monastero di Sant’Agostino. Rilevanti strutture precedenti possono ancora oggi intravvedersi sotto gli intonaci successivi del complesso architettonico che, nel corso dei secoli, variò la sua destinazione d’uso fino a diventare carcere di Savona.

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La “Società Savonese di Storia Patria onlusin collaborazione con il “Ministero Istruzione, Università e Ricerca, Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria” e con il patrocinio della “Città di Savona” dell’”Agenzia del Demanio” e del “Fai, Delegazione di Savona” organizza – sabato 29 settembre 2018, sala Rossa del Comune di Savona, inizio ore 15.00 – un pomeriggio di studi dedicato al complesso architettonico savonese di Sant’Agostino, fino al 2016 carcere cittadino ed ora bene in corso di restituzione alla fruizione pubblica. Lo scopo dell’incontro è quello di fornire alcune informazioni generali sul complesso in vista del suo eventuale recupero.

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La durata complessiva dell’incontro sarà di un paio d’ore. Di seguito si anticipano i nomi dei relatori: Massimiliano Caldera, Andrea Canziani, Rinaldo Massucco, Giuseppe Milazzo, Marco Ricchebono e Carlo Varaldo.

Programma del convegno sul convento di Sant’Agostino

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Cronologia medievale del convento di Sant’Agostino

1339, prima citazione di un convento alla Quarda di Savona: ad faciendum fieri conventum Coarde (A. Nicolini, I primi registri contabili del Comune di Savona. Il Liber grossus e l’Exitus Massarie, Società Savonese di Storia Patria, Zetesis, I, Savona 2003, p. 51)

1343, trasferimento degli eremitani da San Bartolomeo del Bosco a Santo Stefano, situata presso le mura della Quarda: “ebbero nell’anno 1343 la chiesa di S. Stefano fuori delle mura verso il mare, tra S. Ponzio e la porta della Quarda, nella quale s’innalzo l’altare dell’arcangelo Raffaele, acquistato il podere di Raimondo Scossodato” (G. V. Verzellino, Delle memorie particolari e specialmente degli uomini illustri della città di Savona, I, p. 248)

1346, porta Sancti Agustini, olim vocata portam Coharde (Nicolini 2003, p. 51)

1347, aliqua mulier non faciat contractum in ecclesiis fratrum minorum et heremitarum Sancti Augustini (Nicolini 2003, p. 51)

1349, extra portam de Sancto Augustino (Nicolini 2003, p. 51)

1355, super ipsum murum eundo a porta Sancti Augustini usque ad portam Speroni (Nicolini 2003, p. 51)

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1370, “presero dunque nell’anno 1370 un luogo dentro le mura della città, presso la stessa porta della Quarda, fondandovi la loro chiesa e monastero con due chiostri assai comodi, non ostante l’opposizione de’ religiosi de’ conventi e parrocchia che v’erano prima” (Verzellino, I, p. 249)

1384, il Comune dota la chiesa di San Raffaele (A. Nicolini, Savona alla fine del Medioevo (1315-1528). Strutture, denaro e lavoro, congiuntura, Novi Ligure 2018, I, p. 200)

1403, “Nicolò Grullo vi fabbricò il dormitorio” (Verzellino, I, p. 249)

1449, ristrutturata la chiesa di San Raffaele (Nicolini, 2018, I, p. 200)

1462, “vi si introdusse l’osservanza e s’unì con la provincia di Lombardia” (Verzellino, I, p. 249)

1467, “Gasparo Gavotto v’edificò il refetorio d’alto ed i suoi posteri il coro” (Verzellino, I, p. 249)

1484, assegnata in dote per la cappella i boschi di San Bartolomeo “ch’avevano in affitto” (Verzellino, I, p. 249)

XVII secolo, primi decenni, “vi si mantengono 17 frati, per l’addietro erano in più di numero, mercé alla copia delle elemosine che soprabbondavano da’ patroni delle navi all’arrivo del porto, divoti de’ suoi santi” (Verzellino, I, p. 249).

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La valle del Santuario, geografia umanistica, E. Lavagna, 21 settembre

La valle del Santuario, coincidente con la parte medio-alta del bacino del Letimbro, è una piccola area appartata, ma con un varietà di elementi che comporta varietà e complessità di approcci geografici. La geografia negli ultimi 50-70 anni ha assunto un carattere fortemente umanistico che richiede conoscenza oltre che dell’economia e delle scienze politiche, di tutte le scienze umane, anche della psicologia, che ha alimentato gli sviluppi recenti della cosiddetta geografia della percezione, e soprattutto della storia. Infatti, la geografia quando studia un territorio e il suo paesaggio non può ignorare tutta la storia delle sua trasformazioni poiché esso è una sorta di palinsesto in cui si sono tracciati e cancellati i segni di tempi diversi.

