SOCIETÀ  SAVONESE  DI  STORIA  PATRIA

ATTIVITA’ SVOLTA NEL 2002


CHI SIAMO 1978-2000 2001 2002 2003 2004
2005 2006 2007 2008 2009 2010

 

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Consiglio Direttivo, eletto il 26/2/2000
 

Furio Ciciliot, presidente

Sergio Aprosio, vice-presidente e tesoriere

Francesco Murialdo, segretario

Francesco Loni, bibliotecario

Consiglieri 
Domenico Astengo, Silvia Bottaro, Domenico Buscaglia, Marco Castiglia, Nazario Fancello, Giulio Fiaschini, Almerino Lunardon, Rinaldo Massucco, Ferdinando Molteni, Carmelo Prestipino, Carlo Varaldo.

Collegio dei Revisori, eletto il 27/3/2001

  Secondo Francesco Cesarini (Presidente), Walter Ferro, Antonella Noberasco.   


Con decreto della Giunta Regionale della Liguria 18/02/2002 n. 290 (con pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Liguria, parte seconda, del 27/03/2002) la nostra Società è stata inserita nel Registro regionale del volontariato nel settore culturale, ottenendo altresì il riconoscimento di O.N.L.U.S. (Organizzazione non lucrativa di utilità sociale).  


Premio Anthia  Nel corso della XXI rassegna “Libri di Liguria” l’associazione Amici Peagna ha conferito alla nostra Società il Premio Anthia 2002 per la pubblicistica e la critica.  


Attività in sintesi  
(a cura di Francesco Murialdo)

Convegni e conferenze

21 e 28 settembre convegno “Le scuole Pie di Savona” (in collaborazione con l’associazione Amici degli Scolopi)

17 ottobre proiezione di diapositive “Il castello dello Sperone e le mura medievali di Savona” a cura di Rinaldo Massucco

26 ottobre incontro – dibattito “Stazione Letimbro 1868-1980 - Un capitolo di storia contemporanea” in collaborazione con DLF Savona

18 dicembre “Affreschi savonesi tra medioevo ed età moderna” con le foto di Massimiliano Ribelli e l’illustrazione dei complessi architettonici di Marco Ricchebono

Presentazione di volumi

11 maggio (a Savona) e 28 ottobre (a Genova) Vocabolario ligure storico bibliografico di Sergio Aprosio

21 settembre “Le scuole Pie di Savona”di Anna Maria Ferrero

12 ottobre “L’isola regalata - Cronache caraibiche antiche e moderne” (autori vari)

26 ottobre “Savona Letimbro - Album della stazione” di Franco Rebagliati

7 dicembre “Occhi aperti su Savona e dintorni” di Flavia Folco  

Mostre e rassegne

18-20 maggio a Celle Ligure, Le monete della zecca di Savona, curata dal socio Walter Ferro.

Dal 21 al 28 settembre, sono stati presentati, in collaborazione con l’associazione Amici degli Scolopi, nove ritratti di “Principi dell’Accademia” delle Scuole Pie di Savona. I quadri, dopo adeguato restauro, torneranno a Savona per rimanere presso i locali della nostra Società. I personaggi ritratti (tra questi Paolo Boselli, Anton Giulio Barrili, Pietro Sbarbaro, Luigi Einaudi, ...) testimoniano la grandezza e l'importanza assunta dal Collegio di Savona nel XIX secolo. 

Visite guidate

29 settembre, visita guidata da Silvia Bottaro alla Certosa di Loreto (Savona) 

Pubblicazioni

Atti e Memorie, vol. XXXVIII (2002) – Volume miscellaneo contenente i seguenti studi:

Riccardo Musso, “Signori in città”: i Del Carretto a Savona (XIII-XVIII secolo) – Giuseppe Milazzo, La Cappella di San Saturnino – Angelo Nicolini, Navi e mercanti savonesi in Inghilterra e nelle Fiandre, 1371-1460 – Sergio Aprosio, Anonimo Genovese 39,36 – Sergio Aprosio, Sav. savattà “scossa elettrica” – Furio Ciciliot, Un documento colombiano ritrovato (e qualche dubbio) – Maurizio Tarrini, Un organo di Giorgio Spinola Vittani per il Santuario di N.S. di Misericordia a Savona (1613-14) – Mariangela Lammardo, Teatro musicale a Savona. L'intermezzo Chi tutto vuole aver nulla possiede ovvero il tutore fallito di Giovanni Battista Zingani – Silvia Bottaro, Raffaello Resio, un artista savonese tra Ottocento e Novecento – Antonella Frassinelli, Fondo/archivio dell'Impresa Sugliani-Tissoni (nota preliminare) – Furio Ciciliot e Francesco Murialdo, Atti sociali 2001.

