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L'esperienza artistica
di Chiara Coda č da sempre radicata nell'ambiente savonese.
Nata a Vado
Ligure, studia al ginnasio di Savona: in questo periodo predilige il
colore e dipinge a olio su tavola utilizzando densi accordi cromatici.
L'atmosfera che pervade i suoi dipinti giovanili traduce quel percepire
"impressionista" a cui, nonostante tutto, si attengono molti
artisti savonesi nell'immediato dopoguerra, esauritasi la vena del
futurismo militante. Pittori e scultori individuano ancora nel
naturalismo "di impressione" la generosa matrice dell'arte
moderna, identificando piuttosto nella sintesi, e non nell'analisi, la
dimensione emotiva del bello.
Tra il 1946 e il 1947 Chiara Coda, strettamente legata al proprio nucleo
familiare, ha modo di seguire le vicende del gruppo artistico "La
Goletta", formatesi anche su iniziativa del padre, Agostino Coda,
con il concorso di artisti sostanzialmente scettici nei confronti delle
nuove ricerche d'avanguardia: Antonio Agostani, Lino Berzoini, Raffaele
Collina, Renata Cuneo, Mario Gambetta, Ivos Pacetti, Giovanni Battista
De Salvo (1903-1964).
Da quest'ultimo Chiara apprende il disegno e l'attenzione per la figura.
Conosce presto la vocazione plastica nel dialogo tattile con la terra;
compie studi autonomi, fa tesoro e scambio di esperienze, dialogando di
scultura con Renata Cuneo.
L'esperienza pittorica di Chiara Coda si conclude e l'artista riprende
l'uso del colore in ambito ceramico quando, negli anni '70, frequenta il
laboratorio albisolese di Fina Olivero in via Isola. Appartengono a
questo periodo i pannelli con le vivaci figure dei Suonatori.
Attinge i soggetti per la rappresentazione scultorea tra le persone che
la circondano, catturando, nella serie dei Ritratti,
emozioni e fisionomie. Nei bozzetti, che le sono congeniali, prevale
"l'impressione" del momento; nell'opera "finita",
lavora la creta in superficie con le dita o con la spatola cercando
effetti tattili o luministici.
Nelle Figure, soprattutto i nudi femminili sono ripensati
in avido contatto con la Natura, a cogliere il sapore di luce e
atmosfera, o quasi a riprendere forza dal magico contatto con la Natura
stessa, assorbiti entro forme elementari che si chiudono bloccandosi
entro un moto circolare centripeto, come in Autoritratto come
raccoglitrice di erba.
Nei Dormienti la fisicitā dei corpi č percepita sinteticamente nella
figura del cerchio, segno che manifesta la continuitā e la ripresa del
circuito vitale, di cui č proverbiale emblema, forse, non a caso, il
placido Gatto, animale "dalle sette vite".
Le sculture di Chiara Coda, come gusci, nascono dal vuoto e su di esso
si avvolgono, involucri per sopravvivere al tempo che dissolve e
annulla, al disordine che incombe, quasi come suggerisce Eugenio
Montale: "...Non mutate il marmo, uomini. Se non potete / star fermi
modellatevi sulla crusca, / sui capelli del vento, sulla raspa / delle
cicale, sull'inverosimile / bubbolare del tuono a ciel sereno. /
Modellatevi, dico, anche sul nulla / se v'illudete di potere ancora /
rasentare la copia di quel pieno / che non č in voi!".
Lorenza Rossi |