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Mulino Folco a San Bernardo

La nostra valle, scavata con un profondo solco nelle rocce antiche del massiccio cristallino savonese, nel basso Medioevo disponeva di modeste aree agricole, ma con due risorse importanti: l’acqua del rio di Lavagnola, affiancato da un beudo che arrivava fino in città, e il legname dei boschi.

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Ruderi di una neviera a San Bartolomeo del Bosco

Nella prima metà del ‘500, con Savona avvilita dalla sottomissione a Genova (che perfino la privò della Cattedrale) si colloca però l’evento miracoloso dell’Apparizione che introduce un elemento di sacralità nell’ambiente della valle che tuttora si fa sentire… Seguirà la costruzione della Basilica con opere d’arte notevoli, della piazza prospiciente, degli edifici per opere di carità, delle ville della nobiltà anche genovese, lo sviluppo di attività di servizio, un addensamento degli insediamenti rurali e un allargamento verso l’alta valle nelle aree del Bosco di Savona.

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Il complesso della Basilica, ospizio, piazza del Santuario

Tra ‘700 e ‘800 la valle vedrà impegnati cartografi, geologi, paleontologi; verrà scoperto un giacimento di lignite quasi alla sella di Altare e ne verrà avviato lo sfruttamento; Napoleone coglierà l’importanza della valle e della zona di Montenotte per l’accesso dalla costa ligure alla pianura padana. Con l’unità d’Italia e l’industrializzazione del Savonese la valle verrà percorsa dalla ferrovia Torino – Savona, ardita per quei tempi, con una stazione proprio al Santuario, e più avanti, sul crinale tra i solchi del Letimbro e del Lavanestro dalla funivia del carbone.

Palazzo Doria alle Olmate

Villa Doria alle Olmate

Ma verrà anche la crisi delle antiche ferriere e dell’agricoltura dell’alta valle, con l’abbandono di molte masserie e il venir meno di molti servizi fondamentali anche nella media valle. Anche il paesaggio dei dintorni del Santuario che aveva ispirato notevoli pittori del ’900 tra cui Eso Peluzzi, e che è stato finora tutelato dal piano regionale di coordinamento paesistico, ispirato dal geografo-storico Massimo Quaini, è a rischio di discutibili alterazioni di fronte a proposte di lottizzazioni che una parte della popolazione pare disposta ad accettare per mantenere, con nuovi abitanti, certi servizi messi in crisi dal declino demografico e delle tradizionali attività della valle.

La storia di Savona in cinque lezioni, corso didattico

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TEMI DI STORIA SAVONESE

ATTENZIONE, IL PROGRAMMA HA SUBITO ALCUNE VARIAZIONI!

La “Società Savonese di Storia Patria onlus” – in collaborazione e con il patrocinio del “Ministero Istruzione, Università e Ricerca. Ufficio Scolastico Regionale per la Liguria” e del “Liceo Chiabrera-Martini” – organizza un corso intitolato Temi di storia savonese su aspetti salienti delle vicende locali:

-                     l’obiettivo principale è fornire i primi strumenti per avviare la conoscenza storica del territorio savonese e dei suoi dintorni e tutelarne il patrimonio culturale. Saranno pertanto privilegiate le fonti storico-archeologiche ed i relatori – esperti dei relativi argomenti, provenienti dall’interno della Società Savonese di Storia Patria e anche esterni – forniranno supporti metodologici per eventuali ulteriori ricerche personali. Protagonista del corso sarà la biblioteca della Società che rappresenta una delle maggiori realtà specializzate della Liguria e del basso Piemonte

-                     il corso sarà costituito da cinque lezioni tenute nell’aula Magna del Liceo Martini di Savona (via Aonzo, 2), con inizio alle ore 16.30, secondo il programma di seguito dettagliato. Alcune lezioni potranno tenersi in altra sede vicina o con data/orario diversi, segnalati con largo anticipo.