Sergio Aprosio, Vocabolario ligure storico bibliografico, volumi II-1 e I-2.

Sito Internet

Dal mese di maggio la Società ha un proprio dominio Internet (http://www.storiapatriasavona.it) che va a sostituire integralmente il precedente sito. Anche gli indirizzi di posta elettronica sono stati sostituiti dai seguenti: svstoriapatria@storiapatriasavona.it e biblioteca@storiapatriasavona.it .

Questo strumento si rivela particolarmente utile per segnalare con tempestività le iniziative della nostra Società e di altre associazioni culturali attraverso un calendario aggiornato almeno settimanalmente. Tra le varie sezioni ricordiamo che sono presenti gli indici completi degli studi apparsi su tutte le pubblicazioni sociali dal 1888 ad oggi. Con il contributo e le segnalazioni di soci e amici il sito potrà arricchirsi di nuovi contenuti.

I Venerdì di Storia Patria 2002 

Riportiamo di seguito una sintesi degli argomenti trattati, dal 25 gennaio al 21 giugno, nel nuovo ciclo di incontri.

Carlo Varaldo, “Sulle tracce del Prete Gianni: missione archeologica in Mongolia” (25 gennaio).

La recente spedizione archeologica in Cina (Mongolia Interna), realizzata dall’Università di Genova e dal Ministero per gli Affari Esteri nell’agosto del 2000, ha interessato il sito di Olon Sume, dove sorgono i resti della città medievale di Koshan, in cui venne innalzata, nel 1295, per opera del francescano Giovanni da Monte Corvino, la prima chiesa cattolica dell’Asia Orientale. 
Il quadro storico nel quale si colloca quell’avvenimento interessa principalmente il XIII secolo, quando la conquista mongola della Cina e la successiva rapida espansione fino ai confini della Siria e della Palestina fece sì che buona parte dell’Asia fosse unificata sotto un unico impero che favorì l’apertura delle grandi vie commerciali tra l’Europa e la Cina.
Marco Polo è stato uno dei primi a giungere in quei lontani paesi e visitare la regione di Tenduc (Mongolia Interna) dove ricorda essere estesi i vasti domini di Prete Gianni, un mitico re e sacerdote cristiano, discendente degli stessi Re Magi. Questi, oggetto tra l’altro del recente romanzo “Baudolino” di Umberto Eco, è stato al centro di una diffusa e radicata credenza, per tutto il Medioevo, che aveva le sue radici nell’effettiva presenza di popolazioni cristiane nell’Estremo Oriente.
Cristiani erano gli Onguti, nella cui capitale, Koshan, nasceva Marco, monaco cristiano che con il compagno Rabban Sauma partiva nei primi anni Settanta del Duecento per un pellegrinaggio a Gerusalemme, percorrendo, in senso inverso, da oriente ad occidente, il lungo percorso dei Polo. Fermatosi alcuni anni presso i monasteri mesopotamici, Marco veniva eletto patriarca di tutti i cristiani nestoriani dell’Asia, mentre Rabban Sauma era inviato, nel 1287-88, dal khan Argun in missione diplomatica in Europa per cercare l’appoggio del Papato e dei re europei per l’organizzazione di una crociata che, unendo europei e mongoli, fosse finalizzata alla riconquista di Gerusalemme.
La crociata non poté concretizzarsi, ma Papa Nicolò IV inviava in Cina Giovanni da Monte Corvino, che svolse un’intensa opera missionaria e diventava primo arcivescovo di Pechino. Entrando in contatto con la popolazione cristiana degli Onguti, costruiva nella capitale Koshan una chiesa, grazie all’adesione al cattolicesimo del re Giorgio.
La città, individuata nel 1934 dall’archeologo giapponese Namio Egami, è caratterizzata da un grande impianto rettangolare di 60 ettari chiusa da una regolare cinta all’interno della quale emergono i resti dei principali edifici pubblici e religiosi: il palazzo reale, i templi buddisti, le chiese nestoriane e, probabilmente, anche la chiesa fondata da Giovanni da Monte Corvino, che l’archeologo giapponese identificò grazie al rinvenimento di alcune lastre lapidee con simbologia cristiana e motivi decorativi di tradizione occidentale.
Le ricerche condotte dall’équipe italo-cinese sotto la direzione di Carlo Varaldo e Wei Jian hanno ridefinito la planimetria della città, localizzando il quartiere artigianale e l’area cimiteriale, nonché condotto una proficua indagine di superficie nei pressi della chiesa cattolica con la raccolta di oltre 13.500 reperti archeologici. 