-                     una volta terminato il ciclo di lezioni, si potrà partecipare attivamente alle numerose attività sociali della Società, tra cui segnaliamo l’inventariazione e ristrutturazione della biblioteca di storia locale

-                     il corso è gratuito per gli iscritti alla Società in regola con il pagamento della quota del 2018. La quota di iscrizione costa euro 30 (trenta) annui, ridotti ad euro 10 (dieci) per chi ha meno di 26 anni o per chi è familiare diretto di un socio. Per gli studenti del Liceo Chiabrera-Martini l’iscrizione è gratuita

-                     le iscrizioni al corso si ricevono esclusivamente per e-mail all’indirizzo di posta elettronica segreteria@storiapatriasavona.it; seguirà comunicazione di  conferma con inoltro, ai non soci, della documentazione per regolarizzare l’iscrizione.

-                     per informazioni ulteriori si rimanda al sito www.storiapatriasavona.it. La sede della Società (via Pia 14/4, Savona) è aperta al martedì (14.00 – 19.30), al giovedì (9.00 -12.00) ed al sabato (15.00 – 19.00).

Temi di storia savonese

A parte la prima conferenza, le successive potranno essere tenute in altra sede vicina con data/orario diversi, segnalati con largo anticipo

 venerdì 5 ottobre, aula Magna del Liceo Martini, via Aonzo, 2, Savona

Giovanni Murialdo, La Sabazia romana e altomedievale

 venerdì 19 ottobre

Alessio Rògano, L’età dei Della Rovere

venerdì 9 novembre

Carlo Varaldo, Savona medievale, tra archeologia e storia

venerdì 16 novembre

Luca Pistone, L’età Napoleonica

venerdì 30 novembre

Giovanni Gallotti, Marcello Penner, Savona tra Ottocento e Novecento: la città e l’industria

2018 09 12 Programma scaricabile in pdf

Toponimi storici di Chieri, Castelnuovo don Bosco e Pino Torinese, F.Ciciliot, 8 settembre

I nomi di luogo sono preziose fonti storiche: un patrimonio culturale intangibile che merita ogni tutela. Un toponimo può descrivere una situazione o un evento remoto – a volte giunto a noi storpiato e altre volte inequivocabile – narrandoci vicende storiche altrimenti insondabili.

Nel 2011 nacque il Progetto Toponomastica Storica (Pts), una raccolta sistematica rigorosa di nomi di luogo desunti da documenti, quasi sempre anteriori al XVIII secolo. Ad oggi, Pts ha pubblicato 38 fascicoli dedicati ad altrettanti territori comunali attuali della Liguria e del Piemonte; in totale si sono schedati e pubblicati oltre centomila nomi di luogo già utilizzati da oltre due secoli.

Nei dintorni di Chieri sono in fase di studio tre diversi territori comunali: Castelnuovo don Bosco, Chieri stessa e Pino Torinese. Del primo (Castelnuovo don Bosco, che comprende anche Mondonio) si è già pubblicato il relativo fascicolo; del secondo (Chieri) sono in esame i primi catasti del 1253, in assoluto i più antichi conservati; Pino Torinese, il terzo, sarà una prossima ricerca, non appena si completeranno i sondaggi nell’archivio comunale.

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I toponimi storici di questi tre territori sono numerose centinaia. Ognuno di essi richiama una vicenda, spesso ambigua da decifrare, ma a volte emblematica. Alcuni nomi di luogo saranno approfonditi e l’esposizione di Furio Ciciliot (sabato 8 settembre, ore 16.30, piazza Umberto I, Chieri) illustrerà la complessità della materia, a partire da Chieri, Pino Torinese e Castelnuovo don Bosco, che sembrano recare indizi di vicende millenarie. La conferenza é presentata nel corso della manifestazione Piazza del Libro a Chieri.

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Politecnico di Torino, la Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio in visita nella nostra sede

Giovedì 12 luglio scorso la nostra sede ha ospitato ventitré specializzandi del Politecnico di Torino, coordinati da tre loro professori, per una lezione “sul campo” che mirava al reperimento di fonti archivistiche e bibliografiche finalizzate ad un ampio progetto di studio condotto sul territorio di Massimino, piccolo Comune della provincia di Savona in valle Tanaro.Massimino leggera

La “Scuola di Specializzazione in Beni Architettonici e del Paesaggio” è di terzo livello, quindi post lauream magistrale, e fa parte della Scuola di Dottorato del Politecnico di Torino. Erano presenti all’incontro la vicedirettrice della scuola, Chiara Devoti (titolare della cattedra di Storia dell’Architettura), accompagnata da due suoi colleghi, Laura Antonietta Guardamagna (Storia dell’Architettura con particolare riguardo alle fonti archivistiche e documentarie per la ricerca) e Paolo Demeglio (Metodologie archeologiche).

La visita di studio si è svolta nel contesto dell’annuale settimana sul campo della scuola, quest’anno impegnata, come accennato, in una collaborazione di ricerca con il Comune di Massimino dal titolo “Esperienze di archeologia tra Liguria e Piemonte. La riscoperta del castello e dell’antico borgo di Massimino”, progetto di cui è coordinatore Carlo Tosco, direttore della scuola di specializzazione.

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Acqui Terme, in autunno il fascicolo di toponomastica

Ad Acqui Terme, fin dall’età romana città di cerniera tra la Riviera e le pianura Padana, sarà dedicato il primo fascicolo di un Comune della provincia di Alessandria: il numero 39 del nostro Progetto Toponomastica Storica.

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Le pile principali rimaste dell’acquedotto romano di Acqui Terme

Il fascicolo si baserà sui toponimi raccolti in documenti pubblicati provenienti soprattutto dall’Archivio Storico della Diocesi di Acqui, oltre che sulla schedatura sistematica dei due più antichi catasti conservati nell’Archivio Storico del Comune, che risalgono, rispettivamente, ad una data vicina al 1583 ed al 1671.

La detenzione di Sandro Pertini nel carcere di Sant’Agostino di Savona, G. Milazzo

In questi mesi il convento di Sant’Agostino di Savona, già sede del carcere fino al 2016, sta di nuovo entrando nel “circuito” dei beni culturali fruibili. In tale ottica va letta anche una iniziativa della Società Savonese di Storia Patria che ne indagherà alcuni aspetti salienti nel corso di un pubblico incontro di studio e divulgazione, che si svolgerà nella Sala Rossa del Comune di Savona, corso Italia 19, il prossimo 29 settembre.

Giuseppe Milazzo, coinvolto nella nostra iniziativa autunnale, ci anticipa di seguito alcuni appunti, dedicati alla permanenza nel carcere di un savonese illustre, Sandro Pertini. Lo studioso sta preparando una biografia del presidente, dove ne illustrerà la vita utilizzando anche fonti inedite.

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Il convento di Sant’Agostino, stampa di Orazio Grassi (intorno al 1624)

Sandro Pertini nacque a Stella San Giovanni Battista, sulle alture di Albissola, il 25 settembre del 1896, figlio della nobildonna savonese Maria Muzio e di Alberto Pertini, proprietario terriero anch’egli originario di Savona.

A Savona, colui che sarebbe divenuto il settimo presidente della Repubblica trascorse tutto il periodo della sua giovinezza, tra i 16 e i 30 anni, con la sola interruzione del periodo passato al fronte, durante la Grande Guerra. Qui egli visse l’epoca delle grandi amicizie e dei primi amori, studiò ed iniziò ad esercitare l’attività di avvocato, accostandosi piano piano agli ideali del socialismo e dell’antifascismo, che avrebbe avuto forti e radicati in lui per tutta la sua esistenza.

Tra i luoghi cittadini che, simbolicamente, furono tra i più significativi nell’esistenza del giovane Pertini, in negativo, spicca il carcere di Sant’Agostino: qui, infatti, egli si ritrovò per due volte rinchiuso, seppure per brevi periodi: una prima volta tra il 22 ed il 27 maggio del 1925, prima del processo che dovette subire per la stampa e la diffusione del foglio Sotto il barbaro dominio fascista, circostanza per la quale, il 3 giugno successivo, dovette subire la prima condanna delle sei che avrebbe ricevuto nel corso della sua esistenza, a causa della sua attività politica.

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Sandro Pertini nel 1924, anno precedente la sua prima incarcerazione

Una seconda detenzione durò la notte tra l’11 ed il 12 settembre del 1941, essendo rientrato nella sua Savona in stato di arresto, proveniente dall’isola di Ventotene, al largo delle coste meridionali del Lazio, dove si trovava al confino, avendo ottenuto di potersi recare nella sua città per poter rivedere ed incontrare l’anziana madre.

Se, come attestano i documenti conservati presso l’Archivio di Stato di Savona, è certo e provato che Pertini fu detenuto nel carcere di Sant’Agostino, non è però assolutamente possibile, al momento, individuare la cella (o le celle) in cui egli si ritrovò rinchiuso nei periodi sopra indicati. Eventuali atti che possano chiarire questa circostanza, indicandone con precisione l’ubicazione, se esistenti, finora non sono mai stati ritrovati. Non si può tuttavia escludere che questi possano un giorno essere reperiti, a seguito di opportune ricerche, presso gli archivi storici del Ministero degli Interni, dove i registri del carcere di Sant’Agostino di Savona sono stati inviati e depositati, subito dopo la chiusura della struttura penitenziaria.

(Giuseppe Milazzo)