Magda Tassinari, “Tessuti e ricami del ’400 a Savona e in altri centri di presenza dei papi Della Rovere in Italia: opere note e nuove scoperte” (22 febbraio).

Il ricamo è attività antichissima, documentata in reperti tessili archeologici, da sempre finalizzata ad arricchire di elementi decorativi stoffe di solito monocrome non operate. In passato non vi fu discriminazione nel lavoro del ricamo: donne e uomini vi attesero nei secoli, producendo capolavori artistici che superano la classificazione tradizionale riferita all’ambito delle "arti minori", ponendosi anzi alla pari con dipinti, oreficerie, vetrate ad essi coevi. Nel Rinascimento i nomi di ricamatori ricordati nei documenti sono prevalentemente maschili e ciò è dovuto al fatto che essi rivestivano nelle corti una posizione di prestigio destinata a durare per tutto il Seicento. Si trattava di ricamo eseguito su modelli forniti da grandi artisti, realizzato con materiali preziosi: oro, argento, sete policrome, perle, coralli, pietre. Le opere prodotte erano destinate all’arredamento delle dimore, all’uso liturgico e all’abbigliamento.
Savona, città dei Papi, conserva oggi un “nuovo” importante e prezioso documento di quest’arte, risalente all’epoca dei Della Rovere, recentemente e inaspettatamente ritrovato nella Cattedrale di S. Maria Assunta: si tratta di una veste frammentaria in velluto rosso ornata di una doppia fascia ricamata, che rappresenta cinque grandi figure di Santi, l’Annunciazione, la Madonna col Bambino e il Cristo Salvator Mundi, collocati entro edicole gotiche dorate. Il valore dell’opera va ben oltre quello di un comune manufatto di pregio poiché, come è noto, era costume di grandi e ricchissimi committenti di opere d’arte, quali i Papi Della Rovere e i cardinali del loro seguito, indossare vesti confezionate con tessuti molto pregiati e costosissimi, realizzati dalle principali manifatture italiane del tempo (Venezia, Firenze, Genova), ornati con ricami eseguiti da botteghe che lavoravano su disegni dei grandi artisti del Rinascimento italiano e dell’Europa occidentale (Botticelli, Pollaiolo, Antoyne de Lonye, ecc.). Tali vesti costituivano il segno del loro status e della loro potenza, tanto che ancora oggi l’immagine che ce ne viene tramandata nei dipinti che li raffigurano è quella caratterizzata dai sontuosi abiti pontificali indossati.
L’affetto e i legami che i due Papi mantennero sempre vivi per la città natale si manifestarono e sono tramandati da molte importanti opere d’arte da essi promosse, che ancor oggi si possono ammirare a Savona: analoga sorte non fu riservata, purtroppo, per l’intrinseca fragilità dei materiali, ai ricchi e numerosi apparati forniti alla Cattedrale, dei quali soltanto i documenti d’archivio ci illustrano la consistente presenza.
Oggetti analoghi alla veste quattrocentesca da poco scoperta a Savona sono molto rari, e le città italiane che li conservano hanno da tempo provveduto al loro restauro e alla loro valorizzazione attraverso mostre e pubblicazioni: si vedano ad esempio il piviale di Sisto IV a Palermo, il paliotto di Sisto IV ad Assisi o la pianeta di Sisto IV a Padova. Con la presentazione al pubblico di questo importante ritrovamento, tra i pochissimi in Liguria, si è inteso promuoverne la valorizzazione attraverso l’analisi tecnica e formale e il confronto con analoghi manufatti coevi, presenti sul territorio nazionale, auspicando che la sensibilità dei Savonesi, com’è avvenuto in altre occasioni, ne favorisca un sollecito e accurato restauro.

Luca Pistone, “... con la Regina del cielo sulla bandiera ... - Cronaca militare della battaglia di Montenotte 11-12 aprile 1796, vista con gli occhi di tutti i protagonisti. Riferimenti a luoghi, ordine di battaglia e mestiere delle armi di fine Settecento” (12 aprile).

Per quale motivo ed in che modo commemorare la battaglia di Montenotte nel giorno del suo 206° anniversario? Sul perché almeno due sono le ragioni di attualità. La prima è l'esigenza di contribuire, comunque, a promuovere una concreta valorizzazione culturale delle campagne militari del 1796 e 1800 in provincia di Savona. Montenotte, ad esempio, nonostante sia un episodio minore se paragonato ad altri più noti del ventennio napoleonico, resta la prima determinante prova militare superata dal Bonaparte ovvero la svolta nel destino della nazione Francese e dell'Europa intera.
La seconda ragione è  promuovere, per così dire, “il marketing del nostro territorio”. Infatti le caratteristiche naturalistiche del nostro entroterra (si veda ad esempio il Parco dell'Adelasia) nella sua semplice ma incantata bellezza ed i siti storici che ancora “parlano”  a chi sappia ascoltare, meritano una adeguata riscoperta. Sul come commemorare, la risposta è: semplicemente rievocando l'esperienza umana, militare ma anche sociale, di tutti i partecipanti, vincitori, vinti e popolo spettatore.
Non si tratta di revisionismo storico ma di una forma di omaggio all'umanità che da sempre, in ogni conflitto, è la sola vittima di se stessa. Infine il titolo e le immagini introduttive di questa conferenza non fanno diretto riferimento ai vincitori (molto nota è l'iconografia del “giovane Generale” o “novello Primo Console”), ma, una volta tanto, per un dovere di “par condicio”, ai vinti.

Silvia Bottaro, “V.F.G.A., per grazia ricevuta - Intorno alla pittura votiva marinara in Liguria” (21 giugno).

Scoprire gli ex voto liguri significa, anche, compiere un percorso da Levante a Ponente, fino all'entroterra, non solo attraverso chiese e santuari: tutto ciò corrisponde, pure, ad un itinerario tra le genti e la cultura. Per comprendere l'ex voto (un oggetto offerto in dono alla divinità in relazione ad un pericolo oppure ad un danno che si può avverare o già, purtroppo, in atto) è necessario rifarsi a credenze e rituali molto antichi: quando l'uomo  viveva in condizioni di grande precarietà il pericolo, il dolore erano le misure del suo vivere quotidiano. Gli ex voto sono, in un certo senso, la sconfitta del pericolo e della morte: sono una grandiosa teatralizzazione della sofferenza ma, soprattutto, della speranza dell'uomo.
La pittura votiva di recente ha portato a studi ed approfondimenti visto che in essa ritroviamo puntuali risposte alla storia del costume della comunità, del vivere civile. Si possono leggere riferimenti precisi allo spazio abitativo, al lavoro (dalla costruzione delle barche, ai cantieri navali, alla difficile arte del navigare), alla malattia. La nostra attenzione è rivolta alle tavole votive (dipinte con tecniche, a volte, quasi rozze e certamente elementari) e non agli ex voto di ottone sbalzato o costruiti con lamine d'argento.
In Liguria non esistono dipinti votivi precedenti al secolo XIV ed in tale periodo delle origini si nota la prevalenza degli ex voto marinari:  caratteristica del grande richiamo esercitato dal mare sulla comunità ligure, e non solo per la popolazione che viveva sulla costa.

 


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13/12/02
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